Tilde è una Setter inglese di circa 8 anni e un tempo andava a caccia. Nel maggio del 2020 viene ritrovata sola per le strade appenniniche a cavallo tra le Marche e l'Umbria e portata al Rifugio del cane di Colle Altino gestito dalla Lega del Cane sezione Camerino – Matelica, in provincia di Macerata, dove i volontari pubblicano immediatamente un post sui social, nella speranza di ritrovare i suoi compagni umani, ma come spesso accade con questa categoria di cani, nessuno risponde agli appelli e Tilde, con la sua paura degli spari come molti Setter allevati dai cacciatori, rimane in un box, ad aspettare qualcuno che volesse accompagnarla fuori dal canile, lontana dai ricordi della caccia.

Selene Antonini, volontaria che da tempo frequentava la struttura tutte le settimane, un giorno decide che è giunto il momento di cambiare la vita a entrambe: «Una volta letta la valutazione della personalità di Tilde, scritta da uno degli educatori della struttura, l'ho guardata negli occhi e ho capito che ci eravamo trovate: avevamo bisogno l'una dell'altra!». Ed era effettivamente così: a confermarlo arriva infatti anche l'opinione degli educatori che, come sempre, valutano la situazione prima di procedere con l'adozione vera e propria, avvenuta dopo settimane di preparazione.

Tilde arriva a casa: «Non aveva il coraggio di guardarmi, poi arrivò la svolta»

Selene Antonini parla dei primi giorni insieme a Tilde commuovendosi: «Quando è arrivata era terrorizzata da tutto e faticava a toccarmi e perfino a guardarmi. Se prendevo in mano la scopa si faceva bassa e andava a nascondersi il più lontano possibile. Anche i rumori forti o i movimenti improvvisi rappresentavano un problema, ma con il passare del tempo vedevamo che qualcosa si stava per schiudere». Nella vita di Tilde e della sua nuova famiglia dopo pochi mesi dall'adozione, arriva infatti una svolta: «Ero seduta sulla poltrona, quando improvvisamente ha cominciato a girare intorno alle mie gambe fino all'istante – che non dimenticherò mai – in cui mi ha chiesto con lo sguardo di potersi sedere in braccio. Da quel preciso momento siamo diventate inseparabili». Secondo Selene Antonini però, adottare un cane da caccia come lei, richiede molto impegno: «Per vivere con un cane come Tilde, bisogna avere estrema delicatezza, una grande dose di empatia e bisogna saper essere una guida emozionale cui si possa affidare. Sono cani che dicono tutto ciò che pensano con un solo sguardo e quando si preoccupa deve poter rivolgere lo sguardo verso di noi e trovare sicurezza».

A nove mesi dall'adozione, le preoccupazioni di Tilde ancora non sono scomparse, ma Selene ha creato con lei una relazione speciale: «Certo, ha ancora paura degli uomini, degli spari e dei rumori forti ma ora ci fidiamo l'una dell'altra e sappiamo che non siamo mai sole, quindi le preoccupazioni scompaiono in fretta.  La sua presenza nella nostra vita ha davvero cambiato gli equilibri della nostra famiglia. Da quando c'è lei, c'è più armonia e se tutto va storto, la sua coda che si muove sempre, fa tornare l'allegria».

I cani "inutili" perché spaventati dagli spari: «Alcuni cani si abituano, altri si terrorizzano»

La storia di Tilde, abbandonata dai cacciatori, non è un'eccezione, bensì una delle tante storie che contribuiscono a riempire i box di molti canili in Italia: «Nel rifugio di Colle Altino almeno il 40% dei cani provengono da abbandoni avvenuti presumibilmente da parte dei cacciatori e molti di questi sono Setter inglesi, Pointer e Segugi italiani – spiega Daniela Montefiori, educatrice cinofila che si occupa degli affidi e dei percorsi educativi per la struttura, attraverso l'associazione L'albero delle stelle – Li troviamo che vagano sul territorio quasi sempre già adulti e senza microchip. Il loro comportamento difficilmente da adito a dubbi: sono chiaramente cani abituati a cacciare abbandonati probabilmente perché spaventati dai rumori e quindi considerati "inutili", come fossero oggetti che non servono più, oggetti rotti che vanno eliminati».

Daniela Montefiori racconta perché molti cani da caccia sono spaventati dai rumori degli spari: «Esiste una pratica che prevede di sparare accanto al cane per fare in modo di abituarli ai rumori forti. La conseguenza è che alcuni effettivamente si abituano, mentre altri ovviamente si terrorizzano e maturano ansie, preoccupazioni e addirittura fobie legate ai suoni forti che gli impediscono di svolgere le attività per cui vengono acquistati. A cosa serve un cane da caccia che ha paura degli spari? Ed ecco spiegato perché, quando si allontanano, nessuno li reclama». La conseguenza di questa pratica, oltre a renderli spesso ospiti dei canili, li porta ad avere difficoltà anche in fase di adozione: «Oltre alla paura degli spari, molti hanno paura della figura maschile, come nel caso di Tilde, ed è quindi difficile anche farli avvicinare dagli operatori del canile – conclude l'educatrice cinofila – Indubbiamente si tratta di cani che richiedono di trovare famiglie particolarmente delicate, ma il fatto incredibile è che quando la relazione fiorisce e nasce finalmente la fiducia, non ci si ferma più: i Setter sono cani estremamente socievoli, raramente hanno problemi con i loro simili e quando finalmente ti guardano, come è successo a Selene, sai che sarà per sempre».