La maggior parte delle barriere coralline in tutto il mondo stanno scomparendo a una velocità catastrofica, soprattutto a causa dell'aumento delle temperature medie del mare. Non tutti i coralli, però, potrebbero scomparire a causa della crisi climatica. Secondo un nuovo studio pubblicato su PNAS quelli del Mar Rosso settentrionale e del Golfo di Aqaba potrebbero invece resistere e sopravvivere. Le barriere coralline formate da Stylophora pistillata, infatti, non hanno mostrato segni di sbiancamento, nonostante la temperatura dell'acqua del mare sia aumentata più velocemente della media globale. Questa eccezionale tolleranza allo stress termico consente ai coralli di resistere e recuperare con facilità fino a una temperatura limite di 32 °C.

I coralli che resistono al cambiamento climatico

Per studiare le modalità di espressione genica in risposta al calore, i ricercatori hanno sottoposto Stylophora pistillata del Golfo di Aqaba a diversi stress termici, sia di breve (ore) che di lunga durata (settimane). Le temperature a cui sono stati sottoposti partivano da quella media mensile massima di 27 °C, e sono poi arrivate a 29,5 °C, 32 °C e 34,5 °C. I coralli sono stati esaminati sia alla fine dello stress termico che al ritorno alle condizioni normali di partenza.

Sequenziando e analizzando l'espressione genica, ossia la trascrizione in RNA delle informazioni contenute nel DNA, hanno rilevato dei rapidi cambiamenti dovuti allo stress e altrettanto rapidi ritorni alla normalità nella maggior parte dei coralli (oltre il 94%) e delle alghe (oltre il 71%) che vivono in simbiosi nei loro tessuti in tutti gli esperimenti fino ai 32 °C. A 34.5 °C invece i recuperi erano minimi e i tassi di mortalità molto elevati. Una buona notizia, almeno per questi coralli, che rappresentano una vera e propria speranza per la conservazione di uno degli ecosistemi che ospita una quantità smisurata di biodiversità.

Cosa stiamo perdendo

All'interno di queste vere e proprie “foresta del mare” vivono e trovano rifugio tantissime specie di pesci, crostacei, molluschi e tantissimi altri invertebrati. L'aumento delle temperature, però, costringe i piccoli polipi, cnidari simili alle meduse e che formano le colonie dei coralli, a espellere le alghe che vivono al loro interno, portandoli rapidamente a perdere colore, diventare bianchi e morire. Lo sbiancamento e la morte di intere barriere coralline significa quindi la scomparsa di interi ecosistemi e la totale desertificazione dei fondali.

Questo nuovo studio potrà aiutare a comprendere meglio le dinamiche e i processi biologici che regolano la capacità di resilienza dei coralli, e potrà fornire preziose informazioni per i numerosi progetti di conservazione che in tutto il mondo provano a salvare questi preziosi ecosistemi. Sono tantissime, infatti, le organizzazioni e le iniziative che stanno provando a fare di tutto per aiutare le barriere coralline e tutti i loro abitanti a sopravvivere alla sesta estinzione di massa. Serve però maggiore sforzo da parte di tutti, sia in termini di ricerca scientifica che di decisioni politiche.