Una scelta presa con grande consapevolezza, «perché quando vedi certi documentari sulle condizioni di bovini, suini e pollame all’interno degli allevamenti intensivi, è davvero difficile non farlo». La popstar americana Billie Eilish ha scelto il veganesimo come stile alimentare e anche come filosofia di vita e negli ultimi anni ha spesso utilizzato i suoi social per sensibilizzare le persone sugli effetti che continuare a mangiare carne può avere sull’ambiente.

Dopo il successo del disco “When We All Fall Asleep, Where Do We Go?”, Eilish è tornata in vetta alle classifiche con il nuovo singolo “Your Power” e in occasione del lancio dell’album “Happier Than Ever” la prossima estate, ha rilasciato un’intervista per l’edizione britannica di Vogue. La cantante ha spiegato di non appartenere alla categoria di coloro che cercano di convincere tutti delle proprie idee e anzi racconta di avere moltissimi amici che consumano regolarmente latticini e carne, ma che pur non sentendosi «nella posizione di dire agli altri cosa fare», personalmente non può e non vuole ignorare cosa stia accadendo nel mondo animale.

Racconta anche che non le è stato particolarmente difficile smettere di mangiare animali, non ne ha mai sentito la mancanza né ha mai pensato fosse una privazione. E negli ultimi mesi non solo ha pubblicato alcuni video a tema sul suo profilo Instagram, seguito da quasi 90 milioni di persone, ma ha lanciato anche una linea di abbigliamento 100% vegano.

Italia maglia nera sul numero degli allevamenti intensivi

Uno studio di Greenpeace mostra come agricoltura e zootecnia siano nel loro insieme insostenibili e come stiano consumando rapidamente le risorse naturali dei terreni agricoli italiani. In questo processo, gli allevamenti intensivi hanno un peso inquietante, infatti le emissioni di gas serra prodotte rappresentano il 17% delle emissioni totali dell’Unione Europea, che significa più di quelle di tutte le automobili in circolazione.

Sul numero poi degli allevamenti in Europa e degli animali in gabbia, c’è una netta distinzione tra Paesi del Nord e Paesi del Sud. Nella classifica l’Italia con il 68 % di animali in gabbia non fa affatto una bella figura. I Paesi migliori sono Austria e Lussemburgo con solo il 4% degli animali in gabbia, molto bene fanno anche Svezia e Germania. Seguono Olanda, Belgio, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Slovenia e Romania.

Poi passiamo a quelli decisamente meno virtuosi e qui troviamo Finlandia, Ungheria, Croazia, Cipro e Bulgaria, Italia, Francia, Slovacchia e Grecia, Repubblica Ceca e Polonia (entrambi al 14%), Lettonia e Estonia, Spagna e Portogallo, Lituania e Malta. Oltretutto a ottobre scorso il Parlamento Europe ha votato a favore di una riforma della PAC, ovvero la Politica Agricola Comune, che permetterà di continuare a finanziare gli allevamenti intensivi. Tutte le forze politiche italiane, ignorando completamente le richieste delle associazioni animaliste e ambientaliste che speravano in uno stop da i sussidi, hanno votato a favore.

#EndTheCageAge al Parlamento europeo: «Un passo importante per un percorso necessario»