Da qualche anno gli scienziati stanno lottando contro il tempo per salvare il rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni), sottospecie ormai estinta in natura e che sopravvive oggi solamente grazie a due femmine custodite e protette dal Ol Pejeta Conservancy, una riserva naturale protetta del Kenya. Dal 2019 un nutrito gruppo internazionale di scienziati riunito sotto il progetto Biorescue sta provando a salvare questo maestoso gigante dall'estinzione ricorrendo alla riproduzione assistita grazie proprio alle ultime due femmine rimaste, Najin e la figlia Fatu, e allo sperma crioconservato di diversi maschi, ormai tutti morti. Il team ha annunciato di recente aver creato con successo altri tre nuovi embrioni, portando quindi a dodici il numero totale.

Per creare gli embrioni state utilizzate le cellule uovo di Fatu, fecondate in laboratorio coi gameti maschili provenienti da due esemplari maschi differenti, il che è molto positivo per tentare di mantenere più alta possibile la variabilità genetica degli eventuali futuri nati. Gli ovociti erano stati prelevati a inizio luglio, per poi essere trasportati in aereo proprio qui in Italia per la fecondazione, lo sviluppo e la conservazione. Anche il nostro paese, infatti, partecipa a questo ambizioso progetto. Tra i partner di Biorescue ci sono infatti l'Università di Padova, responsabile delle valutazioni etiche, e il laboratorio di Avantea di Cremona, dove avvengono materialmente le fecondazioni.

L'annuncio dell'Ol Pejeta Conservancy

I responsabili del progetto credono fortemente nella buona riuscita dell'impresa, nonostante sia Fatu che Najin non potranno essere in grado di portare avanti alcuna gravidanza, e sperano di riuscire a far nascere il primo nuovo rinoceronte entro i prossimi anni. A dare alla luce i nuovi nati del nord saranno però mamme surrogate dell'altra sottospecie, quella del sud: Ceratotherium simum simum. Le difficoltà però non mancano di certo quando si ha a che fare con la genetica. Dal 2019 infatti sono statti raccolti ben ottanta ovociti dalle due femmine, ma tutti e dodici gli embrioni creati con successo provengono solamente dalle cellule uovo della più giovane Fatu.

Fatu nel giorno del suo 21esimo compleanno

I rinoceronti bianchi settentrionali hanno subito nel secolo scorso una fortissima persecuzione da parte dei bracconieri. In passato vivevano in Uganda, Ciad, Sudan, parte della Repubblica Centrafricana e in Repubblica Democratica del Congo, ma le popolazioni selvatiche si ridussero drammaticamente tra il 1970 e il 1980, quando passarono in soli dieci anni da 500 a soli 15 esemplari. Gli ultimi quattro rinoceronti rimasti in natura furono uccisi dai bracconieri nel Parco Nazionale di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, quando nel 2005 si stava cercando di catturarli per avviare dei progetti di riproduzione in cattività.

Sapevamo da tempo quanto fosse minacciata e a rischio questa sottospecie, ma nonostante ciò ci siamo mossi ugualmente con colpevole e drammatico ritardo. La scienza e le tecnologie ci stanno però fornendo una seconda occasione per provare a rimediare ai nostri errori. La speranza è che presto il rinoceronte bianco settentrionale torni finalmente a vivere libero nelle vaste savane africane del nord da cui lo abbiamo estirpato senza alcun diritto.