©Hockings, K. J., Mubemba, B., Avanzi, C., Pleh, K., Düx, A., Bersacola, E., … & Leendertz, F. H. (2021). Leprosy in wild chimpanzees. Nature, 1–5.
in foto: ©Hockings, K. J., Mubemba, B., Avanzi, C., Pleh, K., Düx, A., Bersacola, E., … & Leendertz, F. H. (2021). Leprosy in wild chimpanzees. Nature, 1–5.

Un team internazionale di ricercatori ha riscontrato e descritto per la prima volta lesioni cutanee assimilabili alla lebbra umana in due popolazioni selvatiche di scimpanzé occidentali (Pan troglodytes verus) che vivono nel Parco nazionale di Cantanhez in Guinea-Bissau e nel Parco nazionale di Taï in Costa d'Avorio nell'Africa occidentale. La ricerca è stata recentemente pubblicata su Nature.

La lebbra è una malattia tropicale infettiva trasmessa principalmente dal batterio Mycobacterium lepraema anche dal più recente Mycobacterium lepromatosis, che si trasmette e diffonde per via aerea. I danni che provoca interessano principalmente i nervi, le vie respiratorie, gli occhi e la pelle. La parola lebbra infatti deriva dal greco e vuol dire squamoso in quanto il sintomo più comune è la presenza di lesioni cutanee, bubboni o macchie.

Ad oggi la lebbra è curabile con una terapia multifarmaco, ma non è stata ancora del tutto debellata. Nel 2018 infatti sono stati registrati 208.619 nuovi casi, la maggior parte dei quali in India, seguita da Brasile e Indonesia. Nonostante la malattia sia in calo è ancora diffusa in diversi paesi come il Brasile, l'Asia meridionale, alcune parti dell'Africa (Tanzania, Madagascar, Mozambico), Pacifico occidentale e, in maniera molto minore, anche negli Stati Uniti d'America.

Gli esseri umani siano l'ospite principale del batterio della lebbra ma è stato trovato anche in alcuni animali come lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris), l'armadillo (Dasypus novemcinctus) e alcuni primati non umani in cattività, come il macaco di Giava (Macaca fascicularis), lo scimpanzé (Pan troglodytes) e il cercocebo moro (Cercocebus atys).

Trovato DNA di Mycobacterium leprae nei campioni fecali e tissutali degli scimpanzé

Scimpanzé di nome Rita con noduli ipopigmentati, deturpazione del viso, delle orecchie, delle mani e dei piedi. ©Hockings, K. J., Mubemba, B., Avanzi, C., Pleh, K., Düx, A., Bersacola, E., … & Leendertz, F. H. (2021). Leprosy in wild chimpanzees. Nature, 1–5.
in foto: Scimpanzé di nome Rita con noduli ipopigmentati, deturpazione del viso, delle orecchie, delle mani e dei piedi. ©Hockings, K. J., Mubemba, B., Avanzi, C., Pleh, K., Düx, A., Bersacola, E., … & Leendertz, F. H. (2021). Leprosy in wild chimpanzees. Nature, 1–5.

I ricercatori hanno monitorato le due popolazioni di scimpanzé selvatici attraverso delle fototrappole, ossia macchine fotografiche che si attivano solo al passaggio dell'animale senza arrecargli disturbo. Analizzando le foto, hanno notato alcuni individui che presentavano perdita di capelli, ipopigmentazione del viso, placche e noduli su diverse aree del corpo come arti, genitali e tronco, viso deturpato e mani e piedi deformati, tutti sintomi associabili alla forma più grave della lebbra.

Per verificare se effettivamente questi segni fossero dovuti alla lebbra, i ricercatori hanno raccolto campioni fecali e tissutali, questi ultimi da individui deceduti, e li hanno poi analizzati. I risultati sono stati coerenti con le loro ipotesi: nelle feci e nei tessuti infatti è stato trovato il DNA del batterio Mycobacterium leprae, il responsabile dell'insorgenza della malattia nell'uomo.

Probabile origine antropica del batterio della lebbra in una popolazione di scimpanzé

Scimpanzé di nome Brinkos con noduli ipopigmentati sul viso, deturpazione del viso e delle orecchie e placche ulcerate sulle braccia e sui capezzoli ©Hockings, K. J., Mubemba, B., Avanzi, C., Pleh, K., Düx, A., Bersacola, E., … & Leendertz, F. H. (2021). Leprosy in wild chimpanzees. Nature, 1–5.
in foto: Scimpanzé di nome Brinkos con noduli ipopigmentati sul viso, deturpazione del viso e delle orecchie e placche ulcerate sulle braccia e sui capezzoli ©Hockings, K. J., Mubemba, B., Avanzi, C., Pleh, K., Düx, A., Bersacola, E., … & Leendertz, F. H. (2021). Leprosy in wild chimpanzees. Nature, 1–5.

Il team si è chiesto quale fosse l'origine della trasmissione della malattia agli scimpanzé selvatici. L'ipotesi principale, suggeriscono i ricercatori, è che sia stata trasmessa dall'uomo attraverso contatti diretti ripetuti o inalazioni di goccioline respiratorie. D'altronde, i casi precedenti di lebbra della fauna selvatica sono stati attribuiti alla trasmissione dalla nostra specie. Gli scimpanzé che vivono al Parco nazionale di Cantanhez sebbene non siano particolarmente abituati all'uomo né hanno spessi contatti diretto con la nostra specie, ne condividono alcune aree, il che rende probabile l'ipotesi che l'uomo sia la fonte e la causa della malattia negli scimpanzé.

La popolazione che vive Parco nazionale di Taï invece, è più lontana dagli insediamenti e i campi coltivati umani, motivo per cui è meno probabile che il batterio Mycobacterium leprae sia stato trasmesso dalla nostra specie. Più probabilmente, suggeriscono i ricercatori, la malattia deriva da un'altra specie animale, come le loro stesse prede, o da artropodi e zecche che vivono nell'ambiente, nei quali il virus può moltiplicarsi.

Ulteriori studi potranno verificare le vie di trasmissione del patogeno e la distribuzione di questo nella fauna selvatica per poter cercare di prevenire la malattia. Lo scimpanzé occidentale è infatti classificato dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) come in pericolo critico a causa principalmente della perdita di habitat e del bracconaggio. Ad oggi inoltre  se ne stimano circa 21.300 a 55.600 individui in natura, quindi la perdita anche solo di pochi esemplari potrebbe avere delle conseguenze molto gravi sulle popolazioni.

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