Prima un ramarro morto davanti a un campo. Poi, dopo poco, stessa sorte è capitata a un suo simile davanti a un’azienda agricola. Alla fine, vicino a un frutteto, un gufo è stato notato con chiari sintomi di avvelenamento. Questi continui casi hanno spinto il Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri e Lagronegrese a lanciare l’allarme: vengono usati troppi prodotti chimici fitosanitari per diserbare frutteti e strade. Avvelenano la fauna. Il principale indiziato è il glifosato.

Con la primavera aumenta l’uso di pesticidi nelle campagne e nelle aree abitate e questo diventa un pericolo. Tra i rapaci, secondo quando denuncia il subcommissario del parco, Antonio Luca Conte, non ci sono solo gli esemplari più adulti ad avere la peggio, ma anche i pulli. A causa dei prodotti della chimica sviluppano malattie neurodegenerative che precludono la liberazione e che condannano loro a passare una vita in gabbia. Proprio come potrebbe essere nel caso del piccolo salvato che potrebbe essere destinato a restare, per sempre, in cattività.

«Il sospetto che ci fossero degli animali colpiti dall’uso di erbicidi lo avevo già avuto a fine aprile con un ramarro morto – spiega a Kodami Conte – Poi ne ho trovato un altro e in un’azienda agricola ho notato un gufo con chiari sintomi di avvelenamento. L'ho portato subito al Centro di recupero animali selvatici di Policoro per le cure». Il subcommissario ha ricostruito anche la storia del piccolo gufo, con la madre che secondo quanto raccontato da un operaio agricolo sarebbe morta qualche giorno prima in quelle vicinanze.

«Dobbiamo tenere alta l’attenzione sul tema dell’uso di prodotti chimici nell’agricoltura e sviluppare un percorso di informazione e condivisione di buone pratiche per intraprendere una strada che porti al loro abbandono», spiega Conte, che precisa come esistano «diverse esperienze e molti dati scientifici che dimostrano come si possano gestire le aree verdi urbane e le zone rurali senza per questo avvelenare l’ecosistema». «Ad esempio, una corretta conoscenza del ciclo biologico delle piante più problematiche, integrato ad un trattamento meccanico o biologico, o a trattamenti a base di erbicidi di origine naturale, come l’acido pelargonico, possono evitare il ricorso a sostanze chimiche pericolose», aggiunge.

I danni creati dal glifosato colpiscono anche gli esseri umani: l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva evidenziato come siano circa 26 milioni le persone che ogni anno, nel pianeta, vengono intossicate dai pesticidi. Nel report “Alternative all’uso di erbicidi nella gestione delle infestanti – Il caso del glifosato” Pesticide Action Network riporta numerosi studi che hanno dimostrato una serie di effetti nocivi basati su esperimenti di laboratorio e all'esposizione a questo agente chimico. Tra gli effetti, un aumento dei casi di tumore, dei disturbi riproduttivi, dello sviluppo e del sistema endocrino.

Animali selvatici vittime di avvelenamento in Abruzzo

Umbria: lupo avvelenato, salvato e rimesso in libertà: «La colpa è dei bracconieri»