Nemmeno i divieti in atto per l’emergenza pandemia fermano le corse clandestine di cavalli. A San Marco, territorio di Paternò, nel catanese, i carabinieri hanno denunciato zio e nipote per interruzione di pubblico servizio e maltrattamenti di animali.

Corse clandestine in lockdown

La corsa organizzata dai due uomini, nel silenzio del lockdown di domenica 10 gennaio, non era passata inosservata ad alcuni abitanti-testimoni che hanno sentito il dovere civico di denunciare il fatto ai carabinieri, immortalando con i cellulari le immagini degli animali frustati dai fantini e incitati da un gruppo di persone a bordo di motoveicoli ai lati della strada. I militari sono così riusciti a identificare il luogo e a sequestrare una sorta di maneggio con tutto quello che c’era dentro: nella stalla dell’organizzatore della corsa sono stati trovati 5 cavalli, 4 metri cubi di mangime destinato all'alimentazione degli animali privo della prevista tracciabilità e diversi farmaci veterinari alcuni dei quali dopanti probabilmente per migliorarne le performance.

Una lotta infinita alle corse clandestine di cavalli

Quella delle corse clandestine di cavalli è una vera e propria piaga molto diffusa in Sicilia, soprattutto nel Catanese. Sono state moltissime le operazioni delle forze dell’ordine che si sono succedute negli anni, ma il fenomeno è talmente radicato che neanche la pandemia è riuscita a fermarlo. Una lotta senza fine, come spiega laLav, Lega anti vivisezione: da una parte gruppi di criminali che sfruttano i cavalli, dall’altra le forze dell’ordine.

Ma la legge che fa?

Nonostante la gravità e la pericolosità, questo fenomeno criminale sembra non suscitare particolare interesse in chi deve legiferare in tal senso: sono anni che la si chiede l’inasprimento delle pene com l’approvazione di una sanzione penale, sotto forma di delitto, per chi partecipa alle corse clandestine a qualsiasi titolo, anche in qualità di spettatore. E non solo: viene chiesto anche il divieto di circolazione di veicoli a trazione animale e quello di possedere cavalli, scuderie o attività inerenti all’ippica per i pregiudicati per reati a danno di animali, scommesse clandestine, gioco d’azzardo, associazione per delinquere e reati di mafia, anche attraverso l’adozione di misure di polizia, personali e reali.

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Un doppio problema che coinvolge gli animali

Il problema è duplice: perché questa attività criminale, oltre a sottoporre gli animali coinvolti a maltrattamenti e a condizioni di detenzione esasperate, c'è tutto l'aspetto dell'illegalità. Le corse clandestine, infatti, sono un mezzo di riciclaggio di proventi illegali, di controllo sociale e di dominio territoriale che non può essere contrastato con interventi spot. Se si vuole vincere per davvero la lotta, è convinta la Lav, occorre adottare una visione strategica unitaria dei vari aspetti dell’illegalità zoomafiosa che incidono sul più vasto contesto della tutela della sicurezza pubblica e su quello della lotta alla criminalità organizzata.  Altrimenti continueremo con l’ipocrita indignazione fino alla prossima corsa clandestina.

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