Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Siete seduti a tavola, una pietanza fumante è davanti a voi e non vedete l'ora di gustarla in santa pace, ma qualcosa interferisce. Qualcosa "vi pizzica" su una tempia. Spostate lo sguardo dalla tavola al vostro fianco e due enormi occhi sbarrati vi fissano dal basso. E immediatamente udite anche un ritmico tamburellare, sempre più rapido. Quanti di noi vivono questa situazione ogni giorno?

Perché il nostro cane ci fissa mentre mangiamo? Ebbene, non ci vuole un etologo per comprendere le intenzioni del nostro cane in una scena come quella descritta. È ovviamente attratto dal cibo che ci accingiamo a consumare, come ben sanno anche coloro che non vivono con un cane. Ed è su questo che vale la pena soffermarci un istante, ovvero sulla straordinaria abilità dei nostri compagni di farsi comprendere da noi.

Una volta era la Regola numero 1!

«Non date il cibo da tavola ai cani!», recita perentoria una delle regole di fuoco della convivenza con il cane. E voi intendete metterla in pratica. Ecco che allora vi fate forza. Vi sedete composti a tavola, un po' più composti del solito, consci del fatto che siete in procinto di affrontare una dura prova di resistenza. Ma anche lui, il vostro compagno a quattro zampe, è pronto. È nato pronto.

Ha già preso posto accanto a voi, in Pole Position. Avete davanti il piatto fumante, squisito, succulento e molto, molto profumato, soprattutto per il potente tartufo di un cane. Ripassate il mantra mentre sistemate il tovagliolo e afferrate le posate: «Non devo dargli nulla… ma proprio nulla, e… Mi hanno detto di non guardarlo nemmeno!»

Avvicinate la forchetta al piatto: il movimento è un po' rigido a dirla tutta, non siete sciolti come al solito. «Chissà se lui lo ha notato?». Ed ecco che appena il vostro braccio si muove vi pare come se qualcosa lo seguisse. Con la coda dell'occhio scorgete uno spostamento, lieve, quasi impercettibile, ai margini inferiori del campo visivo.

Cane che fissa per comunicare i suoi desideri

«Non lo devo nemmeno guardare!», vi ripetete. Siete infatti consci che non potreste resistere al suo sguardo diretto. Vi sentireste di tradire la sua fiducia se poi non lo assecondaste. Infilate così in bocca il primo boccone e, lentamente, iniziate a masticare. Un po' vi duole la schiena, innaturalmente contratta… Non avete ancora inghiottito che venite anticipati da una sorta di "Glom!" che sentite provenire dal basso, ma dovete resistere alla tentazione di guardare. Accidenti, una faticaccia!

Prendete un altro boccone e di nuovo lo spostamento fugace. Mentre la forchetta con il suo carico fumante si avvicina alle vostre labbra cominciate a percepire quel frizzicore su una tempia. Come un prurito, e una lieve pressione… si potrebbe anche aggiungere un certo tepore, concentrato in quel punto. Senza voltarvi, e con molta cautela, con la testa immobile come foste preda di un attacco di torcicollo, muovete appena le palle degli occhi, pronti a rientrare nei ranghi come dei fulmini se scoperti. È allora che scorgete il cane che con intensità vi fissa la tempia, come se stesse attuando una sorta di "attacco mentale" per influenzare la vostra coscienza, o quanto meno per ottenere uno sguardo, cosa essenziale per potervi comunicare i suoi desideri, i suoi bisogni… i suoi sogni.

Ma voi niente. Stoici, tornate a fissare il piatto per prendere un nuovo boccone (intanto lo stomaco vi si sta chiudendo per la tensione). "Forse presto si arrenderà", pensate. Ingenui!

Cane che fissa per procedere con l'attacco tattile

Infatti visto il fallimento dell'attacco mentale, il cane passa all'acustico. Mentre il boccone transita dal piatto alla vostra bocca udite sonori sospiri frammisti ad una sorta di lamento: è quasi impossibile trattenersi dal guardarlo. Fa leva, in modo subdolo aggiungeremo, sulla nostra motivazione epimeletica (quella che spinge i mammiferi a prendersi cura degli altri).

Fa tutto ciò mantenendo la concentrazione sui nostri occhi, fisso come una statua di marmo. Ma siete stati bravi. Non ci siete cascati. Avete resistito anche a quello. Allora il cane pensa di dover utilizzare un nuovo approccio. L'attacco tattile! Quasi infallibile, e lui lo sa. Quando passa a quello, e avrebbe voluto evitarlo, sa di indurvi ad una reazione. A prestargli attenzione.

Inghiottite il boccone, come premio del vostro impegno e vi preparate al prossimo step pensando che, forse, lui abbia esaurito le sue risorse e che questo momento di pausa sia un momento di riflessione e di accettazione. Il vostro cane ha raggiunto l'illuminazione? Sta forse pensando: "Ok, non devo chiedere cibo  da tavola"? Riuscite quindi con crescente soddisfazione a mettere in bocca un altro paio di bocconi e proprio mentre la vostra schiena si rilassa un poco e il collo diviene meno ingessato, subite il nuovo, imprevisto, attacco micidiale.

Si allarga un certo tepore sulla vostra coscia. Un tepore umidiccio che aumenta via via insieme con un certo peso. Il suo testone si appoggia, e la bava, che nel frattempo si era accumulata, diviene una chiazza sempre più estesa. A questo attacco non è facile resistere. Ci sono più elementi in gioco: il calore, il peso, la sensazione di umido e, spesso, esso è sferrato in aggiunta a quello acustico, con uno sbuffo, quasi come se il cane si fosse "sgonfiato" appoggiandosi. Sì, ma con struggente malinconia.

Bisogna essere degli asceti per non prestargli attenzione, per non lasciarsi andare a qualche gesto inconsulto che gli faccia comprendere di aver attirato la nostra attenzione. Inghiottite a fatica il cibo che nella sorpresa vi si era fermato in gola. In quel punto in cui ha superato la possibilità di essere richiamato in bocca, ma dal quale pare non intenda scendere oltre. Dovete aiutarvi con dell'acqua. Il cane resiste in quella posizione un bel po'. Con i suoi occhioni languidi vi guarda dal basso in sù, insinuandosi oltre la tovaglia, tra le braccia, fino a catturare uno scorcio dei vostri occhi: «Guardami! Guardami! Guardami!», vi risuona nella testa come una cantilena che non si riesce ad ignorare.

L'attacco finale

Infine, quando le parti sono ormai esauste, arriva il colpo di grazia. Il momento di svolta. Mentre fissate il piatto davanti a voi, la pietanza è ormai agli sgoccioli e non percepite più il peso del testone sulla coscia. Ma qualcosa, come un'ombra, al limitare del vostro campo visivo, si solleva lentamente. Come il sorgere della luna piena, il cane, con le zampe appena poggiate al bordo della sedia, emerge dal basso con occhi sbarrati e puntati, ancora una volta, sulla vostra tempia.

Badate bene: non sulla tavola, non sul piatto. Niente di tutto ciò: puntati su di voi! E questo è "l'attacco finale", che può avere diverse varianti. La più blanda è condotta con l'intensità dello sguardo e un progressivo, lentissimo, quasi impercettibile avvicinamento del muso. Ricordate quella sensazione alla tempia? Ecco, qui è amplificata cento volte. Inoltre il cane sa di essere nel vostro campo visivo, anche se al margine estremo. Alcuni cani a questo punto vi possono anche sniffare l'orecchio – con una certa nonchalance – oppure aggiungono l'acustico, con un lamento inconfondibile, come un fischio acuto. Dovete tener duro! Per carità, non sghignazzate nemmeno. Fermi! Inespressivi! È qui che dovete resistere come mai prima d'ora… Ce la potete fare!

Ma molti di noi non ce la fanno. E in caso riusciste a resistere non pensate che il cane non abbia altre risorse… di solito intorno al tavolo ci sono più persone, e lui è pronto a ricominciare tutto dall'inizio con qualcun altro.

Il cane è una delle poche specie, se non l'unica, che ha una predilezione nel comunicare con l'uomo e nel farlo soprattutto attraverso gli occhi. Ci sono molti studi in merito ed è emersa infatti la sua straordinaria capacità di comprendere il nostro linguaggio del corpo e soprattutto delle espressioni facciali. Quindi i cani ci guardano per comprendere (quello che stiamo indicando, il nostro stato emotivo, le nostre intenzioni), per comunicare (indicarci qualcosa, esprimere un bisogno, un loro stato d'animo) e sono dei veri e propri maestri in questo, tanto da far sospettare che in alcuni casi siano più bravi loro a comprenderci di quanto non lo siano molti nostri simili.

Cosa fare se il cane chiede cibo a tavola?

Non c'è nulla di male quindi che i nostri cani ci guardino nelle varie situazioni della vita, in fondo noi siamo il loro mondo – e non gli diamo poi molte possibilità di scelta – e non possiamo lamentarci se poi siamo degli "osservati speciali", soprattutto quando facciamo cose che interessano molto anche loro.  Se non vogliamo avere problemi quando siamo seduti a tavola, la cosa più semplice è ignorare il cane fin da subito, presto constaterà che lo stare lì ad attendere qualche bocconcino è tempo sprecato. Ma chiediamoci quale valida alternativa gli abbiamo fornito in cambio.

Il senso di questo articolo non è quello di indicare alle persone una strategia per educare il cane quando si è a tavola, ma quello di far riflettere sulle doti comunicative del nostro cane, e su quale sia l'importanza del guardarsi, soprattutto all'interno di una relazione affettiva. E proviamo allora a rovesciare il punto di vista: tu, come sei solito guardare il tuo compagno a quattro zampe? E perché?