La Provincia di Belluno ha dichiarato che, entro il 2024, costruirà tre attraversamenti faunistici lungo le arterie stradali della zona più settentrionale del Veneto. La decisione ufficiale è stata presa durante un incontro di aggiornamento, avvenuto a fine novembre, tra la Provincia e l'azienda Veneto Strade, che ha assicurato la propria collaborazione, stanziando un finanziamento di 400 mila euro per i primi interventi.

Il caso ha voluto che la decisione di intervenire con la costruzione dei corridoi faunistici venisse presa lo stesso giorno in cui un branco di cervi ha attraversato la strada Provinciale Agordina, in località Cesteden, causando fortunatamente solo alcuni rallentamenti.

«Nel nostro territorio dobbiamo affrontare circa un investimento al giorno – spiega a Kodami il Consigliere Provinciale delegato a caccia e pesca, Franco De Bon – Gli incidenti rappresentano un costo per la comunità, oltre che un dispiacere per la sofferenza degli animali e un disagio per la viabilità, obbligata a continui rallentamenti. Il corridoio faunistico, pur essendo costoso è invece una soluzione che interviene su tutti questi problemi».

La Provincia di Belluno e i benefici dei corridoi faunistici

La zona della Provincia di Belluno è un territorio caratterizzato da fondovalle densamente abitati e zone montane che hanno subito un forte abbandono delle attività agricole in seguito al secondo dopoguerra. «Questo elemento ha aperto le porte all'aumento degli ungulati. Basti pensare che negli ultimi anni i cervi hanno raggiunto circa le 10 mila unità sul nostro territorio – spiega il Consigliere – A questi vanno aggiunti anche i mufloni, i cinghiali e, da qualche anno, i lupi, la cui presenza però, avrà probabilmente un effetto sulla diminuzione del numero di ungulati».

Secondo il Consigliere, l'intervento di costruzione dei corridoi potrà favorire anche la salute dei selvatici che, a causa della presenza di arterie stradali si trovano ad avere a che fare con habitat sempre più frammentati: «L'isolamento peggiora la salute delle popolazioni – e aggiunge – Favorendo gli spostamenti, quindi, evitiamo anche il rischio di impoverimento genetico e, quindi, di estinzione».

Per questo motivo Franco De Bon ha deciso di proporre alla Giunta Provinciale di investire nei corridoi faunistici: «Sono consapevole che si tratti di una scelta costosa, ma ci permette di raggiungere obiettivi la cui entità non va sottovalutata – spiega il consigliere – Si tratta della soluzione preferita da alcune nazioni del Nord Europa, dove gli attraversamenti per la fauna hanno già risolto enormi problematiche».

Sempre in Provincia di Belluno è già attivo un corridoio faunistico sulla Strada Provinciale tra il capoluogo e Levego: «Anche se dalla strada non si vede, siamo certi che funzioni, perché negli ultimi anni non si sono più verificati investimenti di animali selvatici in quella zona».

Perché i corridoi faunistici sono adatti a Belluno e non lo sono in Trentino

Il tema dei corridoi faunistici è stato trattato più volte anche nella provincia confinante con Belluno, ovvero il Trentino, dove però le amministrazioni sono dell'idea che si tratti di una scelta troppo costosa e inadeguata al territorio, perché gli attraversamenti della fauna riguardano ampi tratti di strada.

Lo stesso responsabile del Servizio Faunistico provinciale del Trentino Giovanni Giovannini, intervistato da Kodami alcuni mesi fa proprio per parlare di questo tema, aveva dichiarato: «Il nostro è un ambiente montano complesso che necessita di ricerche approfondite e l'individuazione di strumenti su misura. Bisognerebbe aggiungere chilometri di recinzioni intorno alle carreggiate. Se non facessimo così, gli animali continuerebbero a scegliere la via più corta sulla strada e i corridoi faunistici risulterebbero inutili».

Di tutt'altra opinione De Bon, che commenta: «Non siamo certo più ricchi della Provincia Autonoma. Ciò che ci favorisce, però, è il fatto che fin dagli anni Novanta mappiamo con accuratezza i luoghi in cui avvengono gli investimenti. La maggior parte delle specie sono abitudinarie e questi dati ci permettono quindi di costruire i corridoi precisamente nei luoghi di transito».

Il progetto è quindi quello di seguire la cartografia, prestando attenzione ad alcuni ambienti dove la realizzazione, per motivi idrogeologici, dovrà prevedere anche zone di espansione del corso d'acqua: «L'opinione pubblica è estremamente sensibile al tema del benessere dei selvatici – conclude il consigliere – Se mettiamo in sicurezza le strade dalla caduta dei massi, non vedo perché non metterle in sicurezza dal passaggio degli animali».