Nel 1992 la foto che vinse il primo premio della Children Jury del World Press Photo, lasciando turbato il mondo intero, fu uno scatto realizzato alla fine della prima Guerra del Golfo che rappresentava un gruppo di cammelli terrorizzati e in fuga dall’inferno di fuoco che li aveva circondati.

Il fotografo era Steve Mc Curry che con quell’immagine immortalò l’inizio di un problema che negli anni a seguire diventerà sempre più evidente: il rompersi dell’armonia tra uomo e animale. Un fenomeno che interessò particolarmente l’artista che continuò a raccontare con infiniti scatti quel rapporto non sempre idilliaco, spesso sofferto, tra la nostra specie e le altre e che divenne un emozionante progetto intitolato “Animals”.

Parte di quelle immagini, 60 per la precisione, saranno in mostra, dal prossimo 27 settembre e fino al 1 maggio 2022, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, a Torino. Per l’esposizione Mc Curry ha lavorato a stretto contatto con la curatrice e aperto il suo archivio per scegliere insieme gli scatti che più esprimono le diverse sfaccettature del legame tra l’universo animale e l’umanità.

Il progetto Animals è un’opera che segue un percorso dove si inseriscono diversi temi, da quello del lavoro e del sostegno che da millenni gli animali offrono all’uomo a quello dell’affetto e dell’amore che contraddistingue il rapporto più attuale degli animali domestici con i loro compagni umani.

E naturalmente c'è un focus fondamentale sulle azioni azzardate e insensate dell’uomo sulla fauna locale e globale: sono previsti lungo il percorso della mostra proiezioni multimediali sullo scioglimento dei ghiacciai causato dal surriscaldamento globale che  sta creando sempre più grandi problemi agli ecosistemi mettendoli tragicamente in pericolo di sopravvivenza.

Le foto di McCurry sono estemporanee, catturate nel flusso della vita quotidiana: ci sono gli animali più amati, quelli sconosciuti, quelli sfruttati. Ci sono le immagini riprese nel Golfo Persico, di cui fa parte lo scatto dei cammelli, come testimonianza del tragico impatto di quella guerra, che diventa simbolo di tutte le guerre, sull’ambiente: una per tutte gli uccelli migratori immobilizzati dal petrolio da cui vengono cosparsi, foto che valse all’artista il prestigioso World Press Photo1992.

Non è solo un percorso visivo, però, la mostra. Perché quelle immagini lanciano un forte messaggio, spiega la curatrice Biba Giacchetti: al mondo l’essere umano non è solo, al contrario è circondato da creature viventi, animali e piante. Ma sebbene le diverse specie condividano la stessa terra, solo uno ha il potere di difendere e salvare il Pianeta. Ma, al momento, non sembra troppo disposto a farlo.