A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

In tutta la Sardegna, più che in altre regioni, le feste tradizionali sono ampiamente rappresentate, specialmente in virtù della forte vocazione agropastorale e dei riti religiosi profondamente sentiti. Feste più frequentemente svolte all'insegna del binomio uomo-cavallo: esibizioni di corse e palii, sfilate e acrobazie che imperano durante le manifestazioni.

Negli anni non sono mancate però le tragedie che hanno riguardato sia persone che equini e la questione sul benessere animale si è fatta sempre più presente.

L’Ordinanza Ministeriale sulle manifestazioni popolari svolte con equidi, ad oggi, a distanza di dodici anni dalla sua emanazione, sta dando i suoi risultati, anche se ancora lentamente.

Per sapere di più su questa tematica e immergerci nella tradizione sarda legata all’utilizzo del cavallo, abbiamo parlato con il dottor Fabio Schirru, medico veterinario della clinica “Il Chirone” di Quartu Sant’Elena (CA) e membro della Società Italiana delle Scienze Forensi Veterinarie (SISFV), che l’8 ottobre ad Amalfi, in occasione del Terzo Congresso Nazionale delle Scienze Forensi Veterinarie ha presentato la comunicazione scientifica “Indagine retrospettiva sull’applicazione dell’Ordinanza Martini alle manifestazioni equestri popolari in Sardegna nei primi dodici anni dall’entrata in vigore”.

Il ruolo del cavallo nella cultura sarda

«Il cavallo è un animale profondamente legato alla cultura sarda. Tutta la “filiera produttiva” è particolarmente radicata in questa terra; partendo dall’allevamento spazia ai centri di addestramento ed allenamento, all’organizzazione di eventi e manifestazioni. Molti cavalli d’equitazione e molti corridori del Palio di Siena e di altri palii minori nazionali provengono infatti proprio da questa terra, come anche molti cavalieri e fantini professionali di notevolissima fama» spiega Fabio Schirru a Kodami.

«Il binomio uomo-cavallo è così il fulcro centrale nelle numerose feste tradizionali dell’isola, in una commistione fra sacro e profano. Rapporto che nei secoli si è andato radicando sempre più ai principi dell’integrità morale, della durezza delle regole del coraggio, del vigore e della forza, tipiche soprattutto delle popolazioni dell’entroterra sardo. Il cavallo è così un mezzo per l’espressione della cosiddetta “Balentìa”».

Concetti che aiutano a capire la natura agonistica ed acrobatica delle manifestazioni e la loro intensità nell’esecuzione e che non stupiscono: nelle culture popolari la spettacolarizzazione del dominio dell’uomo sugli animali è diffusa in varie aree geografiche tramite le numerose feste tradizionali con animali. La più famosa di queste spettacolarizzazioni è sicuramente rappresentata dalla tauromachia in Spagna.

Palii, Ardie, Satriglie e Pariglia

«Sull’isola annualmente si disputano e celebrano dai 100 ai 150 eventi fra agonistici e folkloristico-religiosi, in base all’anno e alle festività, che coinvolgono mediamente dai 700 ai 1.500 cavalli. Con un giro d’affari impressionante, fra monte premi erogati (con cifre che hanno raggiunto i 50.000 euro) e un indotto che risulta difficilmente quantificabile continua il veterinario – Basti pensare infatti al richiamo che queste manifestazioni esercitano anche sulla popolazione di villeggianti che nella stagione estiva gremiscono l’isola»..

Ci troviamo di fronte a rituali e pratiche cerimoniali legati a specifici contesti storici e che sono diffusi su tutto il territorio regionale, con una maggiore concentrazione in certe aree.

I Palii, ad esempio, tipici dell’epoca tardomedievale e rinascimentale, oggi sono organizzati secondo un sistema di “contrade”. I palii si corrono nelle domeniche da giugno a settembre, quando le corse negli ippodromi sono ferme. Sono decine, tra i palii minori e i più famosi, e si svolgono principalmente in provincia di Nuoro: il Palio dei Comuni (a Fonni), Palu de sa Itria (a Gavoi) e il Palio dell’Assuntae sa Vardia (a Orgosolo) ne sono i principali esempi.

Molte altre competizioni e processioni spettacolari hanno in Sardegna una cornice di tipo devozionale svolgendosi quasi sempre in occasione della festa per il Santo Patrono: ne sono un esempio le Ardie. L’Ardia di Sedilo (OR) e quella di Pozzomaggiore in onore di San Costantino (SS) sono tra le più famose.

Numerose sono anche le altre feste fortemente carnevalesche, come le Satriglie e le Pariglie, caratterizzate da processioni e corse al galoppo sfrenato con acrobazie svolte sulla groppa degli animali. Queste si svolgono principalmente in provincia di Oristano.

Normativa di riferimento

Negli anni, la frequenza di incidenti con coinvolgimento di uomini e animali, e la constatazione di un totale vuoto normativo a tutela della salute pubblica, del benessere animale, della sicurezza delle manifestazioni e dell’incolumità di partecipanti, cavalli e pubblico, sono stati il principio ispiratore dei nuovi provvedimenti normativi.

Fabio Schirru spiega infatti che: «in Sardegna, come in tutto il resto del Paese, le manifestazioni equestri non ufficiali non sono sotto il diretto controllo protettivo e normativo del Ministero delle Politiche Agricole, dell’Unire o di qualunque federazione sportiva affiliata al CONI, e pertanto su queste non vigono gli stringenti regolamenti e i relativi controlli antidoping  e a garanzia del benessere animale previsti e comunemente accettati in tutte le manifestazioni ippiche ed equestri sia professionistiche che dilettantistiche».

La foga della “Balentía”, unita al frequente uso di farmaci dopanti come vasodilatatori, antidolorifici o broncodilatatori ha reso spesso i cavalli utilizzati ingovernabili e pericolosi, tanto da causare non rari incidenti col coinvolgimento di persone e animali. A questo si aggiungono alcuni aspetti legati alla vicinanza del cavallo col pubblico che nelle manifestazioni popolari è estremamente ridotta, se non addirittura assente. Altro aspetto di indubbia criticità nelle manifestazioni è che la loro natura popolare prevede che le stesse si celebrino in contesti urbani che pur non essendo stati pensati per accogliere manifestazioni sportive con animali, nei limiti del possibile vi si adattano.

Fino al 2009 non vi era nel territorio italiano, nessuna normativa a tutela degli equidi utilizzati fuori dai circuiti ufficiali. «L’Ordinanza nasce come provvedimento legislativo emergenziale proprio in risposta ad incidenti cruenti a cavalli e persone, cui l’Onorevole Martini, relatrice del provvedimento, fu involontaria testimone – sottolinea Schirru – Durante l’Ardia di Sedilo, corsa nel 2008, cui assisteva l’onorevole, persero infatti la vita 2 cavalli e un fantino».

Il 22 luglio 2010 l’allora sottosegretario alla Salute Francesca Martini firma “l'Ordinanza contingibile e urgente sulla disciplina di manifestazioni popolari pubbliche o private nelle quali vengono impiegati equidi, al di fuori degli impianti e dei percorsi ufficialmente autorizzati”. L'Ordinanza dalla sua emanazione viene rinnovata e modificata ogni 24 mesi e tutt’oggi ha efficacia. Il provvedimento fissa i parametri essenziali a cui i Comitati organizzatori devono fare riferimento e dà direttive ben precise che implicano la regolarizzazione delle piste e dei tracciati. Durante le manifestazioni diventa inoltre d’obbligo la presenza di un veterinario ufficiale dell’ASL e la presenza di un medico veterinario ippiatra che svolga una visita preventiva e certifichi l’idoneità degli equidi allo svolgimento dell’attività. Si aggiungono l’obbligo della presenza di un'ambulanza veterinaria per equidi, o di un mezzo di trasporto per cavalli idoneo, e della disponibilità di una struttura sanitaria veterinaria di riferimento.

Ma l’emanazione della normativa ha avuto alcun effetto tangibile sulle manifestazioni dell’isola? Il medico veterinario risponde così: «Gradualmente cresce a livello regionale la necessità di seguire le regole sia da parte delle società ippiche che degli enti organizzatori, il tutto spinto dalla sensibilizzazione del pubblico e grazie anche al cambio generazionale in tutte le figure interessate. Dai veterinari ufficiali agli organizzatori, ai comitati comunali».

Nel 2016, la nascita di AIRVAAS (Associazioni Ippiche Riunite Valorizzazione Anglo-Arabo-Sardo) è la prova di un ulteriore sforzo verso l’applicazione di regole uniche in ogni palio. Per esempio, si prevedono i seguenti obblighi:

  • i cavalli devono essere nati in Sardegna ed essere mezzo sangue, a fondo Arabo o Inglese;
  • esami antidoping e di DNA al primo classificato in gara e ad estrazione fra i primi 4;
  • i premi possono essere elargiti ai primi 4 classificati solo dopo aver ricevuto gli esiti degli esami effettuati, pena l’esclusione dalla stagione e mancanza di premio.

«La strada per il cambiamento ed il connubio tra il benessere animale e il rispetto delle manifestazioni con cavalli non è certo breve e semplice – conclude Schirru – ancora sono tante le criticità, ma l’ultimo anno promette bene: i nostri centri di osservazione hanno individuato solo lo 0,9% di eventi irregolari. È fondamentale fare tesoro del bagaglio culturale di tradizioni pervenuteci, ma non è più accettabile non immergerle nella modernità e rispetto degli animali».