Intervista a Dott. Enrico Ruzzier
Entomologo dell'Università di Padova

Immaginate di uscire di casa in giardino di prima mattina, magari sorseggiando il caffè in veranda e ritrovare decine, se non centinaia di piccoli  e attivissimi vermetti neri sul vostro gradino appena fuori la porta. Non è l'inizio di un film di fantascienza, ma è successo davvero più o meno così nel 2019 in provincia di Treviso. Fortunatamente, invece di sterminare tutti i vermetti con una scopa, chi ha osservato per primo questo strano animale ha pensato bene di inviare delle foto all'università locale avvisando gli esperti.

Si chiama Humbertium covidium e no, non ha nessun nesso con pandemie, spillover e serbatoi virali, se non per il fatto che è stato scoperto in questi ultimi anni da un team di ricerca internazionale, tra cui alcuni studiosi dell'università di Padova. È un verme piatto, un invertebrato appartenente al phylum dei platelminti, lungo appena 10-20 millimetri, di colore nero brillante e dalla particolare conformazione "a martello" della testa.

Ma questo, all'apparenza, innocuo verme potrebbe celare minacce inaspettate. La sua diffusione può infatti minacciare la biodiversità dei suoli: per capirne di più abbiamo intervistato uno degli autori principali a riguardo, il dottor Enrico Ruzzier.

L'animale è stato ritrovato e descritto in Italia, precisamente in un terreno di Casier, in provincia di Treviso, ma alcuni esemplari della stessa specie sono stati catturati anche in Francia nel dipartimento dei Pirenei Atlantici pochi anni fa. Altri avvistamenti non ancora confermati sembrano suggerire la presenza della specie in diverse parti dell'Asia tra cui Russia, Cina e Giappone.

Una lunghissima pubblicazione per far luce

Sono pochissime le specie di planarie terrestri (famiglia delle Geoplanidae) presenti in Europa. La stragrande maggioranza di questi "temibili" predatori striscianti vive infatti nelle regioni tropicali di Asia, Africa e sud America e la loro recente invasione in Europa, se confermata, potrebbe potenzialmente avere conseguenze pericolose per gli equilibri naturali ed i sistemi agricoli.

Il lavoro che ha portato alla descrizione di questa nuova specie e di una seconda, distribuita però in Mozambico, rientra in una più vasta analisi di diversi esemplari ritrovati qua e là nel mondo, appartenenti a specie di platelminti planarie di cui abbiamo scarsissime informazioni.

Sono sette in particolare i protagonisti di questa lunghissima ed estremamente dettagliata pubblicazione scientifica (ben 55 pagine!) apparsa sulla rivista PeerJ: quattro specie del genere Bipalium, due specie del genere Diversibipalium di cui una ribattezzata Diversibipalium mayottensis ed infine, l'ormai famoso Humbertium covidum.

Per comprendere meglio l'importanza di questi ritrovamenti abbiamo posto alcune domande al dottor Enrico Ruzzier, entomologo dell'Università di Padova e co-autore del lavoro: «Le planarie di terra sono predatori attivi, ma non è facile comprenderne appieno la biologia: sono animali notturni, che possono rimanere senza mangiare anche per mesi. Uno degli esemplari studiati è stato visto attaccare una lumaca, ma per analogia con altre specie esotiche sappiamo che possono cibarsi potenzialmente di tutti gli abitanti del suolo. Abbiamo deciso di denominare una delle nuove specie "covidum" tributando un omaggio alle vittime della pandemia».

Ruzzier sottolinea poi un particolare imprtante: «Ho personalmente potuto constatare che la popolazione è stabile sul territorio e in proliferazione, ma non sappiamo minimamente da dove provenga questo animale. Anche gli avvistamenti asiatici, se confermati, potrebbero essere delle recenti introduzioni, ma non è facile trovare studiosi locali specializzati in grado di aiutarci. Proprio in questi giorni un altro gruppo di ricerca toscano sta per pubblicare una review completa sulla distribuzione nazionale di questi organismi».

Ma come sarà entrata in Europa? «Pensiamo che possa essere entrata in Europa tramite importazioni di piante o suoli contaminati, nonostante le rigidissime politiche in questo ambito, e da lì si sia poi diffusa in altre zone del continente. È ora importante mantenere alta l'attenzione a riguardo: da entomologo conosco i rischi che possiamo correre a livello di perdita di biodiversità ed impatti economici introducendo specie invasive».

Grazie a indagini morfologiche e genetiche, i ricercatori hanno scoperto e descritto anche una seconda specie aliena di verme predatore potenzialmente invasiva, contraddistinta da un iridescente colorazione verde-blu. L'hanno chiamata Diversibipalium mayottensis dall'isola francese di Mayotte, situata nel Canale di Mozambico nell'Oceano Indiano dove è stata ritrovata. «Ma la sua ascrizione al genere Diversibipalium, un raggruppamento "bidone" nel gergo dei biologi, riflette la nostra ancora lacunosa conoscenza a riguardo: abbiamo la netta sensazione che con uno studio approfondito verrà catalogata in un nuovo genere».