Ha più di 1500 membri la pagina Facebook “Io sto con Mauro Guerra”, dedicato al veterinario di Ravenna denunciato per maltrattamenti ad alcuni suoi pazienti. Nella pagina sono decine le persone che gli stanno dando solidarietà, raccontando le storie di cani e gatti che sono stati curati dal medico. Lui, in un post, si definisce «veterinario contadino», con un’attività iniziata «da zero», costruendo «un ambulatorio in mezzo alla campagna, in un angolo della azienda agricola» che tutt’ora gestisce.

«Con il passare degli anni il lavoro da veterinario è aumentato e ha riempito metà delle mie giornate lavorative. Non ho mai voluto fare il veterinario a tempo pieno, e ho sempre voluto continuare la mia vita da contadino per tanti motivi – aggiunge – Credo che il contatto con la natura, con le piante, con le api, con gli animali della fattoria, mi abbiano da sempre aiutato ad acquisire una sensibilità nei confronti degli animali che mi aiuta anche a comunicare meglio con loro. Mantenere il contatto con un mestiere che prevede un lavoro manuale mi serve a non dimenticare cosa significhi la fatica fisica, che è altrettanto degna di rispetto di quella intellettuale».

«Può capitare», sottolinea, «che per questioni di tempo tenga ben ordinato l’ambulatorio, ma, visto che gli impegni prioritari sono tanti», può capitare che «una persona di campagna che si fida degli altri perché sa che gli altri si possono fidare di lui», e che «pensa che tutte le persone siano buone» poi «non pensa di dover tenere ordinati anche i ripostigli e i garage». E aggiunge: «Un brutto giorno di dicembre 2020 capita la catastrofe. Durante una lunga perquisizione, dai vari ripostigli emergono elementi che fanno ipotizzare agli inquirenti che Mauro Guerra si sia macchiato di innumerevoli reati – prosegue – Sbattuto sui giornali come il mostro di S. Antonio, prima ancora di essere processato».

Un episodio in particolare viene raccontato da Guerra, rispondendo all'accusa di 5 gatti «definiti morti dall’accusa» e con una fotografia che sarebbe stata al centro delle prove. «Questa foto è stata trovata all’interno della memoria del mio cellulare, repertata dalla polizia giudiziaria, usata dall’accusa» per «definirmi come un assassino». «In realtà è la foto di 5 gatti sterilizzati nella fase di risveglio post operatorio – aggiunge – I gatti, in attesa di risvegliarsi, sono stati posizionati in decubito laterale per facilitarne la respirazione. Il primo della fila, quello bianco, sta già alzando la testa. Sul carrello a sinistra dei gatti si possono vedere ancora i ferri chirurgici utilizzati per gli interventi, i fili di sutura e gli anestetici. Ora, chi è il vero assassino?».

Il veterinario ha anche risposto alle accuse di alcuni gatti morti trovati nell'ambulatorio dopo la perquisizione del 9 dicembre: «Erano presenti nel mio ambulatorio in quanto i legittimi proprietari non potendo o non volendo seppellirli nei loro giardini mi hanno chiesto di farli cremare dalla apposita ditta – spiega – Questi animali, come previsto dalla legge, sono stati detenuti in attesa del ritiro, in un apposito congelatore all'interno dell'ambulatorio veterinario». Nel frattempo, si sono costituite parti offese le associazioni Animal Liberation Odv, Lega nazionale per la difesa del cane e Anpana.

La foto dei 5 gatti in fila sul tavolo della clinica è stata anche postata ma Kodami ha deciso di non pubblicarla.

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