«Troppi cervi? Abbattiamoli e mangiamoli. Facendoli diventare il piatto tipico del territorio». Questa, in sintesi, la proposta scellerata di Salvatore Argiolas, sindaco di Laconi, un minuscolo centro dell’oristanese abitato da meno di 2mila abitanti. Proposta alla quale il sindaco aggiunge anche un’ulteriore chiosa, particolarmente acuta: per abbattere i cervi sardi – che in Sardegna hanno subito un fortissimo declino nel trentennio 1955 – 1985 a causa della caccia, del bracconaggio e della perdita di habitat e che nel '98 sono stati reintrodotti nella foresta demaniale di Funtanamela – formiamo a spese del Comune i giovani, in modo che possano imparare a cacciare animali indifesi per incentivare i proventi dei ristoranti di zona. La natura al nostro servizio, gli animali selvatici utili solo come cacciagione. Educativo.

La denuncia del Grig: «Li trasformi in attrattiva naturalistica del territorio, non in cacciagione»

La denuncia arriva dal  Grig, Gruppo d’Intervento giuridico, un’associazione ambientalista particolarmente attiva in difesa del territorio sardo. «Un’autentica genialata – commenta Stefano Deliperi  fondatore del Grig. – I cervi sardi, pure a Laconi, non sono proprietà del Comune e il sindaco non può destinarli ai ristoranti del proprio paese per “l’abbinata cervo e tartufo di Laconi". Se volesse far qualcosa di sensato e utile per la propria comunità e davvero trasformare il problema in risorsa per il proprio paese, il sindaco di Laconi potrebbe far formare guide naturalistiche per portare i turisti a fotografare i cervi sardi sia nel Parco Aymerich (dove oggettivamente accrescono l’attrattiva turistica), sia nei boschi della zona».

Il ritorno del cervo, l'estinzione a causa di caccia e bracconaggio

Il cervo sardo o corso (Cervus elaphus corsicanus), sottospecie endemica del cervo rosso, di cui è ancora un mistero l’origine della presenza sull’isola, dopo la sua scomparsa dal territorio sardo fu reintrodotto nel ’98 nell’area di Funtanamela da dove, nel 2007, si allontanò riuscendo a superare le reti di recinzione cadute a causa di una forte nevicata invernale, riacquistando la libertà e riappropriandosi di diverse aree del territorio. «Con gli anni alcuni esemplari si sono avvicinati al centro abitato, nel Parco Aymerich e in aree coltivate, causando – pare – anche incidenti stradali, sebbene non si rinvenga alcuna notizia in proposito – spiega ancora Deliperi. – Certo è che il suo va considerato un gradito e importante ritorno di una delle specie faunistiche più caratteristiche della Sardegna, nei luoghi dove l’ultimo esemplare era stato fatto fuori dalla caccia nel 1934».

Il sindaco: «C’è chi scandalizza. Ma l’abbinata cervo e tartufo di Laconi sarebbe il top»

Il sindaco di Laconi Salvatore Argiolas invece considera la presenza di questi splendidi animali, veri simboli del territorio sardo più selvaggio, una vera “invasione”, tanto da lanciare un allarme e invocarne l’abbattimento selettivo per poi riutilizzarne la carne nei ristoranti di zona. «Trasformiamo il problema in un’opportunità per il paese – ha spiegato – l’unica soluzione per diminuire il numero degli esemplari è l’abbattimento controllato, poi però sarebbe un vero peccato sotterrare la carogna dell’animale. Stiamo parlando di un’eccellenza del posto che potrebbe creare un indotto economico. Nei ristoranti l’abbinata cervo e tartufo di Laconi sarebbe il top. Una nuova attrazione turistica. E il Comune è disposto a formare dei giovani per abbattere i cervi che dovrebbero essere un centinaio intorno al paese. Si tratterebbe di valorizzare quindi la loro carne e di creare un turismo alternativo nelle zone interne – ha aggiunto il sindaco. – Capisco che qualcuno possa scandalizzarsi per tutto questo, ma la realtà dei fatti è che stiamo parlando di animali che morirebbero comunque per fame, incidenti stradali o combattimenti tra maschi nel periodo degli amori». Quindi, ha organizzato un incontro con l’Assessore regionale della Difesa dell’Ambiente Gianni Lampis e con i rappresentanti della Città metropolitana di Cagliari e dei Comuni di Arbus e Guspini.

Tutelato e da proteggere, il cervo non può essere cacciato

«Il cervo sardo è una specie faunistica prioritaria ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE (Allegato II), – controbatte invece Deliperi che da anni si batte con attenzione certosina per la difesa del territorio sardo e della sua fauna – specie faunistica rigorosamente protetta ai sensi della Convenzione internazionale di Berna (Allegato II), esecutiva con legge n. 503/1981, specie faunistica particolarmente protetta ai sensi dell’art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i. (l’uccisione di un esemplare è sanzionata penalmente ai sensi dell’art. 30), tutele garantite conseguentemente anche dalla legge regionale Sardegna n. 29/1998 e s.m.i. La proposta del sindaco è un’assurdità e dimostra la scarsa capacità di proporre soluzioni sensate per un qualsiasi eventuale problema causato dalla fauna selvatica».

Il Grig: «Se fossero troppi, possono essere reintrodotti in altre aree, non certo abbattuti»

Al contrario del sindaco, il Grig e Deliperi pensano invece che proprio la presenza di cervi, da osservare, fotografare ed ammirare, potrebbe trasformarsi per un valore aggiunto del territorio che «unitamente alle risorse storico-culturali e all’accoglienza potrebbero costituire una valida attrattiva turistica per Laconi. In ogni caso – conclude Deliperi – gli esemplari che eventualmente venissero ritenuti in eccesso dall’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente, con il necessario supporto tecnico-scientifico dell’I.S.P.R.A., del Corpo forestale e di vigilanza ambientale e dell’Agenzia Forestas, potrebbero esser catturati e reintrodotti, con le opportune procedure, in aree naturalmente vocate e già individuate dagli atti di programmazione regionali».

Nella foto di copertina, un bellissimo esemplare di cervo sardo con il suo caratteristico palco

Non tutti gli animali cornuti hanno le corna