cucciolo cane

Quattro persone sono state rinviate a giudizio dal Tribunale di Trieste con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di animali da compagnia e truffa continuata. Contestualmente sono state denunciate anche 13 persone per avere venduto cuccioli con pedigree contraffatti o, comunque, non ascrivibili al Libro genealogico dell'Ente nazionale della cinofilia italiana.

Proprio l'Enci ha avuto parte attiva durante le indagini fornendo elementi chiave per giungere agli arresti dei quattro imputati, tutti residenti tra la Toscana e il Friuli Venezia Giulia.

Le indagini hanno portato all'emersione di una rete criminale dedita all'importazione illegale di cuccioli dall'Est Europa. Le indagini sono state condotte dagli investigatori della Squadra mobile della questura di Trieste, dalla compagnia guardia di finanza di Muggia, del Nucleo di polizia ambientale presso il Corpo della polizia locale di Trieste e del Corpo della polizia locale di Muggia, coordinati dalla procura e dalla sostituta procuratrice Chiara De Grassi.

L'inchiesta è partita da una segnalazione pervenuta dall’Ufficio zoofilo del Comune di Trieste che, nel periodo compreso tra luglio e settembre 2020, aveva rilevato una compravendita ritenuta «sproporzionata» di Barboncini a Muggia, nella parte più meridionale del Friuli Venezia Giulia.

A Muggia una sessantenne aveva dato vita a un allevamento amatoriale, non formalmente registrato, attraverso il quale risultava aver ceduto, nell’arco di poco tempo, decine e decine di Barboncini per un totale di circa sessanta cessioni che hanno fruttato un guadagno pari a 130mila euro.

Molti di questi venivano venduti sui principali market online da persone provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, disposte a pagare cifre importanti pur di acquistare un cane di razza. I certificati attribuiti agli animali erano però falsificati allo scopo di aumentarne il valore di mercato e venderli per svariate migliaia di euro.

Una successiva un’operazione di polizia congiunta, svolta attraverso la sinergia tra agenti sloveni e italiani nel mese di ottobre 2020 ha confermato come i cuccioli fossero parte di un traffico illecito proveniente dall'Est Europa.

Gli animali facevano il loro ingresso all'altezza del valico di Crevatini, non lontano dalla Muggia: qui veniva inoculato il microchip e praticate le vaccinazioni obbligatorie. Durante uno dei controlli disposti nella zona di confine, la Polizia slovena ha fermato un cittadino ungherese che, all’interno del veicolo, stava trasportando decine di Barboncini accompagnati da documentazione anagrafica e sanitaria contraffatta.

A seguito della segnalazione, gli agenti italiano hanno identificato il nipote della proprietaria dell'allevamento muggesano, in attesa di ricevere gli animali dal cittadino dell'est Europa. Le successive perquisizioni hanno permesso di sottoporre a sequestro penale decine di documentazioni cartacei e apparecchi telefonici nei quali sono stati rilevati elementi utili alle indagini.

In particolare, dall’analisi dei dati contenuti nella memoria degli smartphone, operata con sofisticate strumentazioni informatiche, e dall’accesso all’Anagrafe dei rapporti bancari con indagini finanziarie, sono stati ricostruiti i flussi di vendita degli animali e gli importi destinati a soggetti dell’Est Europa che si occupavano del materiale approvvigionamento dei cuccioli.