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22 Febbraio 2022
15:50

I ragni mangiano serpenti, anche quelli velenosi

Alcune specie di ragni uccidono e mangiano serpenti. Secondo un recente studio, questo scontro tra animali così diversi è più comune di quanto ci si aspetti.

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Secondo un nuovo studio pubblicato su Journal of Arachnology, i ragni di molte specie diverse riescono a nutrirsi di serpenti, vertebrati molto più grandi di loro. E se state pensando alle grandi tarantole tropicali, non solo: pare che questa abitudine sia più diffusa di quanto ci si aspettasse.

A firmare il lavoro, Martin Nyffeler e J. Whitfield Gibbons, due aracnologi di fama internazionale, rispettivamente dell'Università di Basilea e dell'Università della Georgia, che hanno effettuato una review sull'argomento. Setacciando ogni pubblicazione scientifica, news, articoli divulgativi e persino post sui social, in tutto i due ricercatori hanno scovato più di 300 osservazioni riguardanti 40 specie differenti di ragni che uccidono serpenti appartenenti a 90 specie diverse.

È vero che i ragni mangiano i serpenti?

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Un ragno vedova Latrodectus geometricus, mentre si nutre di un serpente Indotyphlops braminus in Messico

Nonostante le loro dimensioni i ragni sono dei predatori formidabili, elementi fondamentali per comprendere al meglio il funzionamento degli ecosistemi terrestri. Se raggruppassimo tutti i ragni del mondo su una bilancia peserebbero circa 25 milioni di tonnellate e insieme ucciderebbero da 400 a 800 milioni di tonnellate di prede all'anno. Grazie alla loro costante attività di caccia, questi micropredatori regolano le popolazioni di numerosi invertebrati, limitando anche specie dannose per l'agricoltura: da tempo si conoscono i benefici che apportano alle attività umane impedendo infatti il proliferare di fitoparassiti nelle colture.

Ma il loro ruolo di predatori di vertebrati è stato finora sottovalutato, tanto da sorprendere anche i due aracnologi. Nyffeler ha dichiarato, successivamente alla pubblicazione dello studio, di essersi «sorpreso dal fatto che i ragni mangia-serpenti si possano trovare in tutti i continenti (tranne l'Antartide)» e dalla diffusione di questa abitudine in «così tanti gruppi diversi di aracnidi, a danno di cosi tante specie di serpenti».

Insomma, i serpenti sono vittime occasionali, ma presenti sul menù di molte famiglie di ragni. La ricerca amplia anche significativamente la nostra conoscenza della predazione dei ragni e sul loro ruolo ecosistemico, ancora più importante di quanto si pensasse in precedenza.

Quali ragni mangiano i serpenti?

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In media, i serpenti predati dai ragni sono piccoli, di solito lunghi circa 25 centimetri. Ma anche questi piccoli serpenti sono molte volte più grandi degli aracnidi, che hanno una lunghezza media del corpo inferiore al centimetro. Circa il 30 percento dei rettili citati nello studio erano anche velenosi, come i serpenti corallo del Nuovo Mondo (genere Micrurus), i serpenti bruni australiani (Pseudechis australis), i serpenti a sonagli (generi Crotalus e Sistrurus) e i serpenti a lancia neotropicali (Bothrops lanceolatus). Ma a che serve il veleno quando il tuo nemico è troppo piccolo per essere trafitto dalle zanne velenifere?

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Una tarantola venezuelana Theraphosa blondi fotografata mentre preda Bothrops atrox

Come ci si potrebbe aspettare, i grandi ragni come le tarantole tropicali (famiglia Theraphosidae) sono tra quelli che hanno maggiori probabilità di affrontare un rettile, ma non sono i loro più temibili avversari. Il gruppo di ragni con più segnalazioni è risultato infatti la famiglia dei terididi, che include le vedove nere e specie affini. Questi aracnidi sono conosciuti come tangle-web spiders, o "ragni dalle tele aggrovigliate".

Nella maggior parte dei casi, come appunto per i terididi, questi piccoli ragni costruiscono ragnatele estremamente resistenti, che spesso riescono ad intrappolare addirittura serpenti ignari. Pensate quanto dev'essere forte la seta della tela per sopportare gli sforzi di fuga di un vertebrato!

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Nonostante le dimensioni, molti rettili possono rimanere impigliati nelle ragnatele

Una volta catturata, la vittima viene paralizzata grazie al veleno, viene avvolta nella seta e trascinata via per essere lentamente consumata: alcuni pasti si protraggono per giorni e persino settimane. Non possedendo strutture come denti utili alla masticazione, i ragni si affidano agli enzimi digestivi che liquefanno le parti molli del serpente, proprio come farebbero con una mosca.

L'intervento dell'uomo

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Ma gli scienziati hanno analizzato anche un'altra tendenza: l'intervento umano. Infatti nonostante questa situazione possa apparire come un vero incubo pare che ci sia qualcuno disposto ad intervenire.

Su 319 casi di predazioni ragno – serpente, il ragno è riuscito a uccidere il rettile l'87% delle volte. Nell'1,5% degli incidenti, il serpente è riuscito a fuggire da solo. Ma l'11% delle volte, le persone sono intervenute per salvare i serpenti.

Anche in Australia, dove la maggior parte dei contrasti si verifica tra serpenti bruni e ragni redback, due specie letali per l'uomo, ci sono state occasioni in cui le persone non solo hanno liberato i serpenti, ma li hanno ripuliti dalle ragnatele prima di liberarli.

«Dato che la maggior parte degli umani disprezza sia i ragni che i serpenti, è molto sorprendente per me che ci siano umani disposti a salvare un serpente», afferma Nyffeler, che nonostante l'amore per i ragni soffre di una «grave fobia per i serpenti».

Secondo i ricercatori la volontà di salvare un serpente è inferiore alla volontà di liberare un uccello. Per confronto, analizzando 69 episodi di cattura di uccelli da parte di ragni che costruiscono reti, è emerso che più del 50% è stato salvato dall'uomo, poco più del 10% è riuscito a fuggire da solo e poco più del 30% è stato ucciso dai ragni.

Data la dieta più diversificata degli aracnidi, lo studio potrebbe anche ispirare ulteriori indagini su come funziona il loro veleno. Attualmente infatti comprendiamo abbastanza bene come le tossine della vedova nera influenzino il sistema nervoso dei vertebrati, ma sappiamo ancora poco riguardo le modalità d'azione delle tossine di molte altre famiglie.

Nel complesso, lo studio è «davvero provocatorio», aggiunge Taylor, perché presenta due animali che molte persone temono.

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