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30 Agosto 2022
12:00

Pescano nell’area marina protetta ad Alghero e pubblicano il video su TikTok: denunciati due blogger

Due blogger sono stati denunciati presso la procura della Repubblica di Sassari per aver pubblicato su Tik Tok il video di una battuta di pesca illegale nell'area marina protetta di Capo Caccia, ad Alghero.

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La battuta di pesca proibita tra le splendide acque dell'area marina protetta di Capo Caccia ad Alghero, in Sardegna, non è stata esattamente una bella prova di intelligenza per cominciare le vacanze. E ancor meno lo è stato postare con fierezza il video dell’impresa su TikTok visto che costerà loro pesanti conseguenze.

È però esattamente ciò che hanno fatto due blogger raccontando la loro prima giornata di vacanza sull’isola. Nel video, poi cancellato, si vede uno dei due che emerge dall’acqua con una cernia di oltre 10 chilogrammi, ma poi le prede saranno tre. Pesca eccezionale, quindi, tanto da chiamare “in diretta” il padre per vantarsi.

Evidentemente non paghi del primo mancato rispetto della legge, i due si sono filmati anche nel prosieguo della giornata, ovvero quando hanno cercato di vendere la merce a qualche ristorante del luogo.

In tre hanno rifiutato l’offerta, ma al quarto tentativo, in centro, l’affare si è chiuso per 140 euro. Per finire “in bellezza” i due hanno pure trovato una fontana per lavare l’attrezzatura da pesca e, già che c'erano, per farsi la barba.

La dirigenza dell’Area protetta marina dove i due hanno deciso di andare a pesca ha fatto scattare una denuncia presso la procura della Repubblica di Sassari «affinché vengano svolti gli opportuni accertamenti e applicate le sanzioni di legge».

Peraltro non sarà difficile riconoscerli visto che il video, in possesso della Procura, mostra perfettamente volti, numero di telefono del padre di uno dei protagonisti e la targa del van con cui i due viaggiano.

«Ci vuole una punizione esemplare, così sarà di esempio per tutti», scrive su Facebook Christian Mulas, presidente della commissione Ambiente del comune di Alghero.

E rincara la dose Stefano Deliperi, portavoce del GrIG, l’associazione ambientalista Gruppo d'intervento giuridico: «La Sardegna non è terra e mare per beceri safari, chiunque se lo metta in testa una buona volta per tutte».

E aggiunge: «La pesca sportiva nelle aree marine protette è vietata e sanzionata penalmente e potrebbe integrare gli estremi del reato di furto aggravato ai danni dello Stato, mentre l'acquisto di proventi da reato può integrare gli estremi di cui all'articolo 648 del codice penale (ricettazione), oltre alle sanzioni inerenti gli aspetti commerciali e igienico-sanitari».

Le Aree marine protette vengono sorvegliate dalle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera e dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione autonoma della Sardegna (Cfva) secondo le rispettive competenze, nonché dalle altre Forze di polizia.

Nelle Aree marine protette sono vietate ovviamente tutte quelle attività che possono compromettere la tutela delle caratteristiche dell'ambiente oggetto della protezione.

In particolare sono vietati: la cattura, la raccolta e il danneggiamento delle specie animali e vegetali, l'asportazione di minerali e di reperti archeologici e l'alterazione dell'ambiente geofisico e delle caratteristiche idrobiologiche delle acque.

Ma anche l'introduzione di armi, esplosivi e ogni altro mezzo distruttivo e di cattura, la navigazione a motore e ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi.

Chi viola tali disposizioni, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da 103 a 13.000 euro (art. 30, n. 1). Le pene sono raddoppiate in caso di recidiva.

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Simona Sirianni
Giornalista
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