Le principali potenze mondiali sono riunite a Napoli dal 22 e 23 luglio per il vertice internazionale su ambiente, clima ed energia: il G20. Ambientalisti e associazioni però non ci stanno, e hanno preparato una serie di azioni di protesta. I ministri dell'ambiente dei paesi che partecipano al G20 rappresentano oltre l'80% del consumo energetico mondiale e tra di loro ci sono alcuni dei più importanti produttori di petrolio come Arabia Saudita, Canada, Stati Uniti, Cina e Russia. Al centro del dibattito la difficile e complessa sfida di riuscire a conciliare tutela ambientale, economia e benessere sociale. Nodi fondamentali: la crisi climatica e 3le riduzioni di emissioni CO₂, la biodiversità e l'economia verde.

Attivisti e manifestanti considerano però il summit l'ennesima provocazione lanciata dai principali protagonisti dei disastri ambientali che affliggono il nostro Pianeta. Riuniti sotto la rete Bees against G20 ci sono alcune tra più importanti associazioni simbolo della lotta ambientale, come Greenpeace, Fridays For Future e Extiction Rebellion ma anche collettivi studenteschi, organizzazioni sindacali e centri sociali. Le tematiche ambientali influenzano infatti tutti gli aspetti della nostra società, inclusa la giustizia sociale.

Sotto il simbolo dell'ape, scelto come rappresentate del collasso degli ecosistemi e della crisi della biodiversità, lo "sciame" di protesta si è riunito questa mattina per un controvertice pubblico, e ha lanciato una manifestazione di protesta dal basso prevista per il 22 luglio in piazza Dante alle 16:00: Ecoparade.

Le azioni di protesta contro il G20 e le attuali politiche di sviluppo sono già iniziate ieri 20 luglio, quando una trentina di attivisti sono riusciti a superare la sorveglianza e a occupare la sala che ospiterà il forum al Palazzo Reale. «Il G20 balla sul Titanic» è stato uno degli striscioni più espliciti esposti dai manifestati. A distanza di 20 anni dal drammatico G8 di Genova in cui venne ucciso Carlo Giuliani e in una delle regioni simbolo dei disastri ambientali, la rete Bees against G20 considera inadeguate e in ritardo tutte le azioni e i piani politici sulle tematiche ambientali, energetiche e sociali presi per contrastare le crisi climatica ed ecologica.

Il manifesto di Bees against G20

La crisi climatica è qui e sta già mostrando tutto il suo potenziale distruttivo. Il caldo estremo che ha colpito di recente il Nord America e le terribili alluvioni che hanno devastato Germania, Belgio e altri paesi causando oltre 180 vittime, sono solo alcuni esempi estremi di ciò che possono contribuire ad amplificare i cambiamenti climatici e l'innalzamento delle temperature. La scienza ce lo dice da decenni, ma anni e anni di summit e vertici internazionali non sono ancora riusciti a mettere tutti d'accordo e a trovare azioni concrete per contrastare l'emergenza climatica.

I paesi leader mondiali si riuniscono a pochi giorni dalla presentazione di Fit For 55, il nuovo pacchetto di azioni decise dall'Unione Europea per raggiungere entro il 2030 gli obbiettivi del Green Deal e ridurre delle emissioni di gas serra del 55% rispetto ai livelli del 1990 e infine azzerarle entro il 2050. Un piano certamente ambizioso, ma che dovrà necessariamente mettere d'accordo e coinvolgere anche gli altri paesi del mondo, soprattutto Cina e Stati Uniti che rispettivamente con il 28% e 15% sono tra quelli che maggiormente contribuiscono ad accelerare la crisi climatica. È da queste difficili trattazioni che passerà il futuro non tanto del pianeta, ma della nostra specie.