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5 Settembre 2023
16:20

La Commissione Europea vuole rivedere lo status di protezione dei lupi

La Commissione europea ha appena annunciato che nei prossimi giorni raccoglierà dati sul ritorno del lupo in Europa e sui danni alle attività umane per valutare un eventuale cambiamento sullo status di protezione della specie, oggi particolarmente elevato.

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La Commissione Europea ha annunciato che nei prossimi giorni valuterà se effettuare una modifica sullo status di protezione dei lupi in Europa. Nei prossimi 18 giorni raccoglierà quindi dati sul "ritorno del lupo in Europa", in considerazione del fatto che «la concentrazione di branchi di lupi è diventata un pericolo per il bestiame e potenzialmente per l’uomo», ha commentato Ursula von der Leyen. La Commissione ha quindi esortato le comunità locali, gli scienziati e tutte le parti interessate a presentare dati aggiornati entro il 22 settembre 2023 sulla popolazione di lupi e sui loro impatti sulle attività umane.

Sulla base di questi dati, deciderà poi sulla proposta di modificare, eventualmente, lo status di protezione del lupo all'interno dell'UE e ad aggiornare il quadro giuridico per introdurre, ove necessario, ulteriore flessibilità, alla luce dell'evoluzione demografica di questa specie in Europa. Nei paesi dell'Unione Europea il lupo è infatti una specie protetta dalla Direttiva Habitat, che vieta di catturarli e ucciderli salvo deroghe specifiche che riguardano casi particolari e individui considerati "problematici".

Si tratta di quegli animali che hanno perso la loro naturale diffidenza nei confronti dell'uomo e che possono perciò rappresentare un pericolo per persone, gli animali o gli allevamenti. La stessa commissione sottolinea, infatti, che esiste già la possibilità per i governi e le autorità locali di intervenire per rimuovere o abbattere animali particolarmente problematici, per questo valuterà con molta attenzione e in base ai dati, se aggiornare effettivamente la normativa «per introdurre, se necessario, maggiore flessibilità».

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Proprio in virtù di queste deroghe, il presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti aveva firmato un’ordinanza per abbattere due lupi considerati responsabili dell'uccisione di 17 animali d'allevamento. Prima di questa ordinanza, non era mai stato ordinato l'abbattimento di un lupo in Italia, tuttavia, in seguito ai ricorsi di diverse associazioni, il Consiglio di Stato ha sospeso gli abbattimenti fino al 14 settembre, quando si terrà un’udienza sull'argomento al TAR di Trento.

Il lupo in passato è stato perseguitato e sterminato dalla caccia spietata ed è quasi completamente scomparso dall'Europa occidentale intorno agli anni 70. Proprio un maggior status di protezione, inclusa la stessa Direttiva Habitat, è stato un passaggio fondamentale per permettere la ripresa della popolazione, anche qui in Italia. Nel nostro Paese, infatti, dopo un monitoraggio su scala nazionale coordinati dall'ISPRA, si stimano oggi circa i 3.300.

Tuttavia, la rapida crescita della popolazione e il conseguente aumento dei conflitti con le attività umane, hanno spinto diversi paesi europei e schieramenti politici, ha richiedere più volte maggiori margini di manovra sugli abbattimenti. La Svezia, per esempio, ha già avviato un proprio piano di abbattimento che è stato fortemente contestato da esperti e ambientalisti, visto il numero abbastanza esiguo della popolazione svedese.

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Tra i partiti e gruppi europei che spingono maggiormente per ottenere un declassamento dello status di protezione del lupo, c'è soprattutto il Partito Popolare Europeo (PPE), il principale partito di centrodestra del Parlamento Europeo di cui fa parte anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che proprio a causa della predazione da parte dei lupi ha perso il suo pony Dolly ed è perciò particolarmente sensibile e coinvolta al tema.

Anche in Italia, è soprattutto il centrodestra a spingere per ottenere un maggiore controllo sulle popolazioni di lupi per difendere interessi delle comunità rurali e più volte l'attuale governo guidato da Giorgia Meloni ha strizzato l'occhio al mondo venatorio e all'industria zootecnica. Anche l'attuale Ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, aveva per esempio aperto agli abbattimenti di lupi e orsi poiché «possono essere dannosi per allevamento e agricoltura».

Esperti e associazioni sono però preoccupati che questa eventuale rivalutazione dello status del lupo e della Direttiva Habitat, su pressione di alcune frange politiche e del comparto zootecnico, possa rappresentare un pericoloso precedente che rappresenta un attacco non solo al lupo ma alla stessa Direttiva. «È fondamentale che per la stima del numero di lupi realmente presente sui territori europei si faccia riferimento ai dati scientifici e non alla percezione del settore zootecnico o venatorio. La protezione della fauna selvatica non può essere ostaggio di interessi economici di privati, che comunque hanno già accesso a risarcimenti per eventuali danni subiti a seguito di predazioni», ha dichiarato per esempio l'avvocato Michele Pezone, responsabile Diritti Animali di LNDC Animal Protection.

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In un clima già abbastanza teso sul tema della convivenza tra attività umane e fauna selvatica, questa notizia potrebbe alimentare una narrazione che non fa altro che accentuare ancora di più i conflitti e le paure. Occorre infatti ribadire che, per quanto riguarda i danni agli allevamenti, le misure di prevenzione come le recinzioni o i cani da guardinaia – non sempre attuate in maniera estesa ed efficace e sistematia –  si sono già dimostrate particolarmente efficaci per ridurre attacchi e danni al bestiame.

Per quanto riguarda invece l'eventuale rischio per la popolazione, emerso dalle stesse parole di Ursula von der Leyen, occorre precisare alcune cose. Salvo singoli casi eccezionali e del tutto sporadici, definire il lupo come come un "pericolo" per le persone è quantomeno rischioso e dai toni alalrmistici. I casi di lupi "confidenti", ovvero che si avvicinano alle persone e ai centri urbani senza timore, sono infatti estremamente rari a discapito del numero di branchi presenti in Europa, e ancor meno lo sono quelli invece "problematici".

In Italia, per esempio, oltre al caso recente di Vasto ancora in fase di valutazione, c'è stato fino a oggi un solo animale considerato problematico e pericoloso, un lupo catturato a Otranto, in Puglia, ma che quasi certamente era stato cresciuto illegalmente in cattività e quindi già abituato al contatto umano. Il lupo in Europa è diventato ormai un tema fortemente politico e che spesso esula pericolosamente dagli aspetti scientifici e conservazionistici. Il suo futuro potrebbe quindi essere a un bivio e occorrerà seguire con molta attenzioni questa eventuale rivalutazione del suo status di protezione.

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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