Era diventata il simbolo dello sfruttamento degli animali nei circhi e il suo maltrattamento praticamente in diretta aveva portato un intero paese, la Grecia, a vietarne l’uso durante gli spettacoli. Venerdì mattina l’elefantessa Andra è morta sotto gli occhi impotenti dei cittadini e delle associazioni, Lav in primis, che avevano dato battaglia per salvarla.

La storia dell’elefantessa Andra

Andra aveva 63 anni ed era impiegata dal circo Rolando Orfei negli spettacoli ormai da anni. Lo scorso settembre era arrivata a Bergamo, e la sezione locale della Lav aveva immediatamente ricevuto segnalazioni sulle sue condizioni: «Questo è lo spettacolo per cui un centinaio di visitatori ha pagato il biglietto al circo Rolando Orfei venerdì scorso. Un'elefantessa strappata alla sua terra, vittima di pestaggi e privazioni documentati, con una vistosa ferita sulla fronte, costretta ad esibire una bandiera dell'Atalanta. Uno spettacolo patetico di un livello talmente basso da non poterlo qualificare», aveva denunciato l’associazione, avviando una campagna finalizzata alla sua liberazione, e a quella delle altre centinaia di animali ancora impegnati negli spettacolo circensi, con l’hashtag #fuoridalcirco.

L’associazione ha continuato a monitorare le condizioni dell’elefantessa, mostrando immagini in cui la si vedeva reggersi a stento in piedi, organizzando flashmob in cui sono state diffuse anche immagini che riprendevano alcuni maltrattamenti ai suoi danni e chiedendo lo stop alle esibizioni. La vistosa ferita alla fronte, in particolare, preoccupava, insieme con il suo stato di debolezza. Qualche giorno fa il circo si era quindi mosso verso la nuova tappa, Verona, ma Andra era rimasta a Bergamo: «Grazie alle nostre pressioni, Andra non ha seguito il circo nella tappa di Verona – aveva fatto sapere la Lav – Se l'elefantessa è ancora a Bergamo, evidentemente non sta così bene come circensi, sindacalisti e alcuni media locali volevano farci credere. La nostra battaglia continua, vogliamo Andra fuori dal circo e in un luogo dove possa dignitosamente trascorrere la sua terza età».

Venerdì mattina l’annuncio addolorato: «Andra non c'è più. La terra bergamasca le è stata fatale. Oggi il suo cuore ha smesso di battere, ce ne ha dato notizia la comandante della Polizia Locale di Azzano San Paolo che ringraziamo per la collaborazione – hanno spiegato ancora dalla Lav – Nata libera, vissuta e morta da schiava, la povera Andra è stata sfruttata fino all'ultimo, persino dopo un crollo che le aveva procurato una ferita sulla fronte. Abbiamo tentato in tutti i modi di portarla via e farle riassaporare il profumo della libertà, ma le leggi attuali non ce l'hanno consentito. Andra, le sue lacrime e il suo sangue diventano il simbolo dello sfruttamento degli animali nei circhi italiani ed europei, diventano l'ombra con cui dovranno fare i conti da oggi a venire tutti coloro che ancora tollerano e favoriscono la subordinazione degli animali per l'intrattenimento umano. Ciao Andra, la terra ti sia lieve». Della sua salute si erano interessati, oltre al comandante della Polizia Locale di Azzano San Paolo, il commissariato provinciale del Nucleo CITES di Bergamo, che ha monitorato il suo stato di salute nelle ultime settimane della sua vita, ribadendo lo stop alle esibizioni.

Andra era balzata agli onori della cronaca nel 2009 per un caso di maltrattamento durante uno spettacolo in Grecia: avevano suscitato un tale scalpore nei cittadini, che portò alla decisione del Governo ellenico di vietare l’uso di animali nei circhi. L’elefantessa era stata riportata in Italia, e ha continuato a essere usata negli spettacoli senza tenere in considerazione la sua età, decisamente avanzata anche per un elefante e nonostante il malore che aveva avuto i primi giorni dell’attendamento ad Azzano San Paolo, che l’aveva fatta collassare a terra: in quel caso i  veterinari ne avevano inizialmente attestato l’idoneità e la possibilità di continuare ad esibirsi.

«Questa vicenda dimostra ancora una volta, nel modo più drammatico, quanto siano anacronistici i circhi con animali, e l’urgenza di una legge di divieto  – ha ribadito la Lav – per questo rivolgiamo un appello al ministro Franceschini, per una legge che vieti, definitivamente, l’uso degli animali nei circhi e negli spettacoli”.

Divieto di animali nei circhi, a che punto è la legge in Italia

Nel 2021 in Italia non è ancora stato vietato l’uso di animali nei circhi. Nel novembre del 2017 il Parlamento aveva approvato una legge delega di «riordino del settore dello spettacolo», che comprendeva anche una norma ad hoc su circhi e spettacoli viaggianti finalizzata al «graduale superamento della presenza degli animali nel circo».  L’iter legislativo non è per stato completato perché il governo non ha esercitato il potere delegato entro i 12 mesi previsti, e nel 2021 ci si ritrova a dover ricominciare da capo.

O meglio, a ripartire dall’impegno assunto attraverso la risoluzione approvata dalla Commissione Cultura del Senato, che il 15 gennaio del 2020 si è posta l’obiettivo di far valutare al governo la possibilità di vietare l’uso di animali nei circhi. La risoluzione è stata proposta dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Michela Montevecchi, che impegna il governo “a valutare, nell’ambito di un processo di revisione dei criteri di assegnazione dei contributi del Fondo unico dello spettacolo, tenendo conto del decreto ministeriale e della legge n. 175 del 2017, e nelle more dell'approvazione di provvedimenti normativi che prevedano il superamento dell'utilizzo degli animali nelle attività circensi, l'opportunità di disincentivare i circhi che utilizzano animali e che non si impegnino a non acquisirne di nuovi, garantendo un adeguato monitoraggio di tali processi di dismissione».

A oggi però, nonostante i proclami, non ci sono ancora stati sviluppi in questo senso, mentre la Francia ha appena approvato una legge che, oltre a vietare la vendita di cani e gatti nei negozi, bandisce anche gli animali nei circhi e i cetacei nei parchi acquatici.

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