«E così te ne sei andato via, con la tua profonda discrezione e dignità. Sei stato il cane di Molfetta, il cittadino modello da cui tanti avrebbero dovuto forse prendere esempio. Ci hai insegnato il valore della libertà, il rispetto x la vita, il coraggio di affrontare le tempeste e la cattiveria… il silenzio che urla al cuore, ci hai insegnato a VIVERE dolce RUFUS. Ci sarà un vuoto  immenso lì in stazione dove, ultimo tra gli ultimi, avevi deciso di vivere».

Con questo post della Lega Nazionale del Cane, Molfetta dice addio al cane Rufus che da tanti anni era diventato amico di tutti gli umani, con la sua autonomia e la sua indipendenza.

Anche il Sindaco Tommaso Minervini ha postato un messaggio molto sentito nei confronti di questo randagio che, arrivato in zona tanti anni fa, ormai era diventato un vero e proprio componente della comunità. «Rufus, il nostro amato Rufus, è volato via. È stato il fedele compagno della nostra città. Custode dei sentimenti veri, dell'amore sincero e incondizionato, come solo i cani sanno fare. Tutti sanno che i cani sono esseri autentici, speciali. Ma Rufus era il più speciali di tutti. Amato da tutti noi, da tutti i molfettesi. La storia del rapporto che la città aveva creato con questo cane è meravigliosa… Ciao Rufus».

«Una giornata di dolore per tutti noi». Le sue ceneri conservate per essere un giorno messe accanto a una targa

«È una giornata di grande dolore» ci racconta Mariangela La Volpe, presidentessa della Lega Nazionale del Cane della sezione di Molfetta nonché coordinatore regionale per la Puglia dell’associazione. «Rufus era il cane di Molfetta, aveva intorno ai 14 anni. Quando comparve in città era un cucciolone e da subito, il suo carattere tranquillo riuscì a conquistare la simpatia e la complicità dell’uomo, senza però mai venir meno al suo spirito libero, tanto che non è mai stato possibile cercargli un’adozione. Era talmente viva questa sua indole che sarebbe stata una forzatura che lo avrebbe fatto soffrire. Addirittura quando nelle notti di Capodanno, temendo per la sua incolumità, lo portavamo nella nostra sede, lui stava fisso davanti alla porta e al mattino scappava immediatamente. Lo conoscevano tutti ed era soprattutto amico di tutti, stava prevalentemente in centro. Passava dai negozianti, da uno prendeva un po’ d’acqua, dall’altro entrava per stare al fresco, giocava con i bambini».

«La cosa più divertente – continua La Volpe – è che Rufus partecipava a tutte le manifestazioni pubbliche. Sempre in prima fila quando c’era una processione o la festa patronale, lui era sempre presente. Devo dire che è sempre stato molto benvoluto. Tutti gli hanno dato accoglienza. Il suo luogo era la stazione, all'interno della quale dormiva in una cuccia che gli avevamo preparato insieme alle sue ciotole. E quando c’era freddo i responsabili delle ferrovie gli lasciavano le porte aperte per potersi riparare. Era davvero impossibile portarlo altrove. E anche invecchiando e cominciando ad avere i primi acciacchi non c’era modo di prenderlo e così i controlli e le visite i veterinari glieli hanno sempre fatti sul posto. Tutti abbiamo rispettato la sua libertà».

Purtroppo Rufus non stava bene ultimamente, era affaticato e respirava male: «Mercoledì sera era peggiorato. E forse capendo che da solo non ce l’avrebbe fatta, si è lasciato prendere con più facilità. E giovedì mattina ci ha detto addio per sempre. Questo evento non ha profondamente colpito solo noi ma tutta la città; lo stesso sindaco ha deciso di far cremare Rufus da solo, non con le carcasse degli altri cani del canile e di conservare le ceneri da mettere vicino a una statua o una targa che verrà realizzata in suo omaggio proprio nel luogo in cui il nostro amico aveva scelto di vivere, la stazione».

Il fenomeno del randagismo a Molfetta

A Molfetta il fenomeno del randagismo non esiste praticamente, grazie ad un lavoro che va avanti da 26 anni: «È una città virtuosa da questo punto di vista, nel senso che le amministrazioni comunali ormai parlano il nostro linguaggio e le difficoltà sono minime – chiarisce La Volpe – Di randagi in città ce ne saranno una decina, tutti nella zona industriale, nessuno di più e tutti microchippati, vaccinati e seguiti con attenzione. Il problema talvolta viene dai comuni limitrofi dove, per contrastare il fenomeno non sono state attuate le stesse politiche di sterilizzazioni a tappeto. Noi non abbiamo proprio quasi più cani da sterilizzare. E poi c’è da dire che a Molfetta i rapporti umani-cani sono davvero molto sereni, anche per il lavoro ben fatto da parte delle associazioni sul territorio, i cittadini acquisiscono fiducia, sanno a chi potersi rivolgere e questo crea una pacifica convivenza».

Le normative che tutelano i cani randagi

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