Si chiamava Jet Set, è svizzero. Ed è lui la prima vittima animale delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Durante la prova di Cross Country il cavallo si è rotto un legamento della zampa anteriore destra, atterrando male dopo un salto nella gara di completo. Immediati sono stati i soccorsi sul posto e, dopo una prima valutazione, è stato portato grazie a un'ambulanza veterinaria direttamente in una clinica. Gli animalisti non ci stanno e puntano il dito contro l'uso degli equini nello sport.

La scelta dell’abbattimento dell’animale è avvenuta, spiega la Federazione equestre internazionale, per motivi umanitari e con l’accordo dei proprietari e dell’atleta. Secondo quanto previsto dal regolamento veterinario della Fei, al cavallo sono stati prelevati alcuni campioni e un'autopsia fornirà ulteriori dettagli sullo stato di salute dell'animale prima dell'eutanasia.

«Una notizia tristissima. Una vera perdita per l’equitazione. Jet Set sarà sempre ricordato come il fantastico cavallo che ha catturato tutti i nostri cuori», ha scritto sui social la Federazione. Ma anche Robin Godel, il suo fantino, ha esternato tutto il suo dolore. «Era un cavallo straordinario, gareggiava per ciò che amava di più: galoppare e sorvolare gli ostacoli», ha raccontato. Jet Set aveva 14 anni ed era uno dei tre cavalli di Godel. Oltre a lui, infatti, anche i dodicenni Grandeur de Lully e Chayma. Quest'ultima, campionessa svizzera del 2019.

«Il cross country – spiega Sonny Richichi, presidente di Ihp, Italian Horse Protection – è un misto di tre gare diverse tra cui il salto ad ostacoli. Il cavallo qui fa salti che in natura non farebbe mai. Lo dimostra il fatto che si spaccato un legamento. Movimenti del genere possono portare a danni alle articolazioni, come alla prima, seconda e terza falange perché subiscono sollecitazioni importantissime. Vogliamo far notare le controindicazioni dello sfruttamento dei cavalli nelle varie discipline sportive. Danni che se non si manifestano subito poi avverranno nel tempo».

Per l’Ihp, «il cavallo non è un animale sportivo: il suo coinvolgimento nello sport umano è quanto di più forzato ci possa essere per un animale che per sua natura ha bisogno di stare in branco coi suoi simili e di muoversi liberamente in ampi spazi, pascolando. Il cavallo non ha il senso della competizione sportiva che abbiamo noi umani e istintivamente non salta gli ostacoli, ma li aggira fin quando è possibile. Non fa volentieri allenamenti intensi, non fa volentieri vita di scuderia, non fa volentieri migliaia di chilometri in viaggio ogni anno: tutte queste cose le subisce per volontà di chi ritiene sia giusto usarlo per attività che sono a uso e consumo umano. E chi dice il contrario sa di mentire».

Equitazione etica: un nuovo approccio ai cavalli