Gambecchio becco a spatola (Calidris pygmaea). Con circa 250 individui rimasti al mondo è tra le specie a maggiore rischio estinzione
in foto: Gambecchio becco a spatola (Calidris pygmaea). Con circa 250 individui rimasti al mondo è tra le specie a maggiore rischio estinzione

Gli uccelli sono probabilmente il gruppo di animali meglio conosciuto e più studiato tra tutti, rappresentano perciò il termometro ideale per misurare lo stato di salute della biodiversità e del nostro Pianeta in generale che, purtroppo, non se la stanno passando affatto bene. Delle circa 11.000 specie di uccelli che popolano la Terra, infatti, una buona metà sta affrontando un drammatico e costante declino delle popolazioni. Sono queste le conclusioni di una nuova review sullo stato di salute degli uccelli del mondo, appena pubblicata su Annual Review of Environment and Resources.

Secondo gli autori circa il 48% delle specie sta diminuendo a causa dell'impatto delle attività umane, il 39% sta mantenendo costanti i numeri delle proprie popolazioni mentre appena il 6% è in aumento. Questi numeri piuttosto allarmanti sono in linea con quello che sfortunatamente già sappiamo sullo stato della biodiversità a livello globale: i tassi di estinzione e il declino delle popolazioni sono enormemente accelerati dalle attività umane e siamo nel pieno di una nuova estinzione di massa.

Le minacce che colpiscono cinque specie di uccelli minacciate a livello globale e i fattori alla loro base. Lees et. al., Annual Review of Environment and Resources, May 2022
in foto: Le minacce che colpiscono cinque specie di uccelli minacciate a livello globale e i fattori alla loro base. Lees et. al., Annual Review of Environment and Resources, May 2022

Le cause di questa ecatombe sono molteplici e ovviamente cambiano a seconda delle specie e dei luoghi, ma tra queste troviamo certamente la perdita e il degrado degli habitat naturali, le specie invasive e lo sfruttamento eccessivo, compreso il bracconaggio e il commercio illegale. I cambiamenti climatici, poi, sono stati identificati come un motore emergente del declino che sta accelerando e aggravando il fenomeno. Le perdite maggiori stanno avvenendo soprattutto nelle aree più ricche e industrializzate, l'Europa e il Nord America, anche se le specie più minacciate si trovano ai tropici, dove la biodiversità ornitica è più alta.

Grifone di Rüppell (Gyps rueppelli), come quasi tutte le specie di avvoltoi è minacciato dal declino dei grandi erbivori, dalla riduzione dell’allevamento allo stato brado, dall’avvelenamento e dall’impatto con i cavi elettrici
in foto: Grifone di Rüppell (Gyps rueppelli), come quasi tutte le specie di avvoltoi è minacciato dal declino dei grandi erbivori, dalla riduzione dell’allevamento allo stato brado, dall’avvelenamento e dall’impatto con i cavi elettrici

Negli ultimi 50 anni negli Stati Uniti e in Canada si sono persi circa 3 miliardi di uccelli, mentre nel Vecchio Continente il calo è stato stimato in 600 milioni circa a partire dal 1980. Come aveva già confermato la nuova Lista Rossa degli uccelli europei una specie su cinque, quindi, rischia seriamente di estinguersi nei prossimi decenni. Tra le specie più colpite, come affermato ormai da anni gli esperti, sono soprattutto le specie degli ecosistemi agricoli, minacciate dalla diffusione sempre più massiccia dell'agricoltura intensiva e della gestione insostenibile dei terreni.

Questi dati allarmanti, sostengono gli autori, rappresentano però solo una parte del problema. Sappiamo che il declino degli uccelli segnala una perdita di biodiversità molto più ampia e che coinvolge praticamente tutta la biosfera. Qualcosa per contrastare, o perlomeno rallentare tutto ciò, però lo abbiamo fatto e possiamo ancora farlo. Negli ultimi decenni gli sforzi di conservazione sono riusciti a migliorare lo stato di salute di decine di specie a rischio, anche se quelle che "salviamo" sono un percentuale minuscola rispetto a quelle che stiamo condannando.

Le specie degli ecosistemi agricoli, come l’allodola (Alauda arvensis), sono le più colpite a causa dell’agricoltura intensiva
in foto: Le specie degli ecosistemi agricoli, come l’allodola (Alauda arvensis), sono le più colpite a causa dell’agricoltura intensiva

Fortunatamente però, concludono gli autori, sappiamo esattamente dove e come agire, dall'istituzione di aree naturali protette alla proposta di politiche sostenibili per il consumo e la gestione delle risorse. Il punto chiave è proprio questo: abbiamo ormai dati e conoscenze più che sufficienti, quello che manca è la volontà politica per mettere in pratica azioni di conservazione concrete. Invertire la rotta per arrestare il più grande declino della biodiversità ornitica è considerata una sfida enorme, difficile ma fattibile, che richiede però un cambiamento drastico in tutti i livelli della società.