La carica dei 101. Ma questa volta non sono i dalmata di Walt Disney che sfuggono alla grinfie della terribile Crudelia. Questa volta, a sfilare in una lunga fila di camion che attraversa la Cina da sud a nord, sono 101 orsi della luna (Ursus thibetanus), che si lasciano alle spalle la vita di sofferenze trascorsa nella gigantesca fattoria della bile di Nanning e viaggiano verso il santuario di Animals Asia a Chengdu. Qui troveranno spazi verdi, acqua per i tuffi, frutta per i denti e comodi giacigli pieni di paglia ed erba fresca per tutti i giorni e le notti del loro ormai certo futuro. Si tratta del più grande salvataggio di animali mai compiuto da un’organizzazione animalista, destinato a fare storia e ad aprire nuove frontiere sulle modalità con cui è possibile portare in salvo animali che vengono da storie di sofferenza e sfruttamento. Il frutto di otto lunghi anni di duro lavoro: sopralluoghi, richieste, attese, pratiche, rapporti istituzionali, organizzazione della logistica, reperimento dei fondi e tanta, tanta pazienza per superare tutte le difficoltà che, di volta in volta, si sono messe di mezzo tra gli orsi e la loro “seconda vita”.

Fattoria della bile, tutto ebbe inizio otto anni fa

Nel 2013 un piccolo imprenditore cinese comprò un’enorme fattoria della bile, ma decise che era ora di cambiare. Ci sarebbe stato un altro futuro per i 136 orsi tibetani (o orsi della luna) che da anni vivevano nell’orrore quotidiano, torturati in gabbie sporche e puzzolenti con un’estrazione di bile continua e dolorosa, destinata sostenere l’industria che produce preparati pseudo-medicali molto diffusi nella tradizione orientale per la cura dei più disparati malanni. Il nuovo proprietario della fattoria della bile a Nanning decise che non avrebbe più fatto parte di un settore che basava i suoi profitti sullo sfruttamento e la tortura di animali indifesi, e per tirarsene fuori contattò Animals Asia, l’associazione fondata da Jill Robinson e che ha già ridato una seconda chance di vita dignitosa a oltre 600 orsi tra Cina e Vietnam.

Stressati, malati e malnutriti: come vivono gli orsi neri asiatici nelle fattorie della bile

Orsi della luna in attesa del trasferimento dal sun al nord del paese (credits@AnimalsAsia)
in foto: Orsi della luna in attesa del trasferimento dal sun al nord del paese (credits@AnimalsAsia)

Anni e anni di estrazione della bile, con un tubicino spesso metallico conficcato nell’addome da cui far gocciolare il liquido da raccogliere, non passano senza lasciare il segno. Anche in questo caso Animals Asia si trovò di fronte orsi nelle condizioni che si trova di fronte ogni volta che riesce a portarne in salvo qualcuno da qualche piccola fattoria. Stressati, malati, denti spezzati, unghie a brandelli nel tentativo di graffiare le sbarre della gabbia. Malnutriti. Gli orsi della luna che subiscono l’estrazione della bile sono animali spezzati nella volontà, fiaccati dal dolore, malati a causa dell’inattività. Affogano le lente giornate sotto lamiere di metallo che si arroventano al calore del sole, senza il contatto con l’amata acqua che è fonte di gioco e di gioia, oltre che di benessere. Impigriscono prima e impazziscono poi nelle gabbie ristrette, a volte a vere e proprie bare di metallo in cui riescono a muovere, e neanche sempre, alcuni miserabili passetti. Niente rispetto alle gigantesche distanze che quotidianamente ogni orso è spinto a percorrere dalla sua natura forte e volitiva. Così per anni e anni, a volte decenni. Fino a quando non si ammalano. Fino a quando muoiono.

L’impegno di Animals Asia per la cura e il sostegno agli orsi della luna della fattoria di Nanning

I veterinari di Animals Asia al lavoro per il benessere degli orsi (credits@Animalsasia)
in foto: I veterinari di Animals Asia al lavoro per il benessere degli orsi (credits@Animalsasia)

Anche questa volta Animals Asia si impegna quindi ad occuparsi della loro salute e delle cure veterinarie necessarie. Secondo gli accordi tutto sarebbe accaduto senza spostarli dalla vecchia fattoria, che sarebbe stata trasformata nel secondo santuario cinese dopo quello di Chengdu, fondato e gestito dall’organizzazione di Jill Robinson. Ma una serie di eventi imprevedibili e sfortunati costringe a rivedere i piani e a decidere di trasferirli nel santuario che molti anni prima è stato aperto nel nord del territorio cinese. Facile a dirsi. Ma a farsi, ci sono voluti otto anni. Otto lunghissimi anni per superare tutte le questioni legislative e di proprietà, e ultimamente la pandemia da Covid-19. Anni di frustrazione, delusione e angoscia, durante i quali, però nessuno ha mollato. «È una sensazione incredibile – afferma la Robinson che ha fondato Animals Asia nel 1998, dopo che l'incontro con un orso in gabbia in una fattoria in Cina ha cambiato la sua vita per sempre – Abbiamo salvato oltre 600 orsi in Cina e Vietnam negli ultimi due decenni, ma non avevamo mai tentato nulla su questa scala».

Il viaggio

La lunga fila di camion che trasporta gli orsi attraverso il territorio cinese (credits:@Animals Asia)
in foto: La lunga fila di camion che trasporta gli orsi attraverso il territorio cinese (credits:@Animals Asia)

Dei 136 orsi iniziali, nel frattempo ne sono rimasti 101. Tra il 19 aprile e il 27 maggio, lasciano Nannig alla volta di Chengdu. Una missione complessa: nove camion per ognuna delle tre fasi in cui si è svolta, hanno percorso, con il loro prezioso bagaglio, gli oltre 1250 chilometri dall'ex fattoria della bile nella provincia di Guangxi fino al santuario nella provincia di Sichuan. «Ogni fase ha richiesto circa tre giorni. Ogni orso è stato fatto salire individualmente in una gabbia di trasporto, prima di essere caricato sui camion. Poi costantemente abbeverato, nutrito e curato dal team specializzato di veterinari e assistenti – spiega Ryan Marcel Sucaet, direttore del team Bear & Vet di Animals Asia China. – Gli orsi sono stati continuamente monitorati dalle telecamere a circuito chiuso per garantire che fossero mantenuti al sicuro e in salute lungo il percorso. Siamo così orgogliosi di come questi orsi hanno gestito il viaggio: dopo la loro precedente vita trascorsa in isolamento, essere improvvisamente trasportati dall'altra parte della Cina nella loro nuova casa avrebbe potuto essere molto angosciante per loro. Passeranno i loro primi 30 giorni in quarantena prima di integrarsi lentamente con il resto della popolazione».

Un risultato frutto della collaborazione fra tutte le parti in causa

L’orsa della luna Serena, nella sua gabbia da trasporto verso il santuario (credits:@AnimalsAsia)
in foto: L’orsa della luna Serena, nella sua gabbia da trasporto verso il santuario (credits:@AnimalsAsia)

«È il risultato di anni di collaborazione con le autorità per migliorare il benessere degli animali, gestendo programmi educativi e di tirocinio per veterinari locali in Cina – aggiunge orgogliosamente la Robinson – Animals Asia crede che un cambiamento reale e a lungo termine possa essere raggiunto solo lavorando insieme in modo costruttivo con tutte le parti interessate, comprese le autorità e le comunità locali. Questi 101 orsi non avrebbero potuto essere trasferiti nelle loro nuova casa se il nuovo proprietario dell'ex fattoria a Nanning non avesse deciso di interrompere l'allevamento degli orsi e chiamare Animals Asia. Oppure senza l'assistenza delle autorità locali e l'approvazione dei necessari permessi di trasporto per questa importante operazione».

Gli orsi della luna beniamini di superstar mondiali

Sono molti ormai, nel mondo dei vip, a seguire da vicino le vicende degli orsi della luna e a sostenere tutti i tentativi per riportarli, se non alla libertà, al benessere e alla salute. Judi Dench, Oscar nel 1999 per Shakespeare in Love, e Ricky Gervais, il comico britannico politicamente scorretto vincitore di sette Bafta e due Golden Globes, sono tanto sostenitori da aver adottato due orsi portati in salvo, Finty e Derek. «Dopo un anno di cattive notizie, eccone alcune davvero buone – commenta Gervais che aveva scelto Derek, l’orso cieco adottato nel 2014. – Cento e uno splendidi orsi della luna, incluso il mio orso Derek, sono entrati nel santuario di Animals Asia, in Cina, dopo un viaggio di 750 miglia. Derek e i suoi compagni, dopo una terribile esistenza nelle fattorie della bile, possono ora godersi l'aria aperta, e ricevono aiuto veterinario e tutto il resto». Entusiasta anche la Dench: «Ho adottato un orso della luna, che ho chiamato, come mia figlia, Finty. E anche Finty è commosso. E ha già cominciato a vivere  una vita migliore».

La nuova vita dell’orsa dorata: dagli abusi per l’estrazione di bile alla serenità