Va a caccia e sguinzaglia le sue due cagnette durante la battuta. Uno di loro, Zoe, di razza Breton e dal pelo bianco e arancione, è stata uccisa con una fucilata da un altro cacciatore. E’ quanto accaduto a Vicenza, nei giorni scorsi, nelle campagne lungo via Aldo Moro. Zoe e Kira si erano infilate in un campo incolto, quando una fucilata ha squarciato il silenzio. Delle due cagnette solo una è tornata indietro. Zoe era a poca distanza, senza vita, colpita al petto da una fucilata.

«Zoe è stata per la sua breve vita una cagnolina fortunata, viveva in una famiglia che la considerava una di loro. Lei e Kira, la sua mamma, vivevano in casa sui tappeti e sui divani e quando voleva poteva uscire in giardino, amata da tutti, figli e nipoti. Tutti insieme formavano un vero branco. Queste sono eccezioni nel mondo della caccia – spiega Renzo Rizzi, ispettore delle guardie zoofile che ha partecipato alle indagini – Per quanto riguarda il fatto, non è certo normale che venga ucciso un cane, e difficilmente si può sostenere che sia stato un incidente, in quanto può definirsi tale un colpo che parte a un cacciatore che inciampa. Ma qui si tratta di una fucilata sparata alla cieca, semplicemente perché il soggetto immaginava che in mezzo all’incolto ci fosse una preda. Se avesse guardato con attenzione avrebbe notato un cane bianco macchiato di arancio e non lo avrebbe ammazzato».

«Avendo avuto contezza di avere ucciso un cane, il cacciatore (iscritto all’Associazione cacciatori veneti) ha cercato di allontanarsi per sfuggire alla proprie responsabilità», aggiunge Rizzi, che sottolinea: «Esiste una legge che tutela gli animali, la 189 del 2004 che ha introdotto l’articolo 544 Bis che punisce l’uccisione degli animali con pene severe. Per logica non si pensa che il cacciatore abbia compiuto questo gesto volontariamente ma sta di fatto che esiste una regola: non si può sparare se non c’è visibilità, l’arma è una cosa seria non si può scherzare. Chi la usa non può commettere questi gravissimi errori in questi casi si ipotizza il «'dolo eventuale’» Sulla testa del cacciatore che ha ucciso Zoe, ora pende una denuncia proprio delle guardie dell'Enpa. Zoe? «Crediamo avrà giustizia», prosegue la guardia zoofila.

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