Mabel (credits:TheOrangutanProject)
in foto: Mabel (credits:TheOrangutanProject)

La gabbia in cui è stata ritrovata era di quelle che si usano per gli uccellini. Tanto piccola che Mabel, questo il nome dato all’orango liberata alla fine di novembre, era costantemente arrotolata su sé stessa. Ed è proprio così, magra e malconcia, che l’hanno ritrovata i membri dell'Agenzia per la conservazione delle risorse naturali (BKSDA) di East Kalimantan nel Borneo, che l’hanno consegnata alla Bornean Orangutan Rescue Alliance (BORA), in modo che potesse ricevere le cure mediche urgenti di cui aveva bisogno.

Oggi Mabel sta molto meglio, ma il peggio non è ancora passato: «Mabel è ancora debole e malnutrita – spiega Leif Cocks, fondatore dell'organizzazione internazionale per la conservazione degli animali The Orangutan Project, che gestisce il team di BORA – Durante la sua permanenza in cattività è stata nutrita con cibi inadeguati e le è stata data acqua al posto del latte. Quando è stata salvata, era gravemente disidratata. Qui ha ricevuto cure mediche urgenti, latte e conforto da parte del personale di assistenza. Ben presto è stata in grado di provare nuovi cibi, come banane e rambutan, e ha persino iniziato a esplorare il parco giochi per i cuccioli. Tuttavia, ha ancora bisogno di assistenza 24 ore su 24 perché la sua salute potrebbe peggiorare rapidamente. L'inizio della vita di Mabel è stato molto traumatico ed era così malnutrita che ha ancora molta strada da fare prima di recuperare le forze e la salute».

Mabel e le piantagioni di palme da olio del Borneo

Mabel, tra le braccia della veterinaria (credits:TheOrangutanProject)
in foto: Mabel, tra le braccia della veterinaria (credits:TheOrangutanProject)

La storia di Mabel è emblematica di quanto sta succedendo nel Borneo dove, come in molti altri paesi tropicali dell’area indonesiana e del sud est asiatico, la diffusione delle piantagioni di palma da olio sta continuando ad espandersi con l'aumento di strutture industriali a discapito delle foreste tropicali. Le monocolture come quelle di palma da olio prendono il posto delle foreste tropicali ed altri ecosistemi, provocando una grave deforestazione alla quale è legata la perdita di gran parte della biodiversità, del cambio climatico, della desertificazione e l’erosione progressiva del suolo. Una rottura dell’equilibrio ecologico e dei cambiamenti nella catena alimentare che minaccia l’acqua, il suolo, la flora e la fauna di questi territori.

Mabel, in tutto questo, scenario è l’anello più debole: è l’orangutan al quale è stato sottratto l’habitat naturale, la possibilità di una vita secondo la propria etologia, minacciandone la sopravvivenza stessa. «Probabilmente la madre è stata uccisa con un colpo di pistola in una piantagione di palma da olio – spiega Cocks. – Le madri degli oranghi vengono talvolta uccise come ‘parassiti agricoli', lasciando che i piccoli vulnerabili vengano rubati dai trafficanti illegali di animali selvatici. Il conflitto uomo-orangutan è una minaccia significativa per gli oranghi in pericolo critico e si verifica quando le loro foreste vengono distrutte per realizzare monocolture insostenibili e sono costretti ad abbandonare la giungla per trovare cibo».

Imprigionata nella gabbia degli uccellini: undici anni, ma dimostrava pochi mesi

Ritrovata all'interno di una gabbia per uccelli, raggomitolata per il dolore e senza alcun stimolo, Mabel era gravemente malnutrita e disidratata perché i residenti che l'avevano portata via dalla piantagione le avevano dato solo acqua e niente cibo. «Il suo stomaco era gravemente gonfio a causa della mancanza di cibo e il suo respiro era pesante. A causa delle sue piccole dimensioni, i soccorritori avevano inizialmente pensato che Mabel avesse quattro mesi, ma dopo un esame medico hanno stimato che avesse undici anni – racconta l’uomo che nel 1998 ha fondato l’Orangutan Project con la missione dichiarata di assicurare protezione dall’estinzione agli oranghi in pericolo, permettendogli però di continuare a vivere in condizioni selvatiche –  A quest'età avrebbe dovuto ancora essere allattata al seno dalla madre».

Prima ancora delle sue condizioni fisiche, però, l’équipe di veterinari ha cercato di fornirle sicurezza,  conforto e protezione: «abbracciandola e permettendole di ascoltare i nostri battiti cardiaci», raccontano. Poi le ha poi pulito il naso per permetterle di respirare meglio e le ha massaggiato il ventre gonfio con olio di eucalipto per alleviare il dolore. «È stata nutrita con papaya matura per evitare di peggiorare il gonfiore e poi trasportata al Centro di soccorso e riabilitazione BORA nel Kalimantan orientale e messa in quarantena».

La quarantena per guarire prima della scuola per imparare a tornare libera

Mabel tra le braccia della veterianaria (credits:@heOrangutanProject)
in foto: Mabel tra le braccia della veterianaria (credits:@heOrangutanProject)

La quarantena di Mabel non è ancora conclusa. «Il centro di soccorso è una nuova struttura, finanziata da donazioni,  dove vengono curati gli oranghi orfani salvati dal commercio illegale di animali selvatici. Mabel è attualmente l'orango più giovane del centro e si trova ancora in un recinto di quarantena, che è la prima fase per tutti gli oranghi che arrivano al centro. Quando le sue condizioni di salute miglioreranno e avrà superato la fase di quarantena, sarà trasferita in un recinto più grande con altri oranghi. Quando sarà abbastanza forte, parteciperà alla Jungle School con gli altri oranghi, anche se ciò potrebbe non avvenire per molti mesi». È il futuro che tutti, all’Orangutan Project sognano per Mabel.

Perché alla Jungle School potrò imparare di nuovo il contatto diretto e selvatico con la natura. Un passaggio fondamentale e irrinunciabile per quegli animali, come lei, che sono stati sottratti al loro habitat così precocemente da essere ora incapaci di tornarci a vivere in maniera indipendente dagli uomini. «Anche se i primi mesi di vita di Mabel sono stati traumatici – conclude Cocks – attraverso la Jungle School, le cure mediche, l'amore e il buon cibo, Mabel potrà costruire la forza e le abilità necessarie per tornare un giorno nella foresta».