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9 Luglio 2022
18:00

La sofferenza silenziosa dei pesci d’allevamento in una video-inchiesta di Essere Animali

Milioni di pesci negli allevamenti vivono in pessime condizioni e subiscono maltrattamenti durante il trasporto e l'abbattimento. Un'inchiesta video realizzata in Spagna mostra le loro sofferenze.

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credits:Essere Animali

È una sofferenza silenziosa quella che segna la morte di milioni e milioni di pesci uccisi ogni anno per finire sulle tavole di tutto il mondo. Soltanto in Europa, secondo una stima del 2017, se ne sono uccisi per scopi alimentari circa un miliardo e 300 milioni tutti provenienti dal mercato degli allevamenti intensivi. Eppure raramente si è disposti a concedere a questi animali lo status di esseri senzienti e il diritto a vivere dignitosamente anche se destinati alla morte: il muggito della mucca allontanata a forza dal suo vitellino o le grida di dolore dei maiali scannati nei mattatoio sembrano essere molto più forti e più sconvolgenti degli occhi sbarrati e impietriti dell’orata o della spigola scaraventati a forza dentro enormi box di cemento e stordite, a volte non abbastanza, con le scariche elettriche prima dell’uccisione.

La video-inchiesta di Essere Animali negli allevamenti intensivi spagnoli

Una nuova inchiesta, la terza dopo quelle realizzate in Grecia e in Italia, dell’associazione Essere Animali porta ancora una volta l’attenzione sulle modalità di vita e di morte di questi animali rivelandone le condizioni critiche in cui versano negli allevamenti intensivi spagnoli. «A dimostrazione – sottolinea subito il presidente Simone Montuschi – che non si tratta delle modalità di un Paese particolare, ma di quelle utilizzate almeno in tutta l’Europa».

Il risultato dell’indagine, realizzata dai fotoreporter Linas Korta e Aitor Garmendia in sette allevamenti ittici spagnoli di trote, spigole e orate, tra la Cantabria, la Galizia e le Asturie, mostra animali stipati in vasche di cemento all’aperto e al chiuso, dove la qualità dell’acqua è fortemente compromessa dall’alta densità di pesci favorendo la proliferazione di agenti patogeni e la conseguente diffusione di malattie, provocando un aumento dei livelli di stress e dell’aggressività tra conspecifici.

Le immagini mostrano pesci morti che galleggiano sulla superficie dell’acqua, pesci ammassati in strutture spoglie e sprovviste di arricchimenti ambientali dove, in assenza di stimoli, gli animali non riescono a soddisfare la maggior parte dei propri bisogni comportamentali e possono solo nuotare in cerchio in una spirale di apatia. L’indagine non registra fedelmente solo la triste vita di questi animali, ma anche condizioni di trasporto e modalità di uccisione che si trasformano in crudele quotidianità per milioni di esemplari.

Benessere a rischio anche durante il trasporto e l’uccisione

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Pesci sballottati violentemente da un contenitore all’altro, trasportati con lunghe tubature con angoli anche a gomito, macchinari dove vengono buttati alla rinfusa per essere divisi dai rulli a seconda delle dimensioni. E poi quella morte atroce, storditi dalle scariche elettriche che rendono immobili in pochi istanti intere vasche zampillanti di centinaia di pesci ammassati e sofferenti per l’assenza di aria.

Un soffocamento lento che non sempre l’elettricità riesce a non trasformare in una lunga e crudele agonia. Le immagini dell’indagine dei due reporter mostrano queste e molte altre scene di dolorosa quotidianità. «Dall’indagine vediamo bene come il trasporto costituisca una delle fasi più critiche in cui il benessere dei pesci allevati è messo gravemente a rischio – commenta Montuschi. – Prima di essere sottoposti alle principali operazioni di trasporto, i pesci sono comunemente soggetti a prolungati periodi di digiuno che possono durare anche diversi giorni, causando stress agli animali. Il carico dei pesci avviene spesso in maniera noncurante e senza l’impiego di attrezzature idonee: questo può provocare ferite e uno stato di sofferenza acuta, specialmente quando gli animali sono prelevati e lasciati fuori dall’acqua anche per diversi minuti. Similmente, lo scarico degli animali può aumentare in maniera significativa i livelli di stress e causare lesioni, sempre riconducibili al contatto con pompe e reti mal progettate, e alla scarsa accuratezza con cui viene effettuata l’operazione».

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Eppure riguardo a questi animali non si registra lo stesso grado di compassione che si concede, soprattutto, ai mammiferi. Da cosa dipende? «È probabile che vivere negli oceani ci abbia portati a percepirli più lontani rispetto agli animali con cui condividiamo gli spazi – commenta Montuschi – ma soprattutto si è diffusa una percezione sbagliata rispetto al loro essere senzienti, come ormai invece dimostrato dalla comunità scientifica. I pesci sono esseri senzienti e dalle incredibili capacità cognitive, in grado di provare non solo emozioni negative come il dolore, la paura e la sofferenza, ma anche emozioni positive come la gioia ed il piacere derivanti da interazioni positive tra conspecifici e con l’ambiente circostante».

Già dal 2009 l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ritiene che vi sia senzienza nei pesci. Ne consegue che il loro allevamento deve necessariamente rispettare considerazioni etiche che ne tutelino il benessere. Perché allora questo accade ancora meno che negli allevamenti intensivi di mucche, vitelli, pecore, maiali e polli?

Le lacune delle leggi europee sull'allevamento di pesci

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«È la stessa legge ad essere ambigua alimentando così questa percezione sbagliata – continua Montuschi – non li protegge allo stesso modo, dando la sensazione che si tratti di animali di serie B». Secondo il presidente di Essere Animali la Comunità Europea non è ancora stata in grado di proteggerli adeguatamente. «A differenza di quanto predisposto per gli animali terrestri, per i pesci in allevamento la legislazione comunitaria attuale stabilisce solo alcuni requisiti generici e formulati in maniera tale da rendere le poche disposizioni sul benessere animale difficilmente applicabili nelle diverse fasi di allevamento, durante il trasporto e al momento dell’abbattimento».

La video inchiesta, con le sue immagini dure da digerire, vuol proprio attirare l’attenzione sulle carenze che si verificano ogni giorno nei tanti allevamenti intensivi. «Il Regolamento della Comunità Europea n. 1099/2009 dispone che, al momento dell'uccisione, agli animali devono essere risparmiati ‘dolori, ansia o sofferenze evitabili’ (art. 3, par. 1).  Ma non è quello che accade negli allevamenti – spiega ancora Montuschi – dove l’assenza di ulteriori norme specifiche circa i metodi di stordimento e abbattimento più appropriati per le diverse specie di pesci si traduce nell’utilizzo diffuso di pratiche cruenti e dolorose. L’indagine mostra pesci agonizzanti a cui viene applicato uno stordimento elettrico inadeguato, in miscele di acqua e ghiaccio o a secco in vasche di legno o di marmo: la perdita di coscienza non è immediata, come dimostrano i vigorosi tentativi di fuga degli animali». A volte si arriva persino alla presenza di pesci ancora vivi durante le fasi di confezionamento.

In autunno un nuova normativa sul benessere animale

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L’occasione per cambiare le leggi, e con loro la sorte di milioni di pesci, c’è ed è a portata di mano:  la Commissione europea, infatti, è impegnata nel processo di revisione della normativa comunitaria sul benessere degli animali che concluderà con la presentazione di una nuova proposta legislativa nell’autunno del 2023. Un’occasione d’oro per includere anche il benessere dei pesci nella revisione generale della legge. «Con il rilascio di questa nuova indagine conclude Montuschi – Essere Animali partecipa e rilancia la campagna di Compassion in World Farming, volta a chiedere alla Commissione europea di includere la tutela del benessere dei pesci tra gli obiettivi prioritari della revisione della normativa UE sul benessere degli animali». Una petizione, che si può firmare sul sito di Essere Animali, vuole mostrare ai funzionari della Commissione europea quanto i cittadini abbiano a cuore i pesci e il loro benessere negli allevamenti.

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Maria Grazia Filippi
Giornalista
Scrivo da sempre, ma scrivere di animali e del loro mondo è la cosa più bella. Sono laureata in lettere, giornalista professionista e fondatrice del progetto La scimmia Viaggiante dedicato a tutti gli animali che vogliamo incontrare e conoscere nei luoghi dove vivono, liberi.
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