Il rinoceronte bianco settentrionale o del Nord, una sottospecie del rinoceronte bianco, è definito dall'International Union for Conservation of Nature come probabilmente estinto in natura, dato che attualmente si conoscono solo due femmine che vivono al Ol Pejeta Conservancy, una riserva naturale protetta del Kenya. I tentativi di far riprodurre questi due individui di Ceratotherium simum cottoni in passato non sono andati a buon fine e per questo motivo un team, composto da Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research, Safari Park Dvůr Králové, Kenya Wildlife Service e Ol Pejeta Conservancy, ha intrapreso un progetto di conservazione per prelevare gli ovociti delle femmine in Kenya e creare degli embrioni al fine di preservare questa sottospecie dall'estinzione. Il team riunito nel progetto "BioRescue", in collaborazione anche con l'Università di Padova, ha appena annunciato che due nuovi embrioni si sono appena formati, aggiungendosi ai tre già prodotti nel 2019.

Due embrioni per salvare i rinoceronti bianchi del Nord

A dicembre ben quattordici ovociti sono stati prelevati con successo dal gruppo di lavoro, composto da scienziati e conservazionisti, da Fatu, una delle due femmine ancora esistenti. Gli ovociti poi sono stati trasferiti al laboratorio di Avantea di Cremona. Qui sono stati fecondati artificialmente con i semi conservati di Sumi, un rinoceronte bianco settentrionale maschio che era scomparso anni fa. I due nuovi embrioni prodotti sono ora conservati in nitrogeno liquido e il team ha già cominciato le procedure per poterli poi impiantare in alcune femmine di rinoceronte bianco meridionale (Ceratotherium simum simum) che faranno da madri surrogate. La  speranza è che diano alla luce dei piccoli che potranno fare compagnia alle uniche due femmine ancora vive di cui si ha notizia: Najin e Fatu.

La storia di Najin e Fatu

Sudan, il rinoceronte morto nel 2018
in foto: Sudan, il rinoceronte morto nel 2018

Najin e Fatu, rispettivamente madre e figlia di 31 e 20 anni, sono nate e cresciute nello zoo Dvůr Králové, in Repubblica Ceca. Solo nel 2009 sono state trasferite al Ol Pejeta Conservancy nella speranza che un ambiente più simile al loro habitat naturale, e senza la minaccia dei bracconieri, potesse dare loro qualche possibilità in più di riprodursi. All'epoca infatti Najin e Fatu non erano sole ma in compagnia di due maschi: Suni e Sudan. I due maschi però sono morti per cause naturali senza riuscire a portare a termine l'obiettivo: riprodursi per conservare la sottospecie. La morte di Sudan in particolare, avvenuta il 19 marzo 2018, ha avuto un grande riscontro mediatico perché sembrava essere l'ultima ancora di salvezza, essendo l'ultimo esemplare maschio rimasto.

Non è detto, però, che se i due maschi non fossero morti, Najin e Fatu sarebbero riuscite a dare alla luce dei figli: sembra infatti che le due femmine abbiano problemi riproduttivi, cosa non inusuale per i mammiferi che crescono in cattività. Se il progetto di conservazione andrà a buon fine, le due femmine non saranno più sole ma non è comunque detto che si salveranno dall'estinzione perché questo dipenderà anche dalla variabilità genetica dei nuovi nati.

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