Il nuovo rapporto zoomafia di Lav, alla sua ventunesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2019. Crimini e ipotesi di reato da considerare in maniera molto scrupolosa anche per i gravi rischi sanitari insiti in traffici di animali selvatici o in macellazioni clandestine, come l’attuale crisi internazionale di coronavirus ha confermato a livello internazionale. L’elenco dei reati contro gli animali è lungo e doloroso, si passa dal traffico di animali via Internet alle corse clandestine di cavalli, dai combattimenti tra animali ai business dei canili e ancora: contrabbando di fauna e bracconaggio organizzato, macellazioni clandestine, furto di bestiame, pesca di frodo e illegalità nel comparto ittico, uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga e zoocriminalità minorile.

«Per comprendere un fenomeno criminale è necessario ricorrere anche all’analisi statistica, per questo analizziamo ogni anno i dati delle procure – spiega il criminologo Ciro Troiano -Purtroppo, nell’ambito dei delitti contro gli animali, oltre ad avere una carenza di dati affidabili, spesso circolano numeri infondati, frutto di errori metodologici, di puro pressappochismo o, in alcuni casi, di malafede».

I dati delle procure della repubblica raccolti ed elaborati dall’Osservatorio nazionale zoomafia della Lav confermano una sostanziale stabilità dell’andamento dei crimini contro gli animali relativi al numero totale dei procedimenti penali del 2019. Si tratta di crimini sia noti che a carico di ignoti, come uccisione di animali, maltrattamento di animali, spettacoli e manifestazioni vietati, combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali, uccisione di animali altrui, abbandono e detenzione incompatibili, reati venatori e traffico illecito di animali da compagnia. Le risposte sono arrivate da 98 procure ordinarie, su un totale di 140, pari al 70% del totale e da 26 procure presso i tribunali per i minorenni su un totale di 29, pari all’89% del totale. Sommandole si arriva al 73% di tutte le procure del Paese.

Il rapporto dell'Osservatorio nazionale zoomafia

Esaminando i dati raccolti Lav registra una leggerissima diminuzione dei procedimenti nel 2019 rispetto al 2018: -0,18% (7111 fascicoli nel 2019 e 7124 nel 2018); mentre gli indagati sono aumentati del +11% (4758 indagati nel 2019 e 4266 nel 2018). Nel 2019 sono stati aperti circa 26 fascicoli al giorno, uno ogni 55 minuti; con circa 16 indagati al giorno, uno ogni 90 minuti, per reati a danno di animali. Si registra a livello nazionale un tasso di 16,07 procedimenti e di 9,64 indagati ogni 100mila abitanti.

«Il quadro che proponiamo si basa sui dati ottenuti da un campione pari al 70% di tutte le procure della Repubblica d’Italia. Un dato molto più che significativo, e statisticamente rappresentativo – continua Ciro Troiano -Un altro aspetto da considerare è che in generale sono di più i reati denunciati a carico di ignoti che quelli registrati a carico di autori noti. Se si considera poi che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco più del 20 per cento, e di questi meno della metà, il 43,7%, si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati».

I crimini contro gli animali più contestati

Dall’analisi dei crimini contro gli animali consumati in Italia risulta che il reato più contestato resta quello di maltrattamento di animali, con il 32,66% del totale dei procedimenti per crimini contro gli animali e il 37,46% del totale del numero degli indagati registrati presso le procure che hanno risposto. Seguono:

  • l’ uccisione di animali, con il 32,10% dei procedimenti registrati e percentuale degli indagati pari al 10,98% del totale;
  • reati venatori, con il 15,87% dei procedimenti presi in esame e percentuale degli indagati pari al 21,56% del totale;
  • abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura con il 14,53% e con il 17,83% del totale indagati;
  • uccisione di animali altrui con il l 4,16% dei procedimenti e il 3,10 % % del totale indagati;
  • traffico di cuccioli, con lo 0,48% del totale dei procedimenti e l’1,29% del totale indagati;
  • organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, con lo 0,15%, ma con il 7,74% del totale indagati;
  • spettacoli e manifestazioni vietati, pari allo 0,04% di tutti i reati contro gli animali registrati e pari allo 0,04 degli indagati.

La geografia dei crimini contro gli animali

Il bacino di dati raccolto da Lav offre uno spaccato reale dei reati contro gli animali accertati sul territorio nazionale e consente anche un’analisi della distribuzione geografica dei crimini contro gli animali. Anche per il 2019 la procura di Brescia, sempre in base al campione analizzato del 70% delle procure, si conferma la città con più reati contro gli animali: 472 procedimenti con 371 indagati. La provincia di Brescia – spiega Lav – rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia quindi il numero dei procedimenti per tali reati influisce notevolmente sulla media totale dei reati contro gli animali registrati. Seguono:

  1. Roma con 209 procedimenti e 135 indagati;
  2. Udine con 205 procedimenti e 86 indagati; Verona con 182 procedimenti e 86 indagati;
  3. Milano con 171 procedimenti e 106 indagati;
  4. Latina con 165 procedimenti e 60 indagati;
  5. Cagliari con 164 procedimenti e 110 indagati;
  6. Napoli con 164 procedimenti e 94 indagati;
  7. Firenze con 164 procedimenti e 72 indagati;
  8. Torino con 153 procedimenti e 71 indagati;
  9. Genova con 151 procedimenti e 92 indagati;
  10. Siracusa con 130 procedimenti e 91 indagati;
  11. Santa Maria Capua Vetere (CE) con 132 procedimenti e 90 indagati;
  12. Benevento con 131 procedimenti e 73 indagati.

La procura con meno procedimenti per reati contro gli animali è, invece, quella di Isernia con 2 procedimenti e 6 indagati. Seguono:

  1. Savona con 9 procedimenti e 3 indagati;
  2. Tempio Pausania (SS) con 10 procedimenti e 9 indagati;
  3. Fermo con 13 procedimenti e 8 indagati;
  4. Aosta con 15 procedimenti e 8 indagati;
  5. Rovereto (TN) con 17 procedimenti e 13 indagati;
  6. Caltagirone (CT) con 21 procedimenti e 10 indagati;
  7. Locri (RC) con 22 procedimenti e 9 indagati;
  8. Gela (CL) con 24 procedimenti e 9 indagati;
  9. Patti (ME) con 29 procedimenti e 9 indagati.

Per quanto riguarda i dati delle procure presso i tribunali per i minorenni, i procedimenti del 2019, riferiti a 26 procure su un totale di 29, pari all’89%, sono stati 28 con 32 indagati. Rispetto al 2018 si registra una flessione del -10% dei procedimenti (da 31 sono passati a 28) del -13% degli indagati (passati da 37 a 32).

Le procure per i minorenni con maggior numero di procedimenti sono Campobasso e Sassari con 4 procedimenti e 2 indagati. Il maggior numero di ragazzi indagati, 18, è per maltrattamento di animali; 11, invece, quelli indagati per uccisione di animali. Seguono 2 per reati venatori e 1 per combattimenti.

«Quello dei crimini contro gli animali è un fenomeno complesso e multiforme – conclude il criminologo Ciro Troiano – Per questo auspichiamo che, in ossequio all’esigenza di legalità e sicurezza diffusa in tutti gli strati sociali, si arrivi presto al varo di alcuni provvedimenti legislativi, attesi da tempo, come il potenziamento della normativa sulla tutela penale degli animali».