Quando un amico se ne va per sempre, il cuore non smette di soffrire. Il lutto è un viaggio che ognuno compie a suo modo: non ci sono leggi scritte che valgono universalmente e il passare del tempo non scorre allo stesso modo per tutti. Prima o poi, però, la speranza è che il cuore troverà un battito diverso, un ritmo in cui il dolore rimane ma in quel nuovo suono potremo accogliere integralmente il passato e non solo il momento della fine. Continuando a onorare il ricordo di chi è stato accanto a noi.

Una delle domande più frequenti quando un cane o un gatto con cui abbiamo avuto una relazione profonda muore è: «Come posso andare avanti senza?». Una domanda che rimanda tutta la improvvisa impossibilità di affrontare sul momento la perdita e che tocca le corde di una storia di vita che riguarda il quotidiano di due soggetti che hanno condiviso una grande intimità. Una domanda che – giocoforza – sposta la propria attenzione emotiva su se stessi, sulla presa d'atto dell'assenza con cui si dovrà iniziare a rivivere dal giorno dopo e della solitudine in cui necessariamente ci si ritroverà,  ora che il proprio compagno di vita non c'è più.

«Ha lasciato un vuoto incolmabile». E' un'altra affermazione che contraddistingue chi perde qualcuno che ama. Vale tra umani, vale per chi ha vissuto davvero in sintonia con un animale domestico. La verità è che alla morte siamo tutti, animali umani e non, in realtà molto più "preparati" di quanto ci sembra nel momento in cui l'affrontiamo. Lo dice la Storia di ogni essere vivente di questo Pianeta: sopravviviamo a tutto pur di… sopravvivere. Ognuno di noi – casi estremi a parte, purtroppo – va poi avanti, sebbene il respiro venga a mancare e non c'è pensiero razionale che tenga: il futuro sembra un buco nero dal quale non si potrà mai risalire.

Il punto, però, è come si va avanti e quanto si riesce a far sì che quel vuoto non sia tale. Non ci sono spazi da colmare quando chi ci è stato accanto non è più vicino a noi. Perché forse la chiave è vedere quel posto dentro di noi, alla fine, non come un vuoto ma un "luogo sacro" che è stato riempito, durante tutto il periodo che la vita ci ha concesso di condividere, da una esistenza a due che è stata unica, irripetibile e piena di esperienze meravigliose per entrambi.

Il tempo che verrà dopo la morte di chi ci è stato così caro non cancella ma la ferita si può sanare: una cicatrice è un altare sulla carne delle emozioni, quanto ci metta a formarsi dipende solo da quanto ci impegneremo nel curarla.

In questo anno e mezzo di Kodami, Frisk ed io abbiamo dovuto dire addio a tre cani per noi molto importanti, inutile sottolineare quanto lo fossero per i loro umani di riferimento. Questi ultimi stanno compiendo, in tempi e modalità differenti, ognuno un viaggio dentro se stessi nel cercare un equilibrio nuovo per stare al mondo. I loro amici sono chissà dove, mi conforta però pensare a ognuno di loro mentre fa le cose che più gli piacevano e mentre segue naso all'aria, con quella meravigliosa curiosità e gioia di vivere che caratterizza i cani, ancora i percorsi che noi che siamo rimasti qui dovremo affrontare nella vita.

A questi tre cani e alle persone che li hanno profondamente amati e rispettati sono dedicati questi miei pensieri che estendo a tutti i cani, i gatti e i loro umani che in questo momento stanno combattendo una malattia, un'improvvisa perdita o che da tempo hanno dovuto già separarsi.

A tutti e a me stessa auguro di rassegnarsi, non nel senso comune che attribuiamo a questo verbo ma nell'attuazione e comprensione intensa della sua etimologia più profonda che include un senso di pace che a maggior ragione di fronte alla morte aiuti a porsi con "disposizione dell’animo ad accogliere … fatti che appaiono inevitabili, indipendenti dal proprio volere" (Treccani). E così andare avanti ancora insieme… ma in un altro modo.