In quello stesso anno la Democrazia Cristiana decise di sciogliersi. Ed Enrico Ruggeri vinse Sanremo con "Mistero". Una vita fa. E risale proprio a quell’anno, nel 1993, una legge approvata dalla Regione Piemonte che consente di tenere una cane a catena per tutta la vita. Gli animalisti non ci stanno e hanno consegnato al presidente Alberto Cirio una petizione con 5.000 firme per chiedere di modificare la disposizione. A Torino si sono presentate per la consegna del documento la presidente di Save the Dogs, Sara Turetta, e l’avvocato Cristiana Cesarato, responsabile torinese di Animal Law Italia, anche in rappresentanza di Green Impact e di Fondazione Cave Canem.

Nel primo Rapporto sui cani a catena in Italia e in Europa pubblicato dalle associazioni un anno fa era stato parificato il Piemonte a Calabria e Sardegna, Regioni che non considerano la detenzione a catena una forma di maltrattamento e la regolamentano limitandosi a definirne la lunghezza. Nello specifico, la norma si limita a prevedere che la catena sia fissata ad un cavo di scorrimento lungo almeno 5 metri.

«Abbiamo chiesto al Presidente Cirio di farsi promotore di un cambiamento importante per i diritti degli animali in Piemonte – commenta Sara Turetta di Save the Dogs – in virtù di una sensibilità generale che in questi trent’anni è evoluta, anche in base ad autorevoli pareri scientifici che definiscono la catena incompatibile con i bisogni primari del cane».

Durante l’incontro, Alberto Cirio ha espresso la sua sensibilità rispetto ai diritti dei cani, animali che fanno parte della famiglia del Presidente. «La vostra richiesta di limitare a ragioni di salute o di sicurezza ben circoscritti nel tempo e certificati da un veterinario mi sembra di buon senso», ha commentato Cirio nel corso dell’incontro.

«La norma sembra raccogliere consensi trasversali in Consiglio Regionale, ma resta l’opposizione di Coldiretti e degli agricoltori, sostenuti dalla Lega, che chiedono una deroga per le cascine», spiegano gli animalisti. Per Enrico Moriconi, garante per i Diritti degli Animali del Piemonte «se il divieto della detenzione a catena è passato nella Regione italiana con la maggiore presenza di aziende zootecniche, la Lombardia, non si capisce perché non possa essere accolto dagli agricoltori piemontesi. La Regione potrebbe finanziare la realizzazione di box adeguatamente ampi per il contenimento degli animali che vivono in contesti rurali».

«Siamo soddisfatti della disponibilità ricevuta dal Presidente Cirio – conclude Gaia Angelini, presidente Green Impact – e nutriamo forti aspettative in merito a un suo intervento. La campagna “Verso il divieto di cani a catena” e il rapporto dedicato nascono con l’intento di informare, sensibilizzare ma anche offrire supporto e strumenti tecnici efficaci alle Istituzioni coinvolte».