È uno dei vertebrati più a rischio estinzione del territorio italiano e sicuramente il primo tra i rettili inclusi tra le specie criticamente minacciate nella Lista Rossa dell’IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura.

Stiamo parlando della Podarcis raffonei, meglio conosciuta come lucertola delle Eolie, una specie endemica dell’arcipelago siciliano di cui, ormai, secondo gli esperti, ne sopravviverebbero solo un migliaio di esemplari in una piccola zona dell’isola di Vulcano, in particolare la zona di Vulcanello e in tre faraglioni a breve distanza dalla costa: Strombolicchio (Stromboli), La Canna (Filicudi) e lo Scoglio Faraglione (Salina).

Per cercare di salvarla adesso si è attivato anche il Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico, che insieme a Poste l’ha fatta ritrarre ed emettere su un francobollo celebrativo di Europa 2021, con una tiratura da 500mila esemplari.

La Podarcis raffonei, è un sauro di taglia media con il dorso bruno e le parti ventrali bianche. Si nutre di insetti, in particolare di coleotteri e imenotteri, oltre che di foglie e frutti dei radi cespugli che caratterizzano il suo habitat. Il periodo di attività della specie è compreso tra marzo e ottobre. Si riproduce da due a tre volte l’anno e dopo gli accoppiamenti, nei mesi primaverili, le femmine depongono da quattro a otto uova in buche scavate sotto la vegetazione.

Una lucertola delle Eolie fotografata a La Canna, sull’isola di Filicudi. Foto di Federico Muciaccia
in foto: Una lucertola delle Eolie fotografata a La Canna, sull’isola di Filicudi. Foto di Federico Muciaccia

L’estinzione della maggior parte delle popolazioni è avvenuta in epoca verosimilmente recente a causa dei processi di esclusione competitiva che si sono verificati a seguito della colonizzazione dell’arcipelago da parte della lucertola campestre, la Podarcis siculus.

Essendo stata riconosciuta come specie solo nel 1994, la lucertola eoliana è inclusa nella Convenzione di Berna e nella Direttiva Habitat 92/43/Cee, che promuovono la cooperazione tra i paesi firmatari al fine di conservare la flora e la fauna selvatiche e il loro ambiente naturale e proteggere le specie migratorie in via di estinzione,  secondo gli studiosi per salvarla occorrerebbe un piano di conservazione che includa anche un programma per valutarne l’efficacia riproduttiva in cattività.

Cosa che ha iniziato nel 2017 il Bioparco di Roma insieme all’Università di Roma Tre con la stabulazione di 50 individui provenienti dall’isola di Vulcano. Il progetto nella sua articolazione in situ ed ex situ, permetterà di aumentare le conoscenze sulla demografia, la biologia e l’ecologia della specie, ma anche sulle minacce a cui sono sottoposte le popolazioni attuali e sull’effettiva realizzazione di programmi di conservazione in loco finalizzati a mitigare i rischi di sopravvivenza rilevati.

Sempre nell’ottica delle specie da tutelare, Poste Italiane ha emesso un secondo francobollo con tariffa pari a 2,60 euro dedicato all’orso bruno marsicano, considerato anch’esso in pericolo critico di estinzione, diffuso in una ridotta porzione del Paese e inserito nella Lista rossa.

Un orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino centrale
in foto: Un orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino centrale

L’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus) rappresenta una sottospecie del più diffuso orso bruno, endemica dell’Italia centro meridionale.

È un carnivoro grande e maestoso tuttora presente, in 50 individui complessivi, nel Parco Nazionale d’Abruzzo e nelle aree adiacenti di Lazio, Molise e Marche. Vive negli ambienti di foresta e si nutre soprattutto di vegetali, in particolare dei frutti del faggio, anche se non disdegna invertebrati e carcasse di animali.

Seppur protetto da norme nazionali e internazionali, la sopravvivenza dell'orso bruno è messa in serio pericolo da un insieme di fattori. Primo fra tutti il bracconaggio con lacci, veleno e armi da fuoco. Di non meno importanza gli incidenti stradali di cui gli animali restano vittime.

L'orso bruno marsicano è tornato tra i monti Sibillini