cinghiale

Al via la sperimentazione di metodi contraccettivi per contenere il numero di individui della fauna selvatica.

Anche in Italia quindi è finalmente patita la sperimentazione del contraccettivo GonaCon al fine di «contrastare e prevenire con efficacia la proliferazione di alcune specie di fauna, per prevenire eventuali danni economici e in caso di accertati squilibri ecologici», come si legge nel testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Il vaccino immuno-contraccettivo GonaCon è stato messo a punto negli Stati Uniti dove è registrato come contraccettivo per cavalli (Equus caballus), asini selvatici e cervi dalla coda bianca. Ma era stato proposto anche in Colombia per arginare in maniera non cruenta la proliferazione degli ippopotami importati nel paese dal narcotrafficante Pedro Escobar.

Il GonaCon non risulta però ancora autorizzato in alcun altro Stato membro dell'Unione europea, Italia compresa, dove sarà introdotto in fase di sperimentazione. Nel nostro Paese sono potenzialmente interessati ungulati come cinghiali e mufloni, ma anche specie invasive come le nutrie, e gli scoiattoli non autoctoni.

La previsione era contenuta già nella Legge di Bilancio approvata nel 2021, che prevedeva in maniera specifica la creazione di un Fondo con una dotazione di 500.000 euro per l'introduzione del vaccino GonaCon rivolto alla sterilizzazione dei suidi selvatici.

Sarà il direttore della Direzione generale della sanità animale del Ministero della Salute ad assegnare le risorse previste e a concedere le autorizzazioni concernenti la sperimentazione clinica di medicinali veterinari con l'impiego di animali a fini scientifici e l'importazione di medicinali veterinari non registrati.

La prospettiva della sterilizzazione di animali considerati "dannosi" era stata invocata anche dal presidente dell'Ordine nazionale dei biologi, Vincenzo D'Anna che aveva chiesto l'istituzione di una task force di esperti per salvare i mufloni dell’Isola del Giglio con campagne di sterilizzazione mirate.

Una possibilità di grande interesse che potenzialmente potrebbe sostituire per alcuni animali la gestione cruenta applicata a cinghiali e mufloni nell'ultimo anno, e che è attenzionata dalle associazioni di protezione animale. La prima a intervenire è l'Oipa che attraverso il presidente Massimo Comparotto non nasconde una certa preoccupazione rispetto alle modalità con le quali avverrà la sperimentazione: «Si tratta di un farmaco che non risulta ancora autorizzato né in Italia né in alcun altro Stato membro dell’Unione europea e attendiamo di conoscere quale siano i progetti approvati, presentati dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana e dall’Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno. Auspichiamo che si tratti di una sperimentazione che tenga conto del benessere animale e che giunga a essere utile per evitare di risolvere il “problema del sovrannumero” con la caccia o l’eutanasia, come sinora fatto».