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20 Dicembre 2023
18:02

È ufficiale: la Commissione Europea vuole declassare lo status di protezione dei lupi

La Commissione Europea vuole declassare lo status di protezione del lupo. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha proposto di declassare lo status di protezione della specie da “rigorosamente protetta” a “protetta”.

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La Commissione Europea vuole declassare lo status di protezione del lupo. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha infatti proposto di declassare lo status di protezione del lupo nella Convenzione di Berna, da specie “rigorosamente protetta” (Allegato II) a specie “protetta” (Allegato III).

La Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa è la più antica convenzione al mondo nel campo della conservazione della natura ed è in vigore dal 1979. È considerata la fonte originaria di diritto internazionale che ha portato all’adozione della Direttiva Habitat dell’UE, pietra miliare dei programmi di conservazione europei. Una scelta che mostra tutta la schizofrenia delle autorità europee in tema di gestione dei selvatici, e dei grandi carnivori in particolare, dato che la proposta va in contraddizione con le posizione più volte espressa dalla Commissione europea a favore della coesistenza.

L'attuale status di protezione dei lupi è stato infatti da poco difeso dalla Commissione durante la riunione Agrifish del settembre 2022, e anche durante il 42° Comitato permanente della Convenzione di Berna, nel novembre 2022.

In campo è già sceso il WWF. «Questa è una decisione grave, senza alcuna giustificazione scientifica, motivata da ragioni puramente personali e politiche, che va a minare gli straordinari sforzi di conservazione messi in campo negli ultimi decenni e che hanno permesso la ripresa numerica e spaziale delle popolazioni di lupo in molti paesi dell’UE – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttrice del programma di Conservazione al WWF Italia – La presidente von der Leyen sta deliberatamente sacrificando decenni di lavoro di conservazione per il suo tornaconto politico, dando eco ai tentativi dei suoi alleati politici di strumentalizzare il lupo come capro espiatorio dei problemi socio-economici delle comunità rurali e del settore zootecnico. Questo approccio è inaccettabile e può creare un pericoloso precedente”.

Dello stesso parere anche Léa Badoz, responsabile del programma Wildlife di Eurogroup for Animals: «Con la pubblicazione della proposta di modificare lo status di protezione dei lupi, la Commissione europea è accusata di aver fatto marcia indietro rispetto ai suoi impegni precedenti, senza alcun supporto scientifico. La proposta riflette una mossa strategica, opportunistica e politica che solleva preoccupazioni circa le sue motivazioni e l'allineamento con i veri obiettivi politici. Chiediamo agli Stati membri di prendere in considerazione le prove scientifiche e il forte sostegno delle comunità rurali».

Per il gruppo con sede a Bruxelles che protegge gli interessi degli animali questa azione potrebbe «compromettere gravemente gli sforzi compiuti per il recupero dei lupi in Europa, in quanto darebbe agli Stati membri maggiore flessibilità per consentire l'abbattimento dei lupi, minacciando ulteriormente le loro popolazioni, che sono fondamentali per la protezione degli ecosistemi».

In Italia, gli occhi sono puntati sull'Alto Adige e la Provincia Autonoma di Trento, dove le amministrazioni locali hanno espresso più volte chiaramente l'intenzione di gestire le popolazione di lupi anche attraverso abbattimenti e rimozione.

Nell'ultimo decennio, grazie alle politiche di conservazione volute proprio dalle autorità europee, l'areale dei lupi è aumentato del 25%. Un successo che però resta fragile e parziale: 6 delle 9 popolazioni transfrontaliere di lupo in Europa non hanno ancora raggiunto uno stato di conservazione favorevole.

Oggi si stima che ci siano 20mila lupi, in netto contrasto con gli 86 milioni di pecore allevate. Tra il 2012 e il 2016, il numero annuale di pecore indennizzate a causa del depredamento dei lupi corrispondeva allo 0,05% del patrimonio ovino svernante. Proprio le predazioni sono alla base della volontà dei governatori locali di abbattere i branchi ritenuti responsabili, in molti casi senza sperimentare prima azioni di dissuasione, come recinti appositamente progettati e anche l'impiego di cani. Soluzioni che, dove sono state adottate, si sono rivelate molto utili.

Questa decisione va anche contro l'opinione degli abitanti delle zone rurali dei paesi dell'Unione, che hanno evidenziato il loro ampio sostegno alla protezione dei lupi e dei grandi carnivori: in un recente sondaggio condotto tra 10.000 europei in 10 Stati membri e che ha coinvolto anche l'Italia, il 68% degli intervistati ha dichiarato che i lupi dovrebbero essere «rigorosamente protetti» e il 72% ha concordato sul fatto che hanno il diritto di coesistenza.

Questo dato è confermato dall'analisi della Commissione, secondo la quale il 71% dei partecipanti è favorevole a una protezione rigorosa del lupo. È importante notare che il 65% degli agricoltori è a favore di questa protezione rigorosa, mentre solo un agricoltore su tre, il 33%, si sente ben rappresentato dai gruppi di interesse dell'agricoltura e solo il 46% dei cacciatori si sente ben rappresentato dalle lobby della caccia, mettendo in dubbio l'adeguata rappresentanza delle popolazioni rurali nei processi decisionali dell'Unione.

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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