Membro del Comitato Scientifico di kodami
Etologa

Le immagini dello scontro tra elefanti avvenuto in un circo russo, nella città di Kazan, rendono immediatamente evidente quanto quel tipo di show, dove gli animali vengono costretti a esibirsi per il divertimento del pubblico, ballando un valzer o andando in motocicletta e poi rimessi in gabbie anguste e fatti vivere in spazi inadeguati, siano una vera e propria manifestazione di violenza che andrebbe cancellata al più presto.

Nelle immagini riprese da qualche cellulare probabilmente e poi fatte girare in Rete, si vede Jenny, uno dei due pachidermi, che colpisce l’altra, Magda, la quale crolla a terra sul lato della pista del circo, danneggiando la recinzione e facendo scappare gli spettatori verso le porte. Immagini che ancora una volta hanno scatenato l'indignazione delle associazioni animaliste di tutto il mondo, ma che per ora rimangono voci inascoltate.

In natura gli elefanti vivono in gruppi solidi e sviluppano legami solidi

I domatori, si sono giustificati, e nemmeno troppo bene, sostenendo che quel tipo di comportamento fosse una sorta di  lotta naturale, per affermare il ruolo di capo branco. «Affermazioni da sfatare in toto», ci spiega l'etologa Federica Pirrone, membro del comitato scientifico di Kodami: «In natura e in semilibertà, non c’è affatto scontro “fisico” per affermare il proprio ruolo dominante. Le femmine, soprattutto vivono in gruppi familiari di piccola dimensione, molto solidi e sviluppano legami molto forti tra di loro. La coesione sociale è fondamentale e la dominanza la realizzano utilizzando schemi gerarchici lineari in funzione dell’età, la più anziana è dominante su quella meno. Dominanza e sottomissione, infatti, servono proprio per capirsi senza bisogno di andare allo scontro».

I circhi sono molto popolari in Russia, ma ci sono crescenti richieste, da parte degli attivisti per i diritti d

egli animali di fermare questo genere di spettacoli. È inaccettabile che esista ancora un luogo dove gli animali vivano la loro intera esistenza in anguste gabbie da cui possono uscire solamente per compiere esercizi contrari alla loro natura.

Gli animali dei circhi sono completamente snaturalizzati, privati nel modo più violento delle loro esigenze biologiche ed etologiche, ridotti ad automi e ridicolizzati per il mero divertimento. Le condizioni di detenzione nei circhi sono per la maggior parte pessime e ogni giorno gli animali sono costretti a compiere gli stessi identici movimenti all’interno di spazi ridottissimi e mortificati in tutti modi per essere assoggettati alla volontà dell’uomo.

I domatori: «Gelosia fra di loro». Un'altra falsità

Sempre secondo i domatori quel duello, potrebbe essere stato causato per attirare l'attenzione dell'uomo, una sorta di gelosia tra le due. Le due femmine di elefante indiane, infatti, entrambe protagoniste di esibizioni circensi da molto tempo, erano sempre secondo quello che dicono dal circo, già entrate in un "conflitto" cinque anni fa.

Altro fake. «La gelosia – continua Pirrone – allo stato attuale non è stata provata in nessuna specie animali, i ricercatori che ci hanno provato finora hanno fallito. È un’emozione complessa che implica tutta una serie di aspetti cognitivi rilevanti e assolutamente non ancora dimostrata. È semmai molto difficile ipotizzare cosa abbia scatenato l’ira di una sull’altra. In cattività le regole cambiano perché cambiano le strutture sociali. In cattività, per esempio, non si tratta più di gruppi familiari, ma di diadi e questo altera le dinamiche comportamentali, facendo nascere conflitti che possono dipendere da incompatibilità di personalità e temperamento. Conflitti che in natura gli animali riescono a gestire, mentre in cattività non è possibile per gli spazi ridotti».

Elemento, quello degli ambienti angusti, che può portare all’innalzamento dello stress e condurre l’animale, che non ha la possibilità di esprimere il suo repertorio comportamentale, a trovare strategie diverse di gestione attraverso l'aumento dei livelli di aggressività. E poi ancora può dipendere dalla tipologia di trattamento degli operatori e dalla gestione non corretta degli animali: «Se le due elefantesse erano già entrate in conflitto – conclude Pirrone – sarebbe stato il caso, non potendo chiudere il circo, almeno di non farle lavorare mai più insieme».