I test sismici in cerca di petrolio e gas che la compagnia petrolifera Hellenic Petroleum sta eseguendo al largo dell’isola greca di Corfù, avrebbero causato lo spiaggiamento di tre balene dal becco di Cuvier sulla riva di Arillas e Agios Gordios, sul lato ovest dell’isola.

È questo l’allarme lanciato dagli ambientalisti, i quali sostengono che il danno provocato dalle operazioni per mappare il fondale marino, potrebbe però essere molto più esteso, tanto da mettere a rischio diverse altre specie.

«I casi di spiaggiamento sono piuttosto comuni», ha spiegato al Guardian Nastazia Koronaki,  la veterinaria che ha coordinato i soccorsi per liberare  e salvare i tre mammiferi. «Ma tre eventi così ravvicinati, sono decisamente una stranezza».

Sebbene non sia ancora certo cosa abbia causato l'incagliamento delle balene, la convinzione degli ambientalisti deriva dalle conclusioni di studi fatti precedentemente. Infatti, che le onde sismiche che si diffondono nei fondali marini con le esplosioni, causino gravi danni all’ambiente e agli animali, è cosa ormai nota.

E per le balene nello specifico, spiega il National Resources Defense Council, organizzazione internazionale no profit di difesa dell'ambiente, il livello altissimo del rumore è come «una bomba che esplode nella loro “casa” ogni 10 secondi, una casa da cui non hanno via di fuga».

Le diverse ricerche fatte, hanno collegato i test sismici a una serie di impatti negativi su questi animali marini, tra cui problemi di udito, difficoltà di alimentazione e interferenze con la comunicazione. E nelle balene dal becco di Cuvier, come le ultime salvate, mammiferi subacquei di profondità, gli studi hanno trovato collegamenti anche con disturbi da decompressione, motivo che le spinge verso riva.

Per tutte queste ragioni, Nicolas Entrup, direttore delle relazioni internazionali presso l'organizzazione no profit OceanCare, è quasi certo che quegli spiaggiamenti non siano «casi isolati», ma siano solo la punta di un iceberg che implica la morte di molti altri animali e non solo le balene.

Il mese scorso, Greenpeace ha anche inviato la sua nave, Rainbow Warrior III, per monitorare le operazioni della SW Cook. E le due organizzazioni ambientaliste, insieme ad altre, hanno scritto al primo ministro greco chiedendo l'interruzione dei test sismici fino a quando non sarà possibile stabilire la causa degli spiaggiamenti delle balene.

La risposta arrivata dal Governo è stata positiva e la nave della SW Cook ha lasciato la Grecia, come confermato da Dimitris Ibrahim, responsabile del WWF Grecia. La Hellenic Petroleum, invece, non ha voluto rilasciare nessun commento.

Nel frattempo, però, la protesta era già in atto e le foto e i video dei mammiferi in quelle condizioni si sono diffusi rapidamente sui social media, sensibilizzando ancora di più l’opinione pubblica sulla questione dell'esplorazione di petrolio e gas nel Mar Ionio. Un mare, notoriamente profondo e tettonicamente attivo, caratteristiche che potrebbero rendere estremamente rischiosa qualsiasi potenziale estrazione di petrolio e gas.

Ma non solo, aggiunge ancora il responsabile del WWF, perché anche se fossero rilevate riserve di petrolio e gas, la Grecia non avrebbe le infrastrutture adatte per sfruttarle almeno fino a circa il 2030. Una follia quindi anche solo pensare ad un’azione così disastrosa dal punto di vista climatico e in aperto contrasto con l'Accordo di Parigi.

Kostis Grimanis, portavoce di Greenpeace Grecia, ha definito i test sismici «una condanna a morte per molti animali marini». Ma anche una «condanna a morte» per un paese che usa i suoi mari azzurri per il turismo. Non c’è granché dire, secondo Grimanis, se non che «petrolio e gas devono rimanere sul fondo del mare e gli investimenti vanno fatti nelle energie rinnovabili».