Oggi, 8 ottobre, si celebra con la sua Giornata mondiale del polpo. E l'organizzazione Ciwf, la Compassion in World Farming, pubblica un nuovo report dove definisce il suo allevamento intensivo «un disastro annunciato». Questo sistema, infatti, causerebbe grandi sofferenze a questi animali che in natura hanno un’indole solitaria e curiosa. Inoltre, verrebbero esposti a macellazioni dolorose perché ad oggi non esiste un metodo che risparmi loro la sofferenza.

Oggi non c'è alcuna legge che protegga il benessere dei polpi negli allevamenti e la loro dieta, carnivora, ne rende  l'allevamento insostenibile. Elena Lara, responsabile della ricerca sui pesci per Ciwf e autrice del report, spiega: «Il film di Netflix, Il mio amico in fondo al mare, ha dato al mondo uno sguardo commovente sulla vita di questi animali selvatici unici, naturalmente solitari e fragili. Le persone che l'hanno visto saranno inorridite nello scoprire che ci sono piani per confinare queste affascinanti, curiose e senzienti creature in allevamenti intensivi. La loro vita non sarebbe una vita degna di essere vissuta». L’organizzazione ha inviato lettere ufficiali ai governi di Spagna, Giappone, Messico e Usa invitandoli a interrompere queste pratiche «crudeli e dannose per l’ambiente».

Ecco gli otto motivi per fermare l’allevamento dei polpi:

1. I polpi sono per loro natura animali solitari

2. Sono animali molto curiosi e intelligenti

3. Diete carnivore non sarebbero sostenibili per l’acquacoltura

4. Le conoscenze sulle loro complesse necessità e sulle loro sofferenze in cattività sono scarse

5. Sono creature fragili, che si feriscono facilmente

6. Incompatibilità con gli orientamenti strategici per lo sviluppo delle attività di acquacoltura previsti dall’Ue

7. Mancanza di una legislazione che protegga il benessere dei polpi da allevamento

8. Non ci sono attualmente metodi scientificamente convalidati per macellare con un metodo umano i polpi

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