Un calcio alla violenza, fisica e verbale: ecco a cosa può servire il video in cui Claudio Mangini, un tizio che non ha nemmeno una definizione professionale come lui stesso ci ha tenuto a specificare in una diretta video su Facebook, usa violenza nei confronti di un Cane Lupo Cecoslovacco. Un bel calcio, simbolico e non reale come ha fatto lui, che chiunque dovrebbe dare una volta per tutte senza perdere tempo a commentare sui social, a dire la propria, a argomentare con ragionamenti che lasciano il tempo che trovano, soprattutto quando poi ci si dilunga su discorsi che riguardano  metodi e scuole di pensiero della cinofilia che nulla possono avere a che fare con educazione o addestramento in casi come questo.

Sarebbe semplicemente più utile, invece, se si guardasse quel video e boom: ecco che la mente non si ottenebra e si dichiara apertamente, senza troppi giri di parole, che quella roba lì è violenza, punto e basta. Non c'è tanto da discutere no? Ma solo denunciare. E non attraverso la Rete ma nella pratica, come hanno fatto diverse associazioni che sono rappresentanti di una cultura animalista che in fondo riguarda ogni specie, compresa la nostra che sinceramente è quella che, a parte il povero animale colpito, ne esce peggio di tutte. Noi siamo come quel tizio, eh: homo sapiens sapiens, poco ci distingue da lui a livello biologico, è solo a livello culturale che potremmo fregiarci di essere orgogliosamente differenti da lui almeno nel rapportarci tra animali umani e non.

Sembra assurdo, ma ci vuole più coraggio a prendere una posizione netta, su certe cose, che a far del male a un animale e questo caso è esemplare in questo senso. Nel mondo delle persone attente al benessere animale e in quello specifico della cinofilia si continua a perdersi in chiacchiere e a porsi da una parte o dall'altra. Come se ci fosse la possibilità di dare spazio comunque alla violenza perché "in alcuni casi…" come usano dire alcuni. Ma Mangini, già condannato per stalking, diffamazione e minacce a 9 mesi e al pagamento di 6 mila euro di risarcimento nei confronti di un istruttore cinofilo, è rappresentante di un modo di agire e essere che non può avere alcun sostegno, alcuna giustificazione non solo in riferimento agli animali ma proprio nel tessuto di una società civile.

Per chi si è perso il suo sproloquio online sui motivi per cui ha deciso di agire come si vede nel video, sappiate che il consiglio è di investire il vostro tempo in altro. Una giusta sintesi del pensiero di questa persona però la fa Alessandro Rossi, autore anche della pagina "A passo di cane", un luogo di condivisione e incontro sui social in cui, evviva!, si trovano spesso riflessioni interessanti.

Però, proprio per non unirci come Kodami alle tante, troppe parole già dedicate a quanto accaduto, ecco che vi proponiamo di dare un'occhiata a quello che già è parte di noi, esseri umani in relazione agli animali d'affezione: il rifiuto della coercizione, del sopruso, della dominanza come falso mito della non relazione con il cane. Come? Attraverso il video surreale che abbiamo realizzato dal titolo: "Tortureresti il tuo cane per farlo diventare una star?", andato online proprio pochi giorni prima che fosse reso noto quello di Mangini che prende a calci il Lupo Cecoslovacco.

E ve lo riproponiamo perché dalla reazione dei genitori, obbligati dai figli a partecipare a un falso training per far diventare i cani di casa degli influencer sui social, si evince chiaramente che non c'è nessuno di loro che ha il minimo dubbio che un cane si tratta con rispetto. I volti e le parole di queste persone sono divertenti e genuine: guardano la loro progenie allibiti, increduli e poi arrabbiati che possano avergli proposto un'esperienza del genere. Questo perché nelle case delle persone gli animali non vengono maltrattati, non si portano da uno che gli fa del male «per salvargli la vita» (ipse dixit il tizio che dà i calci). E la normalità è questa, non quella che vediamo in quel video o in chi ci vende ancora la vecchia storia che "certi cani capiscono solo certi metodi".

Ecco, riguardiamoci il video di Kodami e speriamo che una risata seppellirà – in  senso ovviamente metaforico e dovuto alla nota citazione – tutti i Mangini che sono ancora lì in giro a fare proselitismo.

Addestramento coercitivo: la paura come strumento di controllo