A cura di Sonia Campa
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Consulente per la relazione uomo-gatto

Lo spostamento dei cuccioli di una nidiata è uno dei comportamenti più antichi presenti nel repertorio di cura delle gatte. Qual è il suo significato, possono venire coinvolti gli esseri umani e come agire davanti ad un gatta che sembra contare sul nostro supporto?

Una delle immagini più popolari inerenti i gatti è quella di una madre con un piccolo di pochi giorni in bocca, traghettato da un luogo ad un altro. Questo comportamento è talmente antico, ben radicato nel repertorio comportamentale del gatto, che i piccoli hanno sviluppato un vero e proprio riflesso noto come portage che agevola il trasporto di mamma gatta: quando lei afferra un piccolo all'altezza del collo, questi si “accartoccia” e si rende passivo per facilitare la presa e consentirle di camminare, correre, persino saltare, con il piccolo saldamente assicurato tra le mandibole.

Perché lo fa? I motivi che inducono mamma gatta a spostare i suoi gattini da un nido ad un altro possono essere numerosi.

L'igiene del nido

Un nido occupato da mamma e gattini emana odori di natura biologica che possono attirare predatori o competitori e vi si può accumulare sporcizia nel giro di pochi giorni. Per questo motivo, e soprattutto durante il primo mese di accudimento, è molto probabile che mamma gatta decida di cambiare sede per occuparne una olfattivamente meno intercettabile dall'esterno.

Ha percepito un disturbo

Durante la mia infanzia, gli anziani usavano dire ai bambini di non andare a disturbare troppo spesso mamma gatta coi suoi gattini né di toccarli altrimenti li avrebbe “nascosti”: la conoscenza popolare, come spesso accade, si radicava nell'esperienza pratica delle altre specie. In effetti, una mamma che si senta invasa negli spazi o nelle scelte, potrebbe decidere di spostare i suoi piccoli per poter condurre con meno stress il suo impegno di maternaggio.

Ha percepito un pericolo

Un altro elemento che può muovere le scelte di una gatta è indubbiamente la percezione di un pericolo attorno al nido. Non importa che sia reale (come potrebbe esserlo la presenza di cani vaganti, ad esempio) oppure immaginario (come l'invadenza di umani che sollevano, toccano, guardano insistentemente i piccoli): se la madre sente che, per i suoi parametri di sicurezza, la nidiata è a rischio, la sposterà in un posto più recondito.

Un atto educativo

A volte la madre può decidere di spostare i piccoli semplicemente perché ritiene di doverli esporre a delle novità ambientali che ne agevolino lo sviluppo, portandoli verso quell'autonomia che li renderà indipendenti. In questo caso, la scelta di un nuovo nido può essere considerato un vero e proprio atto educativo.

E se li porta verso l'uomo?

Durante il secondo mese, la gatta potrebbe incoraggiare i cuccioli ad avvicinarsi ad un abitato che sa essere ricco in risorse alimentari messe a disposizione da un essere umano, sotto forma di rifiuto, come pratica ad hoc (la classica ciotola di crocchette lasciata in giardino) o per via indiretta (abbondanza di prede). In questo caso si potrebbe avere la tentazione di credere che la gatta voglia “consegnare” i piccoli all'uomo: in realtà, sta solo insegnando loro a riconoscere una zona dove troveranno accesso facile e gratuito ad una fonte alimentare.

Se la gatta chiede aiuto

D'altra parte, non sono rari gli aneddoti che raccontano di gatte che aspettano il loro umano di riferimento prima di partorire in casa o che si sono affidate a lui/lei per avere un sostegno, pratico o emotivo, per la loro cura. Questo può spiegarsi, probabilmente, con una certa tendenza delle gatte domestiche ad allevare i piccoli in collaborazione con altre gatte affiliate. In assenza di altre gatte, è possibile che un umano possa in qualche modo svolgere la stessa funzione, qualora la micia ne avesse il bisogno.

Come intervenire?

Se la gatta chiede il nostro contributo, questo sarà di valore quanto più seguirà i bisogni di lei, in uno spirito di messa in servizio e di supporto alle sue scelte strategiche: sul piano pratico questo si traduce nel lasciarle scegliere il luogo in cui partorire ma anche lasciarle la libertà di spostare i piccoli, se ne sente la necessità, riconoscendole e dimostrandole la fiducia di essere in grado di fare le scelte migliori per i suoi figli.

Infatti, anche qualora la gatta chiedesse il nostro supporto, per tutelare lei e i piccoli e per non indurle inutile stress, sarà fondamentale farlo con discrezione e senza avere la presunzione di sostituirsi a mamma gatta.

Mici senza mamma, come aiutarli per l'alimentazione?

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.