Ha vagato per chilometri dopo essere scappato oltrepassando addirittura la recinzione di casa perché terrorizzato dai botti di Capodanno. E poteva essere una tragedia vista la vicinanza con l’autostrada che, fortunatamente, invece, per Otto, un bellissimo Pastore tedesco, è diventato il luogo della sua salvezza.

«La mattina del primo gennaio – spiega a Kodami il Commissario Fiori della Polizia di Battifolle, nel comune di Arezzo – il Centro Operativo di Polizia Stradale di Firenze, che ha il controllo su tutte le pattuglie della Polizia Stradale della Toscana, ha ricevuto la segnalazione da alcuni automobilisti che avevano avvistato il cane che si aggirava nei pressi del casello autostradale di Chiusi (Siena). Gli agenti sono partiti subito per il salvataggio. E rallentando il traffico in regime di safety car, con molta attenzione e delicatezza sono riusciti a conquistare la fiducia di Otto che era davvero molto spaventato e lentamente ad avvicinarlo anche con l’aiuto di piccoli pezzetti di brioche. Quando infine il cane si è fatto accarezzare, gli agenti lo hanno fatto salire sull’auto».

Otto ha concluso così, con un lieto fine, la sua fuga disperata. «Il cane, che si vedeva essere un animale ben tenuto e socievole, è stato portato negli uffici della Stradale di Battifolle dove è stato rifocillato e coccolato, in attesa di trovare il suo proprietario in modo che potesse venire a riprenderlo e a riportarlo finalmente a casa nella sua famiglia. Nel frattempo abbiamo chiamato l’Enpa, che gestisce il canile di Arezzo, per poter riconoscere il cane dal microchip, cosa che però subito non è riuscita, anche se in seguito, invece, il cane risulterà essere microchippato. A quel punto, però, il cane è stato affidato a loro ed è stato trasferito al canile, dove in ogni caso è rimasto pochissimo. Infatti, grazie al tam tam dei social è stato riconosciuto dal suo umano di riferimento che nel giro di poche ore è andato a riprenderlo».

La fondamentale importanza del microchip

La storia di Otto è finita nel modo migliore possibile, ma non sempre succede così. Per questo non è sempre importante ricordare che è obbligatorio microchippare il proprio cane. E non solo per riuscire a ritrovarlo al più presto se mai dovesse perdersi: il microchip, infatti, permette di gestire meglio il randagismo aiutando a prevenire il fenomeno dell’abbandono. E, infine, è indispensabile se si vuole viaggiare.

Il microchip per il cane, la sua carta di identità in pratica, è bene ribadirlo, non è una scelta ma è obbligatorio per legge. È stato introdotto in Italia nel 2003 per sostituire il famoso tatuaggio. Dal 2005 poi, è diventato l’unico sistema ufficiale di identificazione dei cani.

L’inserimento sotto la pelle, nella zona del collo, di questa piccola capsula di vetro biocompatibile, che conserva al suo interno un chip decodificabile di 15 cifre, va fatto con apposite siringhe entro i due mesi di vita dell’animale e non è assolutamente doloroso per il cane.

Per leggere il chip è necessario un lettore specifico a disposizione solo dei veterinari abilitati, degli operatori dei canili, delle Asl e della Polizia Municipale, i quali potranno identificare il proprietario grazie alla registrazione all’Anagrafe canina, di tutti i principali dati del proprietario e del cane.