Il campanello d’allarme è stato la tosse. E considerando la diffusione della pandemia da covid-19 oramai largamente diffusa in tutti gli Stati Uniti, immediatamente sono scattati i controlli. Il responso è stato che almeno due gorilla tra quelli che vivono stabilmente al San Diego Zoo Safari erano positivi al SARS-CoV-2, il virus che causa il Covid-19.  I test preliminari sui campioni fecali dei gorilla esaminati dal California Animal Health and Food Safety Laboratory System (CAHFS), sono stati poi confermati dagli esami svolti dai laboratori dei servizi veterinari nazionali (NVSL) del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) che hanno ulteriormente confermato i risultati di positività al virus.

In Africa nessun caso nei grandi parchi, prevenzione accurata perché si sapeva della possibilità di contagio

Nessun dubbio, quindi, che i due splendidi esemplari dello Zoo di San Diego in California si siano ammalati di coronavirus. Sorpresa fino a un certo punto, però, perché è risaputo che i primati, e i gorilla in particolare, sono soggetti alle malattie dell’apparato respiratorio esattamente come gli umani, con cui condividono il 98% del DNA. Talmente risaputo che in Africa, dove vivono ancora liberi i fortunati fratelli dei gorilla che si sono ammalati in California, già nella scorsa primavera si era corso ai ripari. Chiudendo al turismo infatti, i grandi parchi naturali di Congo, Uganda e Ruanda, hanno cercato di arginare la possibile diffusione della malattia e soprattutto i suoi effetti devastanti in una popolazione sempre in affanno: secondo uno studio del 2018 sarebbero in tutto 1004 gli esemplari che vivono nei tre grandi parchi naturali del centro Africa.

«Il Governo ruandese ha permesso la riapertura del parco – spiega Veronica Vecellio del Dian Fossey Gorilla Fund che per la sua attività di monitoraggio e ricerca può contare su ranger sempre testati e isolati –  i turisti per ora sono pochissimi e quelli che arrivano per entrare nel parco per la visita ai gorilla devono risultare negativi al test molecolare. Inoltre le misure sono rigide: mascherina e distanza di 10 metri dal gorilla e di un metro dalla guida. Fino ad ora, comunque, nessun caso di infezione da coronavirus è stato riscontrato».

L’infezione probabilmente trasmessa da un addetto asintomatico

Mai fino ad ora, però, si aveva avuto notizia di gorilla o primati contagiati dagli uomini. In California affermano di aver prestato grandissima attenzione alla possibile diffusione, rispettando in maniera esemplare tutte le norme di sicurezza dovute. «Si sospetta che il gruppo di gorilla abbia contratto l'infezione da un addetto del personale asintomatico, nonostante avesse seguito tutte le precauzioni raccomandate, inclusi i protocolli di sicurezza civid-19 dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e della San Diego County Public Health, oltre a indossare dispositivi di sicurezza come le mascherine quando si trovavano nelle vicinanze. Il fatto che, nonostante questi protocolli, sia avvenuta la trasmissione evidenzia la sfida che tutti dobbiamo affrontare insieme alla lotta contro questo virus altamente contagioso. Con le nuove informazioni presentate da questi casi,San Diego Zoo Global sta rivedendo i suoi protocolli e continua a cercare modi per migliorarli».

Un po’ di tosse e congestione, ma per ora i gorilla stanno bene

Nel frattempo i gorilla contagiati e i loro compagni continuano a essere osservati da vicino dal team veterinario dello Zoo di San Diego, chiuso al pubblico da 6 dicembre. «A parte un po di congestione e tosse, i gorilla stanno bene – ha detto Lisa Peterson direttore esecutivo del San Diego Zoo Safari Park – Il gruppo rimane insieme in quarantena e sta mangiando e bevendo. Speriamo in una piena guarigione». Secondo quando afferma lo zoo californiano l'habitat dei primati del San Diego Zoo Safari Park consente alle grandi scimmie di essere sempre a una distanza di sicurezza da tutti gli ospiti e di non rappresentare alcun rischio per la salute pubblica. Ma poiché, come accade nelle famiglie umane, la promiscuità è la norma, rimangono tutti fortemente sotto osservazione e lontani da ogni contatto.