La carica dei 101, che oggi compie ben 60 anni dalla sua prima uscita, è un film d'animazione della Disney del 1961 che è diventato un vero e proprio cult al punto che probabilmente non esiste bambino che non l'abbia visto. Il tema centrale del film è abbastanza chiaro: la relazione uomo-animale, o per essere più precisi, uomo-cane. Non c'è infatti da sorprendersi che abbia avuto tanto successo: l'idea di potersi rapportare con una specie diversa dalla nostra, in maniera così legata al legame che si crea, è forse una componente che risiede fin dalla nostra infantilità. Crescendo è importante, poi, rendersi conto di quanto sia ancora più bello entrare in contatto con gli animali non solo con la parte emotiva ma rispettandone la diversità piuttosto che umanizzarli. Così proviamo a proporvi un'altra lettura de "La carica dei 101", vedendo assieme quali sono altri aspetti che si possono ricavare dal messaggio che lo stesso cartone animato è già portatore.

La relazione uomo-cane dal punto di vista di Pongo

Il film inizia con Pongo, il Dalmata, che parla in prima persona presentando il suo caro amico Rudy, il musicista scapolo. C'è quindi una sorta di rovesciamento della relazione: è il cane che presenta il suo amico uomo, non il contrario come siamo abituati a pensare. Questo aspetto dà maggior risalto al cane e anche alla relazione tra i due che sembra essere guidata più da Pongo che da Rudy. Infatti è proprio lui a decidere che ci vuole una svolta nella loro vita e vede passare per strada Anita, la futura moglie di Rudy insieme a Peggy, una Dalmata femmina e futura compagna di Pongo. La cosa interessante è che Pongo pensa che sia lui che Rudy debbano trovare compagnia insieme, non solo uno dei due. Questo ci può dare uno spunto interessante: entrambi infatti sono importanti per la relazione e nella relazione che nessuno dei due può essere escluso. Il ché non dovrebbe suonarci del tutto estraneo: in termini diversi, quando ad esempio dobbiamo cambiare casa o ci trasferiamo dal nostro fidanzato, dobbiamo tenere sempre in considerazione anche le esigenze del cane. Si può dire quindi che la relazione tra Pongo e Rudy non è basata sul dominio dell'uomo sul cane, ma anzi, è un'interazione che si vive insieme, dando risalto a entrambe le specie allo stesso modo e facendo emergere il rispetto reciproco. Inoltre Rudy non vede il cane come una merce che può essere venduta e si rifiuta categoricamente di vendere i cuccioli a Crudelia De Mon, che vuole utilizzarli solo per ricavarci le pellicce. Anche qui il messaggio è chiaro: il cane deve essere rispettato e considerato come essere senziente e l'amicizia uomo cane non può essere messa in vendita.

La relazione tra madre e figlio e la collaborazione degli altri cani

Un altro aspetto interessante è il rapporto tra i cuccioli, figli di Pongo e Peggy: nel film si vedono i fratelli che giocano e imparano così  a comunicare l'uno con l'altro. La figura genitoriale viene messa in risalto come insegnante e punto di riferimento, pronta a frenare alcuni comportamenti negativi dei piccoli, favorendone invece altri più positivi. Peggy nel film infatti risulta come una base sicura, figura fondamentale nei primi due mesi del cucciolo, pronta a rassicurare e aiutare i suoi figli, ma senza frenarli nel loro bisogno di esplorare il mondo. Anche l'aiuto che Peggy e Pongo ricevono dagli altri cani del quartiere nella ricerca dei piccoli rubati da Crudelia De Mon, fa emergere gli aspetti del branco, le capacità di autonomie e indipendenza, come anche nei cani ci sono "amici e parenti" che hanno dei ruoli importanti nelle fasi di crescita e pure l'esistenza dei cani di quartiere.

Cani e umani si somigliano, è proprio così?

Un altro aspetto molto interessante emerge quando Pongo vede passare coppie di cani e umani rendendosi conto che si assomigliano tantissimo, quasi come se si scegliessero volontariamente delle stesse fattezze. Sembra che Pongo non si sia discostato molto dalla realtà: è stato infatti dimostrato che effettivamente le persone scelgono il cane che gli assomiglia di più, probabilmente perché risulta loro più familiare. Inoltre spesso i cani imitano i propri umani e vengono influenzati dai loro stati d'animo. Se ad esempio siamo stressati, lo stress si riverserà anche sul nostro cane. Allo stesso modo, più siamo equilibrati più la nostra tranquillità contagerà il cane, permettendogli di potersi esprimere più liberamente.

La moda dei Dalmata, quando gli effetti di un film non sono positivi per i cani

"La carica dei 101" ha avuto così tanto successo che ha guidato anche la moda di quel periodo. In maniera inconsapevole il film ha dato il via al boom del mercato dei Dalmata, con conseguenze spesso non troppo positive. Infatti le persone, come spesso accade ancora oggi, sceglievano questo tipo di cane solo per l'aspetto senza considerare in alcun modo le motivazioni e le esigenze specifiche di razza. Quando poi le cose non andavano come avevano previsto, il malcapitato cane poteva vedersela non troppo bene e finire in un canile. Queste conseguenze negative potrebbero essere anche un effetto secondario di antropomorfizzare gli animali. Infatti spesso si crea un'aspettativa inconscia su quello che la relazione dovrebbe essere e la realtà spesso non coincide con quello che abbiamo in mente. Non crediate però che questo vuol dire che la realtà è sempre peggio della fantasia: la relazione con un cane ci può far scoprire nuovi universi comunicativi e comportamentali che superano di gran lunga ogni aspettativa se solo saremo disposti a comprenderli.

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