A cura di Sonia Campa
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Consulente per la relazione uomo-gatto

I gatti possono restare da soli in casa, sono in grado di tollerare periodi di solitudine, ma con dei limiti. Che, benché in molti lo pensino, non sempre possono essere bypassati semplicemente adottando un altro gatto. Il tema della solitudine del gatto è molto dibattuto, ma molto spesso è anche uno dei più fraintesi. Un conto infatti è parlarne in termini di tolleranza di momenti di isolamento, altro è invece pensare all'impatto che la solitudine ha sulla vita di un gatto.

Noi esseri umani tendiamo ad essere spaventati dalla solitudine perché siamo una specie fortemente sociale, che radica la stessa costruzione della personalità del singolo in funzione delle relazioni sociali che costruisce lungo la sua esistenza. Ma il nostro è solo uno dei modi di esprimere ed esperire la socialità. Il cane, per esempio, esprime un altro modello: centrale è la vita del gruppo e le relazioni all'interno dello stesso. Ragiona in termini gregari e tutto quello che fa e pensa è orientato agli interessi del suo gruppo di appartenenza. Il gatto ha un altro modello sociale ancora che si basa su estesi periodi di attività solitaria (che non significa rimanere isolati e inattivi) interrotti saltuariamente da incontri sociali amicali che hanno come obiettivo la conferma dei legami e, sotto certi aspetti, anche la coesione all'interno di un territorio condiviso.

In altre parole, la struttura sociale del gatto lo porta a tollerare benissimo i momenti di solitudine, quando ne ha bisogno. Questo non significa, però, che possiamo lasciare un gatto di famiglia da solo per quanto tempo ci pare. I gatti sanno gestire la solitudine ma solo fino a quando questa non è il contraltare dell’assenza cure, di contatti sociali, di stimoli, di relazioni. E il rischio che, invece, lo sia è tanto più vero quanto più abbiamo creato con loro un rapporto di dipendenza.

A che età il gatto può essere lasciato solo?

Alla domanda generica riguardo quanto tempo un gatto possa stare da solo, allora, non si può che rispondere facendo dei rigorosi distinguo. Un primo discriminante è dato dall'età: gattini sotto l'anno non possono essere lasciati a lungo da soli perché questo influenza negativamente il processo di costruzione della loro personalità in divenire, soprattutto da un punto di vista sociale. Pensate ad un quindicenne umano che cresce isolato chiuso nella sua cameretta e avrete un'idea dell'impatto.

D'altra parte i gatti anziani o comunque gatti che abbiano bisogno di una assistenza continua perché sotto terapia, perché portatori di handicap o di esigenze particolari, potrebbero richiedere un monitoraggio continuo e potrebbero quindi essere dei pessimi candidati ad una solitudine anche di breve corso.

Per quanti giorni il gatto può restare solo?

Ma ancora questo non significa che gatti giovani o adulti in salute e senza problemi particolari possano essere lasciati da soli quanto ci pare. Quanto tempo staremo via? E l’assenza è temporanea, una tantum (magari il tempo di fare una vacanza l'anno?) o si sta parlando di una solitudine che si protrae giorno dopo giorno, almeno 5 giorni su 7, 10-12 ore al giorno? Perché questi parametri incidono in maniera molto diversa, anche sui gatti giovani e aitanti.

Questi, infatti, possono tollerare anche un’assenza di diversi giorni. Un 2-3 giorni non richiedono necessariamente l'intervento di un cat-sitter, soprattutto se non siete persone ansiose e i gatti sono autonomi sul piano alimentare.

Altro discorso è la solitudine quotidiana dovuta al fatto che la casa resta disabitata, immobile, immutabile, per 10-12 ore al giorno e questo per ogni giorno della sua vita o quasi, senza la possibilità di fare o ricercare esperienze alternative. Trascorre la giornata dormendo perché quel che lo circonda è sin troppo noto e al più si attiva quando sente aprire la porta di casa perché gli umani di famiglia rappresentano l'unica risorsa in grado di animare la sua giornata. Questa condizione, che si configura come un'autentica dipendenza, può portarlo velocemente – soprattutto superata la fase giovanile – a stadi di apatia, depressione e autoisolamento sociale dovuti, a livelli molto profondi, al totale silenziamento di qualunque motivazione intrinseca, all’assenza di interessi ma, soprattutto, di opportunità di coltivare quelli di specie.

Come lasciare il gatto a casa da solo

Per lasciare il gatto da solo in casa per qualche giorno, sarà sufficiente aggiungere qualche lettiera (quante dipenderà dal numero dei gatti), un paio di grosse ciotole e dell'acqua aggiuntiva, senza dimenticare di lasciare a loro disposizione qualche gioco e attività da fare. Altre grandi modifiche non dovrebbero essere necessarie: del resto, in questo modo i gatti rimangono nel loro ambiente consueto.

In alternativa o se l'assenza dovesse superare il tempo di un weekend, potrete optare per l'ingaggio di un cat-sitter che 1-2 volte al giorno si rechi da loro e, oltre a pulire ciotole e lettiere, li intrattenga e dia loro un po’ di calore sociale, aiutandoli a spezzare l'inevitabile monotonia dell'isolamento in appartamento.

Riguardo l'opzione pensione o ospitalità presso un conoscente, bisogna considerare che per quanto possa essere accogliente, il costo emotivo del trasferimento è per i gatti, territoriali e abitudinari per antonomasia, superiore rispetto al restare a casa, tra le proprie sicurezze e i propri odori, a meno che l'alternativa non faccia parte delle abitudini routinarie del gatto.

Non sempre adottare un altro gatto è la soluzione

Molto spesso si pensa che la soluzione alla solitudine di un gatto sia l'adozione di un secondo gatto, idea che viene corroborata dall’immaginario di due gatti che giocano e si rincorrono, "facendosi compagnia". Tuttavia l'esperienza condivisa tra tutti gli operatori che si occupano di relazione uomo-gatto è che le convivenze fra gatti, soprattutto quelli conosciutisi in età adulta, non sono affatto ovvie. Raramente la soluzione alla solitudine di un gatto è un altro gatto perché, banalmente, non si può dare per scontato che tra i due si crei una relazione amicale. A volte i problemi si amplificano persino, a causa delle ostilità emergenti tra i due gatti. Altre volte, con il passare del tempo, l’adozione del secondo gatto si traduce nella somma delle solitudini dei due, se entrambi sono inseriti in un contesto comunque demotivante.

Quando rivolgersi a un cat-sitter?

Si potrebbe pensare di interrompere le ore di solitudine come si fa con i cani, cui viene garantita un'uscita o due al giorno da qualcuno che viene pagato per farlo? Il ricorso a un cat-sitter che venga una o due volte al giorno ad intrattenere il micio può diventare una scelta a lunga distanza, quotidiana? Onestamente non ci ho mai pensato: parliamo di un animale che ama la prevedibilità del suo ambiente e preferisce relazionarsi con chi gli è familiare ma credo che, se socievole, potrebbe abituarsi alla “intrusione” di un estraneo una volta al giorno che gli faccia compagnia e lo distragga un po'. Tuttavia queste sono delle soluzioni di appoggio e non alla portata delle tasche di tutti. Forse la domanda che dovremmo iniziare a porci è: non sarà il caso di rivedere i parametri in base ai quali decidiamo di adottare un gatto, iniziando a dare il giusto peso alla quantità e al tipo di solitudine che gli verranno imposti dal nostro stile di vita?

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.