Era lì, impaurita, disorientata, mentre tra le luci dei fari delle auto cercava di capire dove fosse. L’hanno ribattezzata Piccoletta, una cagnolina ritrovata dagli agenti della polizia stradale mentre se ne stava pericolosamente sul raccordo autostradale, all’altezza del Comune di Corciano, in Provincia di Perugia.

Sono stati alcuni automobilisti ad accorgersi della cagnolina mentre costeggiava lo spartitraffico. Molte sono state le loro segnalazioni al 112, tanto che la sala operativa ha allarmato subito la pattuglia più vicina della polizia stradale. E una volta lì, gli agenti Cristiano e Daniele l’hanno soccorsa. Sono stati loro ad essersi accorti che Piccoletta aveva una zampa ferita.

I poliziotti hanno portato la cagnolina dal veterinario di zona per cercare di darle le cure primarie e per identificare, attraverso il microchip, il nome del compagno umano. L’uomo, appena ha avuto notizia del ritrovamento, si è accordato con gli agenti e con il veterinario per la riconsegna.

Quella di Piccoletta è l’ennesima storia di un cane salvato proprio grazie al chip sottopelle. Si tratta di un sistema lungo 7 millimetri con una tecnologia Rfid che permette, grazie a un lettore digitale, di poter risalire al compagno umano dell’animale. La frequenza è praticamente universale: secondo uno standard deve operare a 134.2 Khz. Ha 15 cifre, che corrispondono a un codice identificativo unico.

Il microchip (che si mette sotto pelle, nella zona del collo) è composto da una capsula di vetro biocompatibile che non è assolutamente pericoloso per il cane. È l’evoluzione di quello che un tempo era il tatuaggio, usato per anni ma che poi è stato sconsigliato anche a causa del dolore che poi poteva portare agli animali, oltre che alla difficile lettura che poteva derivare per la crescita del pelo.

Mettere il microchip è un obbligo di legge: chi non iscrive il proprio cane all’Anagrafe canina regionale può avere sanzioni da 78 a 233 euro. E la mancata applicazione entro i tre mesi porta a una multa da 104 a 259 euro.