Il ripristino della barriera corallina nella Repubblica Dominicana grazie allevamenti di nuovi coralli (credits: Fondazione Gruppo Punta Cana)
in foto: Il ripristino della barriera corallina nella Repubblica Dominicana grazie allevamenti di nuovi coralli (credits: Fondazione Gruppo Punta Cana)

Sono le foreste del mare. Ed accolgono il 25% di tutte le specie marine del mondo. Le barriere coralline sono la magica bellezza dello spazio sottomarino, quello dove il silenzio è rotto solo dal respiro degli esseri che lo abitano. I loro colori, la ricchezza di minuscole creature viventi che le abitano, le mille sfumature che si moltiplicano grazie alla luce che penetra dall’alto sono l’attrazione di migliaia e migliaia di appassionati subacquei in tutto il mondo. I coralli, i minuscoli animali invertebrati che si fissano in modo permanente con esoscheletri duri raggruppandosi in colonie, sono la loro struttura portante. Bellissime, affascinanti e fragili, le barriere coralline sono minacciate dai cambiamenti climatici, dalle tempeste e dallo sbiancamento, dovuto all’aumentare delle temperature delle acque del mare. Ma si diffondono sempre di più progetti ad ampio respiro che puntano, in molte aree del mondo, a ripristinarli. Con il supporto di programmi di reimpianto di coralli che coinvolgono le comunità locali, raccolgono fondi e adottano metodi particolari e anche curiosi. Nella Giornata della Terra 2021, l'Earth Day, raccontiamo alcuni dei Coral Garden, i giardini di corallo, che si allargano a macchia d’olio e mappano il desiderio di conservare e proteggere il nostro Pianeta.

I Coral Garden della Polinesia francese

A Moorea, nella Polinesia francese, il gruppo senza scopo di lucro Coral Gardeners ha escogitato un metodo efficace e relativamente semplice per ricreare la barriera corallina che si sta lentamente ma inesorabilmente distruggendo: tende pezzi di corallo rotti su un tavolo da vivaio per un mese prima di riattaccarli alle barriere coralline. I viaggiatori possono adottare un pezzo di corallo e aiutare il gruppo a piantarlo. «Il nostro team di restauro – spiegano – mappa le aree danneggiate da ripristinare, raccoglie frammenti di super corallo e li posiziona su vivai di coralli fino a quando non sono abbastanza maturi da essere trapiantati sulla barriera corallina. Per farlo applichiamo rigorosi protocolli di monitoraggio per massimizzare il tasso di sopravvivenza dei coralli che trapiantiamo».

Il giovanissimo Titouan Bernicot, cresciuto a surf tra le onde polinesiane e sconvolto a 16 anni dall’effetto dello sbiancamento sui coralli che facevano da sfondo alle sue peripezie acquatiche, ha fondato il gruppo che ora ha una splendida pagina Instagram ricca di immagini suggestive. Proprio i social hanno dato slancio ai Giardinieri di corallo, permettendogli di puntare al sostegno che arriva dalle donazioni grazie all’iniziativa “adotta un supercorallo” cioè quei coralli sopravvissuti ad eventi naturali di sbiancamento e che sono predisposti a rigenerarsi. Se ne può adottare un esemplare e dedicarlo, ad esempio, ad una persona cara scomparsa, sostenuti dall’idea di aver contribuito a ricreare nel profondo degli abissi oceanici, un piccolo omaggio che potrebbe vivere per secoli. Secondo Bernicot: «Il 50% delle barriere coralline è già morto e il resto potrebbe scomparire entro il 2050. Ma il 50% dell’ossigeno che respiriamo è prodotto dall’oceano».

Maldive, la barriera corallina (credits:Ente del Turismo delle Maldive)
in foto: Maldive, la barriera corallina (credits:Ente del Turismo delle Maldive)

La barriera corallina delle Maldive

Altra barriera corallina in pericolo e altro paradiso terrestre da difendere: le Maldive, che dipendono fortemente dalle sue barriere coralline abbaglianti e famose in tutto il mondo per il turismo e le industrie della pesca. Svolgono un ruolo fondamentale nella fornitura di cibo, nella protezione del litorale e nelle entrate del turismo. Tuttavia, le barriere coralline sono anche altamente suscettibili ai cambiamenti climatici e colpite dallo sbiancamento di massa dei coralli nel 1998, 2010 e 2016 che ha ucciso la maggior parte dei coralli poco profondi. Fortunatamente, le barriere coralline delle Maldive hanno anche mostrato una grande capacità di resistenza in passato e il recupero dei coralli è stato tra i migliori registrati nell'Oceano Indiano.Qui alcuni resort si stanno organizzando per coinvolgere gli ospiti nei progetti di difesa e di ripopolamento delle acque. Per esempio il Diamonds Thudufushi Maldives, resort situato nell’atollo di Ari South, propone il Coral Conservation Project il cui obiettivo principale è quello di preservare le barriere coralline e di incoraggiare un turismo sostenibile. «Grazie a questo progetto, iniziato a maggio 2015, ogni ospite ha la possibilità di adottare un telaio (struttura in ferro ricoperto di sabbia) che, oltre al corallo, avrà anche un'etichetta con il proprio nome. Tornato a casa, l'ospite riceverà via e-mail fotografie e informazioni sul telaio che ha sponsorizzato ogni 3 mesi. L’acquisto del telaio è di 150 euro e darà un vero aiuto alla natura del luogo, in modo unico».

I coralli della Repubblica Dominicana

La barriera corallina a largo della costa della Repubblica Dominicana (credits: Fondazione Gruppo Punta Cana)
in foto: La barriera corallina a largo della costa della Repubblica Dominicana (credits: Fondazione Gruppo Punta Cana)

La barriera corallina della Repubblica Dominicana ha trovato un alleato importante in un centro dedicato alla sostenibilità a tutto tondo, ma soprattutto legato alla protezione del mare e delle sue specie. Si tratta del Puntacana Center for Sustainability, della  Fondazione Gruppo Punta Cana, un centro di ricerca e formazione per la ricerca di soluzioni alle sfide ambientali e sociali per un turismo sostenibile. La Fondazione ha dato il via al progetto Coral Gardens, con l'obiettivo di proteggere le colonie selvatiche di coralli, del genere Acropora, aumentandone al contempo la popolazione nel mare con coralli geneticamente diversi cresciuti in vivai subacquei. Il programma della Fondazione Coral Garden è diventato uno dei più grandi vivai di coralli dei Caraibi. Inoltre, la Fondazione ha lanciato il progetto Ecologically Sustainable Coastal Areas (PESCA) per proteggere l’area costiera e gli abitanti del mare. Grazie a questo impegno vengono attuati programmi di protezione attraverso ad esempio la creazione di “casitas” per aragoste, come strumento per aumentare gli esemplari locali di aragosta e promuoverne la pesca sostenibile e il programma di controllo del pesce leone  come ulteriore difesa della barriera corallina da questa specie invasiva che si nutre di pesci nativi nella barriera.

Non solo Tropici: anche in Svezia c'è il reef da proteggere

Non solo Tropici, però. Si trova in Svezia l’ultima barriera corallina che vive in acque fredde, si tratta del Säcken Reef situato nel fiordo di Koster che al momento corre seriamente il rischio di scomparire per motivi legati soprattutto alla pesca a strascico e all’inquinamento. Contro questi pericoli si sono attivati i ricercatori dell’università di Goteborg, avviando un progetto che prevede l’inserimento nella barriera corallina svedese di coralli provenienti dalle scogliere della Norvegia. Per proteggerla è stata creata la prima area marina protetta svedese, il Kosterhavet National Park. Una splendida distesa tra isole isolette e scogli del nord della Svezia, nella contea di Västra Götaland, nel nord della provincia di Bohuslän, 37 mila ettari di superficie di cui 390 sotto il livello del mare.

Nel giorno dell'Earth Day 246 mila emendamenti della Lega dicono "no" alla tutela degli animali nella Costituzione