I potentissimi veleni di ragni e serpenti sono sempre stati considerati un ambiente sterile e totalmente inospitale a qualsiasi forma vivente, eppure come direbbe il professor Malcolm di Jurassic Park, «La vita trova sempre una strada».

E infatti secondo un nuovo studio della Northumbria University recentemente pubblicato su Microbiology Spectrum, ci sono batteri in grado di vivere tranquillamente persino all'interno dei veleni. E potrebbero inoltre essere proprio loro i responsabili delle numerose infezioni causate nell'uomo successive ai morsi di ragni e serpenti velenosi.

I cocktail di sostanze tossiche inoculate da ragni, serpenti e altri animali velenosi contengono spesso composti antimicrobici in grado di distruggere le membrane cellulari anche dei batteri più resistenti. D'altro canto però, circa il 75% delle persone che vengono morse sviluppa pericolose infezioni batteriche che sono molto spesso più pericolose dei veleni stessi.

Queste infezioni sono sempre state considerate indipendenti dai veleni, ma se invece non fosse così?

Il cobra sputatore collonero vive tra le savane dell’Africa sub–sahariana. Foto da Wikimedia Commons
in foto: Il cobra sputatore collonero vive tra le savane dell’Africa sub–sahariana. Foto da Wikimedia Commons

Analizzando le tossine di cinque specie di serpenti e due ragni, i ricercatori hanno infatti individuato la presenza di DNA batterico nel liquido, in particolare all'interno del veleno del cobra sputatore collonero (Naja nigricollis) e della tarantola ornamentale indiana (Poecilotheria regalis). Un analisi più approfondita ha confermato inoltre che si tratta di due nuovi ceppi di Enterococcus faecalis, un batterio ben noto, ma che è mutato per poter resistere alle sostanze antibatteriche presenti nel veleno.

All'interno del genoma dei due nuovi batteri isolati nel cobra, sono stati trovati 16 geni di virulenza, che testimoniano quindi un elevato potenziale infettivo, e 45 geni aggiuntivi di cui quasi la metà migliora l'integrità e la resistenza della membrana cellulare al veleno. Gli autori dello studio hanno anche confermato sperimentalmente che il microbiota del veleno è diverso da quello presente nella bocca o sulle zanne, testando persino la vitalità dei batteri.

La tarantola ornamentale vive invece in India ed è una specie arboricola molto diffusa anche in cattività
in foto: La tarantola ornamentale vive invece in India ed è una specie arboricola molto diffusa anche in cattività

I campioni di Enterococcus fecalis isolati dai veleni sono stati immersi in un liquido con altissima concentrazione di veleno del cobra e i microorganismi non hanno avuto nessun problema a sopravvivere in questo ambiente che, in teoria, dovrebbe essere letale per qualsiasi tipo di cellula. La presenza di batteri potenzialmente pericolosi per l'uomo, aggiunge inoltre anche un'enorme rilevanza medica a questo nuovo studio, che potrebbe contribuire a salvare e curare tantissimi pazienti nel mondo.

Ogni anno sono circa 2,7 milioni le persone vengono curate in ospedale per le conseguenze di un morso o una puntura velenosa in tutto il mondo. Molte di queste vivono in Africa, Asia, America Latina e in generale in contesti poveri o con limitati accessi a cure mediche. In ospedale spesso non riesce nemmeno a identificare correttamente questi batteri e si rischia quindi che una persona ferita si veda somministrato un antibiotico non adatto.

Secondo i ricercatori quindi, quando si viene morsi da un ragno o da un serpente bisogna intervenire immediatamente non solo per contrastare il veleno, ma soprattutto per identificare e fermare le possibile e frequenti infezione causata dai "batteri veleno resistenti" che vivono al suo interno, che da oggi hanno alzato ulteriormente l'asticella degli ambienti estremi in cui sono in grado di sopravvivere senza problemi.