I cani abbaiano. Ovvio, no? Ma a qualcuno dà fastidio, soprattutto quando vivono nelle case delle nostre città. Al sindaco di Recoaro Terme (Vicenza), Armando Cunegato, è venuto così in mente di firmare un’ordinanza: se i cani della cittadina abbaiano in modo costante e prolungato, i compagni umani devono pagare una sanzione. Un atto che contiene dei passaggi a tratti incomprensibili per chi non è addentro al mondo dell'etologia canina e della cinofilia, con un testo che alterna il benessere animale a frasi in cui si sottolinea che «la qualità della vita umana è imprescindibile rispetto a quella degli animali» e in cui si ordina, tra l'altro, di procedere con «corsi di addestramento anti abbaio secondo le teorie del condizionamento» e «di adottare l'uso di dispositivi anti abbaio … che non producono stress e non comportano rischio di scottatura o di dolore per l'animale».

Questa ordinanza ha fatto clamore ma poco si è approfondito rispetto al contenuto e proprio al sindaco Armando Cunegato ci siamo direttamente rivolti per capire quale sia stato il percorso che ha portato a un testo simile e a chi si sia rivolto lui a sua volta per avere corrette indicazioni da dare agli umani di riferimento dei cani che vivono (e quindi abbaiano, ovviamente) nella sua città. Il Primo cittadino ha subito voluto dire a Kodami che «c'è stato un fraintendimento» e che l'atto può essere «ritirato o comunque rivisto». Ma andiamo per gradi e proviamo a dipanare questa matassa di incongruenze.

L'ordinanza, cosa prevede e quali sono le criticità

L’ordinanza coinvolge tutti i «proprietari di cani» e gli ordina di adottare strumenti e sistemi educativi per il cane che abbaia in modo molesto secondo la tolleranza dei concittadini. Lo strumento indicato, però, definito genericamente "collare anti abbaio" è probabilmente riferito al tipo di collare che dà vibrazioni quando il cane abbaia ed è effettivamente uno strumento considerato legale ma la cui applicazione al cane dal punto di vista del rispetto dell'animale sicuramente va in contrasto con il concetto di benessere.

Volendo andare nell'etologia del cane comparata a quella umana per capire meglio, è come se ogni volta che apriamo la bocca per dire qualcosa una vibrazione alla giugulare ci inibisca di farlo. Di questi collari, come di altri definiti "coercitivi", ne abbiamo parlato su Kodami in un approfondimento legato al nostro video "Sfrutteresti il tuo cane per soldi facendolo diventare una star?" in cui abbiamo voluto, attraverso uno scherzo, proprio accendere le luci su tecniche e strumenti addestrativi che non tengono conto del cane come essere senziente.

Per quanto riguarda invece la parte del documento dei Sindaco in cui dà l'ordine di frequentare quelli che sono descritti come «corsi di addestramento anti-abbaio secondo le teorie del condizionamento o altri sistemi educativi ritenuti idonei per una pacifica convivenza evitando che il cane manifesti un prolungato e costante abbaiare», risulta ancora più difficile comprendere a che tipo di metodo o approccio faccia riferimento.

Le "teorie del condizionamento", infatti, sono obsolete ma comunque ancora applicate, in maniera differente, tanto da addestratori quando da educatori. Purtroppo, però, il condizionamento è anche una parte forte dell'addestramento coercitivo in cui il cane viene sottoposto a punizioni che ne condizionano il comportamento. Come se non bastasse, in questo caso specifico bisogna riflettere che stiamo parlando di abbaiare, ovvero un comportamento naturale del cane. Qualora l'abbaio sia compulsivo o prolungato, per giunta, metterebbe in evidenza in realtà una problematica comportamentale che riguarda il soggetto e che spesso è dovuta proprio alla relazione con il suo umano di riferimento. Quindi non certo un addestramento o la sola educazione cinofila possono portare al benessere di un cane in queste eventuali condizioni e/o alla tranquillità della collettività: il problema è l'animale stesso e la sua sistemica familiare che andrebbe considerata e valutata caso per caso ogni volta e in ogni contesto prima di consigliare cosa fare e senza nemmeno saper bene di cosa si sta parlando.

Il Primo cittadino non ha dimenticato, però, di aggiungere riferimenti al benessere animale come: «…tuttavia dovranno essere rispettati, accuditi e tenuti in considerazione, con la dovuta attenzione per il loro benessere, adottando tutte le cautele necessarie del caso, prevenendo le possibili cause di agitazione ed eccitazione dell’animale, soprattutto nelle ore notturne … di mettere in atto qualsiasi maltrattamento o comportamento lesivo nei confronti degli animali e che contrasti con le vigenti disposizioni» e  anche «é vietata qualsiasi azione che possa nuocere al benessere degli animali».  Concetti questi ultimi che però sono già legiferati e previsti a livello nazionale, dunque a differenza di quanto scritto sul tipo di addestramento o strumento da utilizzare per fermare l'abbaio del cane non spostano di una virgola le tutele appunto già esistenti e riconosciute nel nostro Paese.

Mentre per quanto riguarda il "fastidio", il Primo cittadino si è dilungato molto a dare anche i riferimenti normativi e addirittura le sentenze dalla Cassazione al riguardo. Cunegato infatti cita l'articolo 659 del codice penale che fa riferimento agli schiamazzi e a chi non impedisce gli "strepiti di animali" e poi la sentenza 36241 della prima sezione penale della Corte di Cassazione del 2004 secondo la quale "Non ha importanza se a lamentarsi per i latrati dei cani è un solo vicino. A fare scattare la responsabilità del proprietario dell'animale, infatti, non è l'effettivo raggiungimento di plurime persone ma la ‘potenzialità diffusiva' dell'abbaiare dell'animale, che deve essere oggettivamente idonea a disturbare le occupazioni o il riposo". Tra i riferimenti, come se non bastasse, anche due sentenze della Cassazione del 2010 e del 2011 che hanno ricordato che il proprietario di un cane deve evitare che sia arrecato disturbo ai vicini di casa e che la responsabilità dei proprietari dei cani che, abbaiando, disturbano il riposo notturno del vicinato sono suscettibili di contravvenzione per il disturbo della quiete pubblica.

Insomma, tanta è l'approssimazione nell'ordinare ai cittadini cosa fare e generico il riferimento alla tutela del benessere animale, quanto grande nell'ordinanza è la forza di sottolineare il "fastidio" dato dai cani quando fanno i cani (ovvero abbaiano) nel riportare articoli, leggi e sentenze.

Del resto, il sindaco di Recoaro Terme introduce così la sua ordinanza: «Giungono sempre più numerose, da parte dei cittadini, rimostranze e reclami per gli inconvenienti causati dal continuo abbaiare dei cani nel perimetro urbano, nelle ore notturne, che di continuo disturbano il riposo delle persone – scrive il sindaco nell'ordinanza – In particolare nella buona stagione, nelle ore notturne si riposa spesso tenendo le finestre socchiuse, e nel silenzio notturno l'abbaiare dei cani si percepisce fastidiosamente, impedendo il normale riposo di grandi e piccoli, soprattutto alle persone sofferenti di varie patologie, che di fatto turba la quiete pubblica».

La violazione dell’ordinanza, infine viene punita con una sanzione amministrativa da 25 a 500 euro, e nella fattispecie stabilita in 100 euro.

Le parole del sindaco: «Un'errata interpretazione dell'ordinanza»

«C’è stata un’errata interpretazione della mia ordinanza che era rivolta alla salvaguardia del benessere dei cani oltre che delle persone», spiega il sindaco Cunegato, che racconta come l’atto sia nato «dopo varie lamentele» tra cui quelle di un’infermiera «che lavora in ospedale». Dopo questi episodi «ho pensato a un’ordinanza nel tentativo di rispettare cittadini e animali, anche perché se il cane abbaia continuamente vuole anche dire che la sua qualità della vita non è tra le migliori».

Ad oggi, precisa il primo cittadino «non è stato sanzionato nessuno». Segno, spiega, «che c’è disciplina» tra i cittadini di Recoaro Terme. E sui mezzi "anti-abbaio" citati nell’ordinanza, il sindaco risponde così: «È una situazione estrema, non intendevo che fosse questa una modalità da seguire. Non ho suggerito di acquistare prodotti anti-abbaio».

Il legale di Oipa: fino a maggio c'è tempo per un ricorso al Tar, vanno valutati i presupposti

«Avremo tempo fino a fine maggio per un ricorso al Tar, di cui vanno valutati i presupposti – commenta Claudia Taccani, dell'ufficio legale di Oipa, l'Organizzazione internazionale per la protezione degli animali – E’ un’ordinanza fatta a metà e che sembra fatta per accontentare qualcuno. Non è troppo severa perché comunque continua a sottolineare la necessità di rispettare gli animali e di tenerli in un particolare modo. Nella parte in cui ordina è molto generica: ordina ai proprietari di far seguire corsi di educazione. Dal punto di vista legale, in ambito penale, l’eventuale problema può sorgere quando l’abbaio è costante e prolungato».

Sugli strumenti di controllo, Taccani commenta l'ordinanza così: «L'hanno scritta camminando sulle uova: c’è tanto da discutere sull’utilizzo dei collari anti-abbaio, spesso "bacchettato", per fortuna, dalla giurisprudenza». «L'ordinanza segnala il problema dell’abbaio e ordina di frequentare dei corsi – aggiunge – Il Comune avrebbe dovuto piuttosto impegnarsi a organizzarli, come ad esempio quelli del "Buon cittadino 4 zampe" (promosso dalla Ficss, la Federazione italiana cinofilia, sport e soccorso, ndr), per dare supporto sull’eventuale problema derivato dall'abbaio. Così si mette solo un divieto ma non si arriva anche ad una soluzione».

L'istruttore cinofilo: «Ordinanza confusa e impropria»

«L’ordinanza «utilizza in maniera confusionaria e impropria i termini. Parla di sistemi educativi secondo le teorie del condizionamento. Sono concetti superati», commenta David Morettini. «L’abbaio è una forma espressiva del cane che ha una molteplicità di significati – aggiunge – Parlare di un corso anti-abbaio equivarrebbe a voler dire di fare corsi anti-vocalizzazione per l’essere umano. Il cane abbaia perché arriva una persona cara, per una richiesta, per giocare, perché vuole segnalare qualcosa, per frustrazione».

«L’ordinanza parla di dispositivi anti-abbaio innocui, che non producano stress e che evitino scottature o dolore. Ma cosa hanno in mente? Con questa ambiguità linguistica è come se cercassero di dire "trova il sistema che ti pare, l’importante è che non esageri con il dolore". Vedo degli elementi di maltrattamento laddove nei termini ormai vecchi che vengono usati si ravviva il concetto di collare elettrico, collare con la citronella o di quei collari che hanno un’attivazione acustica quando si sente l’abbaio».

Ma quando un cane abbaia, cosa può voler dire?

«Ci sono diversi fattori che possono portare un cane ad abbaiare: se è continuo ci sono le norme che già tutelano i vicini contro il disturbo della quiete pubblica – aggiunge David Morettini – Se fossi io il sindaco, oltre a sanzionare secondo queste disposizioni già presenti, dopo l’accertamento obbligherei il proprietario del cane a rivolgersi a professionisti». La prima regola del perfetto pet mate è, secondo Morettini, di capire il contesto in cui l’animale fa quest’azione. «E’ importante capire perché abbaia e dove: sono elementi qualificanti per affrontare il problema – aggiunge – Altrettanto importante è, se avviene in assenza, chiedere proprio al vicino dettagli utili».

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Perché il mio cane abbaia sempre?

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