Dissimulodorylus perseus, Sosiak et al. 2022
in foto: Dissimulodorylus perseus, Sosiak et al. 2022

Capita a tutti di lasciare qualcosa in un armadio e dimenticarci che sia lì pensando non abbia molto valore, per poi scoprire dopo anni che in realtà avevamo fra le mani una rarità. Anche agli scienziati può accadere qualcosa di simile, ma con effetti ben diversi: una ricercatrice al Museum of Comparative Zoology dell'Università di Harvard ha scoperto di possedere un esemplare di formica legionaria intrappolata nell'ambra risalente a 35 milioni di anni fa, una specie rara mai descritta che si riteneva fosse una comune formica.

Immaginiamo la scena dalla scoperta, o per meglio dire della riscoperta: Christine Sosiak, dottoranda del New Jersey Institute of Technology e prima autrice dello studio, si trova un giorno in un polveroso magazzino del museo, fra antichi reperti dettagliatamente catalogati e riposti in centinaia di contenitori diversi. Frugando fra i ritrovamenti paleontologici di epoche passate mette le mani su un'antica ambra risalente agli inizi del 900. Osserva l'insetto intrappolato nel materiale vetroso e subito nota qualcosa che non va: la specie di cui si parla nel fascicolo che descrive il reperto non sembra essere quella intrappolata nell'ambra.

A questo punto la dottoranda porta subito l'ambra in laboratorio e dopo un'attenta analisi al microscopio avviene la scoperta: si tratta di una formica legionario della famiglia Dorylinae risalente a 35 milioni di anni fa trovata in Europa, luogo in cui ad oggi questi insetti non sono mai stati trovati. Così decide di chiamarla Dissimulodorylus perseus pubblicando la scoperta sulla rivista Biology Letters.

Cosa sono le formiche legionarie

Una formica soldato di Eciton burchellii che protegge le operaie, foto di Alex Wild via Wikimedia Commons
in foto: Una formica soldato di Eciton burchellii che protegge le operaie, foto di Alex Wild via Wikimedia Commons

Non sappiamo se le cose sono andate realmente così, ma senza dubbio il ritrovamento deve essere stato una sorpresa per lei. L'esemplare descritto, infatti, è una nuova specie di formica legionario, un raggruppamento di insetti con un comportamento estremamente peculiare che da sempre affascina entomologi da tutto il mondo: il nomadismo.

Questi insetti, infatti, sono chiamati comunemente anche formiche legionarie o formiche nomadi per via di due elementi che caratterizzano oltre 200 specie di formiche presenti nel raggruppamento, l'aggressività e il non avere un nido permanente. Una colonia di formiche legionarie, infatti, si muove quasi incessantemente durante tutta la loro vita assaltando in vere e proprie "incursioni" tutti i nidi di formica che incontrano.

Le operaie delle formiche legionarie sono solitamente cieche o possono avere occhi composti molto piccoli. I soldati, invece, sono più grandi delle operaie e hanno mandibole molto più grandi. Solitamente i soldati più anziani possiedono teste più grandi e mandibole più forti di quelle più giovani.

A sorprendere così tanto gli scienziati non è solo il loro comportamento, ma anche l'incredibile potenziale riproduttivo, uno fra i più alti fra tutti gli insetti. Molte specie, infatti, hanno una capacità di deposizione delle uova di diversi milioni al mese. Le regine non lasciano mai la protezione della colonia e per aumentare la variabilità genetica delle future generazioni si accoppiano con maschi provenienti da altre colonie. L'esatto comportamento di accoppiamento della regina delle formiche legionarie è ancora sconosciuto, ma alcune osservazioni sembrano implicare che le regine possono essere fecondate da più maschi.

Un tipo di comportamento così aggressivo e peculiare è talmente caratterizzante di queste specie che gli scienziati hanno coniato il termine "sindrome della formica legionaria", per indicare proprio tutti gli insetti nomadi che aggrediscono e razziano i nidi di altri individui. Il loro stile di vita nomade e le loro incursioni fameliche hanno portato le formiche legionarie, e in particolar modo quelle della famiglia Dorylinae, nella maggior parte dei continenti della Terra, ma mai era stato trovato un esemplare in Europa, fino ad oggi.

Dissimulodorylus perseus, la formica cieca

Ricostruzione in 3D di Dissimulodorylus perseus, Sosiak et al. 2022
in foto: Ricostruzione in 3D di Dissimulodorylus perseus, Sosiak et al. 2022

Christine Sosiak e altri ricercatori statunitensi non solo hanno descritto una nuova specie, ma con questo nuovo lavoro scientifico hanno ufficialmente riportato la più antica formica legionaria mai scoperta fino ad oggi, conservata in ambra di circa 35 milioni di anni fa risalente all'Eocene.

L'esemplare è stato chiamato Dissimulodorylus perseus poiché non ha gli occhi, caratteristica in comune con altre formiche legionarie operaie. Il nome scientifico fa riferimento al mitico eroe greco Perseo che notoriamente sconfisse la terribile  Medusa, creatura con spaventosi serpenti sul capo in grado di tramutare in pietra chiunque incontri il suo sguardo. Secondo la leggenda il re di Serifo, Polidette, inviò Perseo a uccidere Medusa e l'eroe, raggiunto il luogo dove dimorava. Con la mano guidata da Atena e guardando il riflesso del mostro nello scudo per evitare di restare pietrificato, Perseo riuscì a decapitare Medusa e a fuggire in groppa al cavallo alato Pegaso.

L'animale ha una dimensione di circa 3 millimetri di lunghezza e i ricercatori dicono che il fossile della formica porta alla luce una lontana parentela con le formiche legionarie presenti in altre parti del mondo che ad oggi gli esperti ignoravano. Secondo delle nuove ricostruzioni, dunque, queste formiche erano presenti nell'Eocene anche in Europa e successivamente si sarebbero estinte negli ultimi 50 milioni di anni.

L'analisi dell'ambra del team americano ha inoltre rivelato che la formica possedeva una ghiandola antibiotica molto grande che solitamente si trova anche in altre formiche legionarie. Questo adattamento permette agli insetti di sostenere una lunga vita sottoterra a stretto contatto con molti elementi patogeni, un altro indizio della stretta parentela con le specie esistenti oggi.

Insomma, un caso fortuito ha voluto che una dottoranda si trovasse al momento giusto nel posto giusto, ma la sorte gioca solo un piccolo ruolo nelle scoperte scientifiche. Spesso è l'acume dei ricercatori che la chiave di volta necessaria a collegare tutti i tasselli e solo così anche un oggetto che si riteneva potesse essere di scarso valore scientifico, può trasformarsi in un piccolo tesoro.