Cop26

Gli insediamenti umani sono la causa della distruzione della maggior parte degli habitat naturali e della violenza dei cambiamenti climatici degli ultimi anni: è contro questa distruzione dell'ecosistema globale che si sono riuniti i rappresentati di 190 paesi alla Cop26 di Glasgow. L'obiettivo della Conferenza sul Clima dell'Onu, che termina oggi, è elaborare una road map per ridurre le emissioni nocive per l'ambiente e contenere il cambiamento climatico. La seconda bozza di accordo diffusa oggi però ha lasciato scontenta buona parte del mondo animalista e ambientalista.

Cosa manca nell'accordo

«Un passo indietro rispetto ad alcune aree chiave individuate dal primo accordo», così il WWF ha commentato la seconda bozza degli accordi della Cop26. A suscitare le perplessità dell'associazione animalista è in particolare il tema delle energie rinnovabili: «L'eliminazione accelerata dell'energia elettrica a carbone e dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili è notevolmente più debole rispetto a quella del testo precedente».

Dal testo scompare infatti il fondo da 100 miliardi di dollari all'anno che doveva servire a facilitare la transizione ecologica dei paesi meno sviluppati. Il fondo era utile per quei paesi che non hanno potuto beneficiare della spinta economica data dai combustibili fossili tanto a lungo quanto invece hanno fatto le grandi potenze occidentali. Un tasto dolente per Sud e Centro America e per il Continente africano: «I paesi più esposti alla crisi climatica sono anche quelli meno responsabili dell'innalzamento globale delle temperature», ha affermato alla Bbc l'attivista ugandese Vanessa Nakata.

Se non si limiterà l'innalzamento del riscaldamento globale a 1,5 gradi la possibilità di un mondo senza animali nel prossimo futuro non sarà più così remota come appare oggi. Il WWF aveva già denunciato la complessa situazione di alcune aree del pianeta ricche di biodiversità, in particolare dell'Africa. Zone come il bacino del Congo, così esposto al cambiamento climatico e all'impatto produttivo dell'uomo, pagheranno un prezzo altissimo. Solo quest'area ospita «almeno 400 specie di mammiferi, 1.000 specie di uccelli e 700 di pesci» la cui sopravvivenza è a rischio. Se non si interviene la biodiversità sparirà con l'assenso dei grandi della Terra.

Anche per l'India la questione emissioni è tutt'altro che chiusa. Il presidente Narendra Modi aveva già fatto sapere che è indispensabile prevedere dei correttivi economici che rendano meno traumatica la transizione ecologica per le economie in ascesa.

Dalla bozza è stato espunto anche l'invito all'aggiornamento nel 2022 degli obiettivi di decarbonizzazione da parte di quei paesi che non hanno ancora messo in atto una strategia. Tra questi c'è anche la Cina, la quale ha addirittura potenziato la sua industria basata sui combustibili fossili. Nel corso del summit la Repubblica popolare cinese si è concretamente impegnata solo per ridurre le emissioni di gas metano.

Green Peace, analogamente al WWF, ha denunciato un indebolimento negli accordi della Cop26 per la parte relativa ai combustibili fossili. Scelta che sarebbe imputabile allo «zampino delle lobby dei combustibili fossili». «Se già prima il testo non era abbastanza forte, ora è ancora più debole e va cambiato», ha affermato la direttrice esecutiva di Greenpeace International, Jennifer Morgan.

I negoziati sono ancora aperti

Per il WWF la questione energetica è prioritaria rispetto alla conservazione delle specie, e ritiene urgente «l'eliminazione di tutto il carbone e di tutti i sussidi per i combustibili fossili». Ma perché ciò avvenga sono necessarie delle scadenze precise, anche queste non ancora definite dai paesi presenti alla Cop26. Il paragrafo relativo alla trasparenza, che dovrebbe contenere le regole per comunicare i risultati di decarbonizzazione degli stati, è ancora vuoto.

Nonostante le difficoltà denunciate dagli attivisti e dalle associazioni, i rappresentanti dei leader occidentali si sentono soddisfatti: l'inviato speciale Usa per il clima John Kerry oggi ha dichiarato di essere «ottimista» rispetto possibilità di raggiungere un buon accordo sul clima.

Ora gli occhi del mondo sono puntati su Glasgow per vedere se saranno accolti i rilievi delle associazioni prima della definitiva conclusione del summit.