Hanno sacrificato la propria vita nel giorno in cui è cambiato il corso della storia moderna. Sono i cani da ricerca che hanno partecipato alle attività di recupero e soccorso in seguito agli attacchi alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. Hanno lavorato senza sosta tra le macerie, per giorni interi, senza risparmiarsi. E qualcuno di loro ha pagato a caro prezzo quello sforzo immane. A distanza di 20 anni dal terribile attentato, il ricordo di questi eroi a quattro zampe è più vivo che mai.

Sono stati circa 300 i cani da ricerca che hanno lavorato a Ground Zero: tra loro c'è stata anche la Golden Retriever Bretagne. Era stata inviata in quell'inferno assieme alla sua conduttrice, Denise Corliss, nella speranza di trovare dei sopravvissuti: «Il disastro dell'11 settembre è stato il primo dispiegamento per entrambe – ha raccontato Denise a Kodami – Purtroppo, non abbiamo trovato nessun sopravvissuto. Bretagne era entusiasta e desiderosa di lavorare, nonostante fosse un evento devastante». Bretagne è stato l’ultimo cane da ricerca rimasto in vita, fino al 2016, ad aver prestato servizio a Ground Zero: «Era stata scelta come giovane cagnolina nella speranza che da grande diventasse un cane da ricerca e soccorso in caso di disastro. La missione di tutta la sua vita è stata allenarsi ed essere pronta a rispondere a un incidente come questo».

Ma c’è stato chi, proprio grazie all’aiuto di un cane, è riuscito a fuggire da quella trappola mortale. Michael Hingson, non vedente, si trovava al 78° piano della Torre 1 con Roselle, il suo cane guida. Nonostante la situazione di pericolo, l’uomo non ha mai perso la calma, fidandosi della sua compagna. «Quello che ho visto è stato un cane, seduto accanto a me, che non era affatto nervoso, ma anzi sbadigliava – ha raccontato Michael -. I cani hanno dei sensi migliori dei nostri, quindi se le fiamme fossero state abbastanza vicine a lei da essere percepite, avrebbe reagito diversamente». Mantenendo la calma e con un perfetto gioco di squadra, Michael e Roselle sono riusciti a fuggire, portando in salvo le altre decine di persone che si trovavano assieme a loro. Molto è stato scritto in merito a questo incredibile episodio, ma è stato proprio Michael a fare chiarezza: «Roselle è stata il mio quinto cane guida e lei era con me al World Trade Center. Per l’appunto lei guida, non comanda e mi sento frustrato quando le persone affermano che quel cane mi ha portato giù per le scale. No, lei non ha fatto niente di tutto questo. Lei mi ha guidato».

Il rapporto di fiducia reciproca è stato l'elemento fondamentale alla base del lavoro svolto dai cani da ricerca e dai loro compagni umani, come ci ha raccontato Chris Selfridge, il conduttore di Riley, uno dei cani eroi più celebri di quel giorno: «Riley è stato uno dei circa 300 cani da ricerca che hanno lavorato al World Trade Center dopo l’attacco – ha raccontato Chris a Kodami -, è stato il mio partner e un amico. Era un bravo cane, aveva 4 anni quando c’è stato l’attentato». Prima di quel giorno non si conosceva ancora bene il tipo di supporto che questi animali potessero offrire, specie perché non addestrati ad affrontare un disastro di tale entità: «I cani da ricerca giocano un ruolo incredibile in ogni tipologia di disastro, dal cedimenti di una struttura a all’attacco terroristico, o un disastro naturale – ha spiegato Chris -. I cani sono addestrati ad usare il loro naso e abbaiare in maniera mirata quando percepiscono l’odore di persone vive».

Purtroppo, però, Chris e Riley non hanno trovato sopravvissuti e dopo le prime ore successive agli attacchi, la missione di ricerca di questi eroi si trasformò in una missione di recupero: «Nonostante non siano riusciti a trovare sopravvissuti, molti dei cani sono stati in grado di trovare i corpi delle vittime – spiega ancora Selfridge -, e fornire sostegno alle famiglie che hanno perso un loro caro durante l’attacco». Il loro lavoro, infatti, è continuato come supporto emotivo per i familiari delle vittime, diventando a tutti gli effetti dei cani da terapia e da conforto per coloro che hanno vissuto quell'incubo in prima persona.

Bretagne, Riley, Roselle: sono solo alcuni dei cani coraggiosi che abbiamo voluto celebrare. Nel giorno dell'attentato che ha cambiato per sempre il nostro mondo, questi cani eroi hanno rappresentato un simbolo di speranza: «I cani amano incondizionatamente, ma non si fidano incondizionatamente. Dobbiamo imparare – ha ricordato Hingson – a sviluppare una relazione e creare quel legame che è stato davvero importante durante l’11 settembre».

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